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UGANDA

Il codice penale dell’Uganda prevede 15 reati capitali

Il codice penale dell’Uganda prevede 15 reati capitali

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Il codice penale dell’Uganda prevede 15 reati capitali: nove raggruppati sotto il titolo collettivo “tradimento”, reati contro lo Stato, stupro, diffusione di un morbo, omicidio, rapina aggravata e rapimento aggravato.
Nel marzo 2002, il Parlamento ugandese ha approvato una controversa legge che prevede la pena di morte obbligatoria per chi compie atti di terrorismo.
Nell’aprile 2007, l’Uganda ha approvato una legge che prevede la pena di morte per chi, intenzionalmente, trasmette il virus dell’Aids.
Il 3 aprile 2009, il parlamento ugandese ha stabilito all’unanimità che la pena di morte sia la pena massima per il traffico di esseri umani.
Negli anni recenti, numerose commutazioni di sentenze capitali sono state disposte dall’Alta Corte dell’Uganda a seguito della storica sentenza della Corte Suprema del gennaio 2009 che ha dichiarato l’incostituzionalità della pena di morte obbligatoria e della permanenza eccessiva nel braccio della morte. La Corte ha stabilito che le condanne a morte obbligatorie dovevano essere commutate in ergastolo. Nella stessa sentenza, la Corte Suprema ha confermato la costituzionalità della pena capitale, ma ha deciso che tenere un prigioniero in attesa di esecuzione per più di tre anni equivale a un aggravamento della pena, per cui anche le loro condanne dovevano essere commutate in ergastolo.
Nel marzo 2012, nella sua risposta alle raccomandazioni ricevute nell’ambito del Riesame Periodico Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, l’Uganda ha respinto quelle per l’abolizione della pena di morte e/o per formalizzare la moratoriade facto.
Nel giugno 2012, il Servizio Prigioni dell’Uganda si è dichiarato contrario alla pena di morte, ricordando che lo scopo delle carceri è quello di riabilitare i rei, non di ucciderli. “Il nostro mandato è custodire i detenuti in condizioni di sicurezza. Siamo per riformare e reintegrare, non per le impiccagioni”, ha detto Frank Baine, portavoce dell’amministrazione penitenziaria, nel corso del Forum della Commissione Diritti Umani ugandese per la promozione dei diritti dei detenuti. Baine ha aggiunto che impiccare i prigionieri traumatizza anche il personale. “I prigionieri sono parte della nostra famiglia. Nel momento in cui ne impicchi uno, è come se impiccassi te stesso.”
Nel novembre 2015, la parlamentare Alice Alaso del distretto di Serere ha presentato un disegno di legge per modificare quattro leggi con riferimento alla pena di morte e sostituirla con l’ergastolo per i crimini più gravi, tra cui omicidio, stupro, rapina aggravata, contagio aggravato e terrorismo. Se approvata nella sua formulazione attuale, la proposta di legge modifica e abrogare le disposizioni della legge antiterrorismo del 2002, la legge militare del 2005 e alcuni articoli del codice penale e di procedura penale che prevedono la pena di morte obbligatoria per le persone condannate.
Nel 2015 è stata comminata una sola condanna a morte, come nel 2014, mentre nei due anni precedenti non sono state emesse sentenze capitali in Uganda. Nel 2011, ne erano state emesse almeno 15.
Almeno 377 persone, tra cui una donna, sono state giustiziate in Uganda a partire dal 1938.
Le ultime esecuzioni risalgono al 3 marzo 2003, quando tre militari, in due differenti processi, Richard Wigiri e poi Kambacho Ssenyonjo e Alfred Okech, sono stati fucilati dopo che un tribunale militare li ha trovati colpevoli di due omicidi differenti.
Alla fine del 2015, c’erano 215 detenuti nel braccio della morte dell’Uganda.
Il 18 dicembre 2014, l'Uganda, per la prima volta, si è astenuta sulla risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Negli anni precedenti aveva votato contro.