Il codice penale dell'Uganda prevede 15 reati capitali
Il codice penale dell'Uganda prevede 15 reati capitali
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Il codice penale dell'Uganda prevede 15 reati capitali: nove raggruppati sotto il titolo collettivo "tradimento" e, poi, reati contro lo stato, stupro, diffusione di un morbo, omicidio, rapina aggravata e rapimento aggravato. La morte è una pena obbligatoria per sei dei reati di tradimento e facoltativa per gli altri.
La Costituzione del 1995 concede al Presidente il potere di clemenza su ogni reato e su consiglio di un comitato consultivo.
L’art. 92(1) dello Statuto del 1992 dell’Esercito consente a Corti Marziali da campo di condannare e immediatamente giustiziare soldati senza appello presso la Corte Suprema.
All’inizio del 2001, il Presidente Yoweri Museveni ha nominato una Commissione per la Revisione della Costituzione con il compito di rivedere alcune parti di quella del ’95, compresa la parte relativa alla pena di morte.
Il rapporto finale della Commissione è stato messo a disposizione del Ministero della Giustizia e degli Affari Costituzionali nel dicembre 2004, ma non è stato reso pubblico, in attesa di essere discusso dal governo e, poi, presentato al parlamento.
Nel marzo 2002, il Parlamento ugandese ha approvato una controversa legge antiterrorismo, presentata come una risposta agli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, in base alla quale i giornalisti che pubblicano notizie ritenute di sostegno al terrorismo rischiano la pena di morte.
Nel febbraio del 2003, il Dipartimento delle Prigioni ugandesi ha trasmesso la proposta di abolire la pena di morte alla Commissione per la Revisione della Costituzione chiedendo al Governo di sostituirla con l’ergastolo. Secondo la legislazione corrente, l’ergastolo equivale a 20 anni e ai detenuti che passano 16 anni in carcere generalmente viene concesso il condono. Il Dipartimento ha chiesto di cambiare la legge in modo da rendere l’ergastolo definitivo.
Alcuni funzionari delle prigioni hanno descritto la procedura delle esecuzioni come un’esperienza molto traumatica per le guardie stesse. Una volta emessi, gli avvisi di esecuzione vengono affissi al cancello della prigione, il condannato viene informato e gli si chiede di fare testamento prima di essere portato al patibolo nella data prefissata.
Nel luglio 2003, rispondendo agli appelli di organizzazioni per i diritti umani a favore della sua abolizione, il Presidente Yoweri Museveni ha detto che la pena di morte deve rimanere come deterrente contro gli assassinii indiscriminati.
Nell’ottobre 2004, i detenuti nel braccio della morte erano 417. Molti di loro sono nel braccio della morte da più di 10 anni e ve ne sono alcuni che sono in attesa della morte dalla fine degli anni '70! La sofferenza provocata da quelle lunghe attese è fortemente aggravata dalle deplorevoli condizioni in cui versa il braccio della morte di Luzira, nel quale 250 condannati occupano spazi ideati per contenerne al massimo 60.
Il 10 giugno 2005, la Corte Suprema ugandese ha stabilito l’incostituzionalità della pena di morte come sanzione obbligatoria per certi reati, ordinando al Parlamento di emendare la legislazione in vigore. La stessa Corte ha tuttavia respinto la petizione - presentata da tutti i 417 prigionieri del braccio della morte ugandese - che chiedeva di riconoscere la pena capitale come punizione crudele e degradante e quindi contraria alla Costituzione. Con tre voti contro due, i giudici della Corte hanno stabilito che l’obbligo di condanna a morte costituisca un ostacolo alla discrezionalità dei giudici nell’amministrare giustizia. I prigionieri del braccio della morte possono ora presentare appelli affinché i loro casi vengano riesaminati.
Almeno 377 persone, tra cui una donna, sono stati giustiziati in Uganda a partire dal 1938. Dal 1971 al 1979, sotto la dittatura militare di Idi Amin, 71 persone sono state giustiziate in base a sentenze emesse dai tribunali, ma altre migliaia sono state uccise in via extragiudiziale.
Il governo in carica del Presidente Museveni ha fatto impiccare 28 persone in un solo giorno nel 1999, tra cui Hajji Musa Ssebirumbi, importante esponente del regime del deposto Presidente Milton Obote.
Altre due esecuzioni sono state effettuate nel 2001. Tre le esecuzioni nel 2002: a marzo, quando furono fucilati in pubblico due soldati che avevano assassinato un prete cattolico irlandese e, a dicembre, quando un altro soldato è stato giustiziato per aver ucciso un civile.
Secondo il Rapporto 2003-2005 sull’azione di contrasto delle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate ugandesi nel nord del paese, 26 soldati responsabili di uccisioni di civili nella regione sono stati giustiziati dall’esercito nel periodo esaminato.
Secondo una ricerca del Centre for Capital Punishment Studies del 30 settembre 2005, sarebbero almeno 580 i detenuti nei bracci della morte in Uganda.
La Costituzione del 1995 concede al Presidente il potere di clemenza su ogni reato e su consiglio di un comitato consultivo.
L’art. 92(1) dello Statuto del 1992 dell’Esercito consente a Corti Marziali da campo di condannare e immediatamente giustiziare soldati senza appello presso la Corte Suprema.
All’inizio del 2001, il Presidente Yoweri Museveni ha nominato una Commissione per la Revisione della Costituzione con il compito di rivedere alcune parti di quella del ’95, compresa la parte relativa alla pena di morte.
Il rapporto finale della Commissione è stato messo a disposizione del Ministero della Giustizia e degli Affari Costituzionali nel dicembre 2004, ma non è stato reso pubblico, in attesa di essere discusso dal governo e, poi, presentato al parlamento.
Nel marzo 2002, il Parlamento ugandese ha approvato una controversa legge antiterrorismo, presentata come una risposta agli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti, in base alla quale i giornalisti che pubblicano notizie ritenute di sostegno al terrorismo rischiano la pena di morte.
Nel febbraio del 2003, il Dipartimento delle Prigioni ugandesi ha trasmesso la proposta di abolire la pena di morte alla Commissione per la Revisione della Costituzione chiedendo al Governo di sostituirla con l’ergastolo. Secondo la legislazione corrente, l’ergastolo equivale a 20 anni e ai detenuti che passano 16 anni in carcere generalmente viene concesso il condono. Il Dipartimento ha chiesto di cambiare la legge in modo da rendere l’ergastolo definitivo.
Alcuni funzionari delle prigioni hanno descritto la procedura delle esecuzioni come un’esperienza molto traumatica per le guardie stesse. Una volta emessi, gli avvisi di esecuzione vengono affissi al cancello della prigione, il condannato viene informato e gli si chiede di fare testamento prima di essere portato al patibolo nella data prefissata.
Nel luglio 2003, rispondendo agli appelli di organizzazioni per i diritti umani a favore della sua abolizione, il Presidente Yoweri Museveni ha detto che la pena di morte deve rimanere come deterrente contro gli assassinii indiscriminati.
Nell’ottobre 2004, i detenuti nel braccio della morte erano 417. Molti di loro sono nel braccio della morte da più di 10 anni e ve ne sono alcuni che sono in attesa della morte dalla fine degli anni '70! La sofferenza provocata da quelle lunghe attese è fortemente aggravata dalle deplorevoli condizioni in cui versa il braccio della morte di Luzira, nel quale 250 condannati occupano spazi ideati per contenerne al massimo 60.
Il 10 giugno 2005, la Corte Suprema ugandese ha stabilito l’incostituzionalità della pena di morte come sanzione obbligatoria per certi reati, ordinando al Parlamento di emendare la legislazione in vigore. La stessa Corte ha tuttavia respinto la petizione - presentata da tutti i 417 prigionieri del braccio della morte ugandese - che chiedeva di riconoscere la pena capitale come punizione crudele e degradante e quindi contraria alla Costituzione. Con tre voti contro due, i giudici della Corte hanno stabilito che l’obbligo di condanna a morte costituisca un ostacolo alla discrezionalità dei giudici nell’amministrare giustizia. I prigionieri del braccio della morte possono ora presentare appelli affinché i loro casi vengano riesaminati.
Almeno 377 persone, tra cui una donna, sono stati giustiziati in Uganda a partire dal 1938. Dal 1971 al 1979, sotto la dittatura militare di Idi Amin, 71 persone sono state giustiziate in base a sentenze emesse dai tribunali, ma altre migliaia sono state uccise in via extragiudiziale.
Il governo in carica del Presidente Museveni ha fatto impiccare 28 persone in un solo giorno nel 1999, tra cui Hajji Musa Ssebirumbi, importante esponente del regime del deposto Presidente Milton Obote.
Altre due esecuzioni sono state effettuate nel 2001. Tre le esecuzioni nel 2002: a marzo, quando furono fucilati in pubblico due soldati che avevano assassinato un prete cattolico irlandese e, a dicembre, quando un altro soldato è stato giustiziato per aver ucciso un civile.
Secondo il Rapporto 2003-2005 sull’azione di contrasto delle violazioni dei diritti umani commesse dalle forze armate ugandesi nel nord del paese, 26 soldati responsabili di uccisioni di civili nella regione sono stati giustiziati dall’esercito nel periodo esaminato.
Secondo una ricerca del Centre for Capital Punishment Studies del 30 settembre 2005, sarebbero almeno 580 i detenuti nei bracci della morte in Uganda.
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