Il codice penale dell’Uganda prevede 15 reati capitali
Il codice penale dell’Uganda prevede 15 reati capitali
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Il codice penale dell’Uganda prevede 15 reati capitali: nove raggruppati sotto il titolo collettivo “tradimento”, reati contro lo Stato, stupro, diffusione di un morbo, omicidio, rapina aggravata e rapimento aggravato.
Nel marzo 2002, il Parlamento ugandese ha approvato una controversa legge che prevede la pena di morte obbligatoria per chi compie atti di terrorismo.
Nell’aprile 2007, l’Uganda ha approvato una legge che prevede la pena di morte per chi, intenzionalmente, trasmette il virus dell’Aids.
Il 3 aprile 2009, il parlamento ugandese ha stabilito all’unanimità che la pena di morte sia la pena massima per il traffico di esseri umani.
Il 20 dicembre 2012, a seguito delle proteste internazionali, il Presidente Yoweri Museveni ha escluso la pena di morte nel disegno di legge presentato in parlamento che in un primo momento prevedeva l’impiccagione per chi ha rapporti omosessuali consensuali. “Nessuno li perseguiterà o ucciderà per il loro essere omosessuali, ma non ci deve essere la promozione dell'omosessualità", ha detto Museveni intervenendo a una cerimonia nella cattedrale di San Paolo a Kampala. Il 30 novembre, il parlamentare David Bahati, che originariamente ha redatto il disegno di legge anti-gay, ha dichiarato che una nuova versione della legge “aveva escluso la pena di morte, tenuto conto di tutte le questioni che sono state sollevate”. "Non c'è nessuna pena di morte", ha detto all'Associated Press.
Il 21 giugno 2012, il Servizio Prigioni dell’Uganda (UPS) si è dichiarato contrario alla pena di morte, ricordando che lo scopo delle carceri è quello di riabilitare i rei, non di ucciderli. “Stiamo affrontando la questione della pena di morte”, ha detto Frank Baine, portavoce dell’UPS, nel corso del Forum della Commissione Diritti Umani ugandese per la promozione dei diritti dei detenuti, iniziato il 20 giugno presso l’Hotel Imperial Royale. “Il nostro mandato è quello di tenere i detenuti in custodia in condizioni di sicurezza. Siamo per riformare e reintegrare, non per le impiccagioni”, ha detto Baine. “I prigionieri sono parte della nostra famiglia. Nel momento in cui impicchi, è come se impiccassi te stesso.” Ha aggiunto che impiccare i prigionieri traumatizza sia il personale che i detenuti e ha sottolineato che, sebbene la pena di morte sia prevista dalla Costituzione, il Servizio Prigioni sta sostenendo il suo superamento.
Negli anni recenti, numerose commutazioni di sentenze capitali sono state disposte dall’Alta Corte dell’Uganda a seguito della sentenza della Corte Suprema del gennaio 2009 che ha dichiarato l’incostituzionalità della pena di morte obbligatoria e della permanenza eccessiva nel braccio della morte. La Corte ha stabilito che le condanne a morte imposte in via obbligatoria dovevano essere commutate in ergastolo. Nella stessa sentenza, la suprema corte ugandese ha confermato la costituzionalità della pena capitale, ma ha deciso che tenere un prigioniero in attesa di esecuzione per più di tre anni equivale a un aggravamento della pena, per cui anche le loro condanne dovevano essere commutate in ergastolo.
Era stata un’organizzazione per i diritti umani, la Foundation for Human Rights Initiative, a presentare il ricorso per conto di 417 condannati a morte che avevano firmato la petizione contro le loro sentenze capitali perché il metodo dell’impiccagione è crudele, i condannati sono sottoposti a una tortura mentale e la maggioranza di essi è detenuta per molti anni dopo la condanna.
I giudici supremi hanno respinto il ricorso ma hanno chiesto al parlamento di rivedere il metodo di esecuzione per rispondere ai rilievi sulla crudeltà e disumanità dell’impiccagione. “Si tratta di un metodo crudele, disumano e degradante che ha un effetto deleterio sia sui condannati sia sugli esecutori”, ha affermato la Corte. I giudici hanno infine chiesto al Parlamento di “riaprire il dibattito su quanto sia desiderabile la pena di morte nella nostra Costituzione”. Il Presidente Yoweri Museveni aveva lodato i giudici supremi per essersi rifiutati di eliminare la pena di morte.
Al 4 novembre 2009, i detenuti nel braccio della morte erano 637. Molti di loro erano nel braccio da più di 10 anni e ve ne erano alcuni in attesa della morte dalla fine degli anni 70! Dopo la sentenza della Corte Suprema, centinaia di condannati a morte hanno ottenuto la commutazione della pena in ergastolo.
Il 22 marzo 2012, il Presidente Museveni ha graziato per ragioni umanitarie il cittadino indiano Sharma Kooky, che ha trascorso 12 anni nel braccio della morte nella prigione di massima sicurezza di Luzira per l’omicidio della moglie. Kooky avrebbe torturato a morte la donna, Renu Joshi, con scariche elettriche, nella loro abitazione di Kampala. In base alla legge, il Presidente non può interferire nei procedimenti penali. Tuttavia, secondo l’art. 121 della Costituzione del 1995, attraverso la Commissione Consultiva per la Grazia, il Presidente può decidere di graziare e far liberare i prigionieri. L’ultima concessione della grazia da parte di Museveni risale al 2009 quando liberò Chris Rwakasisi, ministro degli Interni dell’ex presidente Obote, e Abdullah Nassur, Governatore della Provincia Centrale durante il regime di Amin.
Almeno 377 persone, tra cui una donna, sono state giustiziate in Uganda a partire dal 1938.
Le ultime esecuzioni risalgono al 3 marzo 2003, quando tre militari, in due differenti processi, Richard Wigiri e poi Kambacho Ssenyonjo e Alfred Okech, sono stati fucilati dopo che un tribunale militare li ha trovati colpevoli di due omicidi differenti.
Nel 2012, non risulta siano state comminate nuove condanne a morte. Nel 2011, ne erano state emesse almeno 15.
Al 21 giugno 2012, c’erano 473 persone nel braccio della morte ugandese.
Il 10 ottobre 2011, l’Uganda è stata esaminata nell’ambito dell’Esame Periodico Universale (UPR) del Consiglio ONU per i Diritti Umani di Ginevra. Il capo della delegazione ugandese, Henry Okello-Oryem, Ministro per gli Affari Internazionali, ha dichiarato che la cultura e le tradizioni del Paese legittimano l’esistenza di disposizioni che criminalizzano le relazioni omosessuali e permettono la pena capitale. Il ministro ha sottolineato che la pena di morte è comminata come punizione solo per i reati più gravi e viene usata solo a discrezione del giudice. Secondo il ministro, un referendum popolare si è espresso a favore del mantenimento della pena di morte nella Costituzione. Il 16 marzo 2012, nella sua risposta alle raccomandazioni ricevute, l'Uganda ha respinto quelle per l'abolizione della pena di morte e/o per formalmente dichiarare una moratoria de facto. Maurice Peter Kagimu Kiwanuka, rappresentante permanente dell'Uganda presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ha ribadito come il processo di consultazione a livello nazionale non avesse appoggiato questa raccomandazione; tuttavia, la sentenza della Corte Suprema ha affermato che una condanna a morte, che non è stata eseguita entro tre anni, va commutata automaticamente in ergastolo senza condizionale.
Il 20 dicembre 2012, l'Uganda ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Nel marzo 2002, il Parlamento ugandese ha approvato una controversa legge che prevede la pena di morte obbligatoria per chi compie atti di terrorismo.
Nell’aprile 2007, l’Uganda ha approvato una legge che prevede la pena di morte per chi, intenzionalmente, trasmette il virus dell’Aids.
Il 3 aprile 2009, il parlamento ugandese ha stabilito all’unanimità che la pena di morte sia la pena massima per il traffico di esseri umani.
Il 20 dicembre 2012, a seguito delle proteste internazionali, il Presidente Yoweri Museveni ha escluso la pena di morte nel disegno di legge presentato in parlamento che in un primo momento prevedeva l’impiccagione per chi ha rapporti omosessuali consensuali. “Nessuno li perseguiterà o ucciderà per il loro essere omosessuali, ma non ci deve essere la promozione dell'omosessualità", ha detto Museveni intervenendo a una cerimonia nella cattedrale di San Paolo a Kampala. Il 30 novembre, il parlamentare David Bahati, che originariamente ha redatto il disegno di legge anti-gay, ha dichiarato che una nuova versione della legge “aveva escluso la pena di morte, tenuto conto di tutte le questioni che sono state sollevate”. "Non c'è nessuna pena di morte", ha detto all'Associated Press.
Il 21 giugno 2012, il Servizio Prigioni dell’Uganda (UPS) si è dichiarato contrario alla pena di morte, ricordando che lo scopo delle carceri è quello di riabilitare i rei, non di ucciderli. “Stiamo affrontando la questione della pena di morte”, ha detto Frank Baine, portavoce dell’UPS, nel corso del Forum della Commissione Diritti Umani ugandese per la promozione dei diritti dei detenuti, iniziato il 20 giugno presso l’Hotel Imperial Royale. “Il nostro mandato è quello di tenere i detenuti in custodia in condizioni di sicurezza. Siamo per riformare e reintegrare, non per le impiccagioni”, ha detto Baine. “I prigionieri sono parte della nostra famiglia. Nel momento in cui impicchi, è come se impiccassi te stesso.” Ha aggiunto che impiccare i prigionieri traumatizza sia il personale che i detenuti e ha sottolineato che, sebbene la pena di morte sia prevista dalla Costituzione, il Servizio Prigioni sta sostenendo il suo superamento.
Negli anni recenti, numerose commutazioni di sentenze capitali sono state disposte dall’Alta Corte dell’Uganda a seguito della sentenza della Corte Suprema del gennaio 2009 che ha dichiarato l’incostituzionalità della pena di morte obbligatoria e della permanenza eccessiva nel braccio della morte. La Corte ha stabilito che le condanne a morte imposte in via obbligatoria dovevano essere commutate in ergastolo. Nella stessa sentenza, la suprema corte ugandese ha confermato la costituzionalità della pena capitale, ma ha deciso che tenere un prigioniero in attesa di esecuzione per più di tre anni equivale a un aggravamento della pena, per cui anche le loro condanne dovevano essere commutate in ergastolo.
Era stata un’organizzazione per i diritti umani, la Foundation for Human Rights Initiative, a presentare il ricorso per conto di 417 condannati a morte che avevano firmato la petizione contro le loro sentenze capitali perché il metodo dell’impiccagione è crudele, i condannati sono sottoposti a una tortura mentale e la maggioranza di essi è detenuta per molti anni dopo la condanna.
I giudici supremi hanno respinto il ricorso ma hanno chiesto al parlamento di rivedere il metodo di esecuzione per rispondere ai rilievi sulla crudeltà e disumanità dell’impiccagione. “Si tratta di un metodo crudele, disumano e degradante che ha un effetto deleterio sia sui condannati sia sugli esecutori”, ha affermato la Corte. I giudici hanno infine chiesto al Parlamento di “riaprire il dibattito su quanto sia desiderabile la pena di morte nella nostra Costituzione”. Il Presidente Yoweri Museveni aveva lodato i giudici supremi per essersi rifiutati di eliminare la pena di morte.
Al 4 novembre 2009, i detenuti nel braccio della morte erano 637. Molti di loro erano nel braccio da più di 10 anni e ve ne erano alcuni in attesa della morte dalla fine degli anni 70! Dopo la sentenza della Corte Suprema, centinaia di condannati a morte hanno ottenuto la commutazione della pena in ergastolo.
Il 22 marzo 2012, il Presidente Museveni ha graziato per ragioni umanitarie il cittadino indiano Sharma Kooky, che ha trascorso 12 anni nel braccio della morte nella prigione di massima sicurezza di Luzira per l’omicidio della moglie. Kooky avrebbe torturato a morte la donna, Renu Joshi, con scariche elettriche, nella loro abitazione di Kampala. In base alla legge, il Presidente non può interferire nei procedimenti penali. Tuttavia, secondo l’art. 121 della Costituzione del 1995, attraverso la Commissione Consultiva per la Grazia, il Presidente può decidere di graziare e far liberare i prigionieri. L’ultima concessione della grazia da parte di Museveni risale al 2009 quando liberò Chris Rwakasisi, ministro degli Interni dell’ex presidente Obote, e Abdullah Nassur, Governatore della Provincia Centrale durante il regime di Amin.
Almeno 377 persone, tra cui una donna, sono state giustiziate in Uganda a partire dal 1938.
Le ultime esecuzioni risalgono al 3 marzo 2003, quando tre militari, in due differenti processi, Richard Wigiri e poi Kambacho Ssenyonjo e Alfred Okech, sono stati fucilati dopo che un tribunale militare li ha trovati colpevoli di due omicidi differenti.
Nel 2012, non risulta siano state comminate nuove condanne a morte. Nel 2011, ne erano state emesse almeno 15.
Al 21 giugno 2012, c’erano 473 persone nel braccio della morte ugandese.
Il 10 ottobre 2011, l’Uganda è stata esaminata nell’ambito dell’Esame Periodico Universale (UPR) del Consiglio ONU per i Diritti Umani di Ginevra. Il capo della delegazione ugandese, Henry Okello-Oryem, Ministro per gli Affari Internazionali, ha dichiarato che la cultura e le tradizioni del Paese legittimano l’esistenza di disposizioni che criminalizzano le relazioni omosessuali e permettono la pena capitale. Il ministro ha sottolineato che la pena di morte è comminata come punizione solo per i reati più gravi e viene usata solo a discrezione del giudice. Secondo il ministro, un referendum popolare si è espresso a favore del mantenimento della pena di morte nella Costituzione. Il 16 marzo 2012, nella sua risposta alle raccomandazioni ricevute, l'Uganda ha respinto quelle per l'abolizione della pena di morte e/o per formalmente dichiarare una moratoria de facto. Maurice Peter Kagimu Kiwanuka, rappresentante permanente dell'Uganda presso l'Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, ha ribadito come il processo di consultazione a livello nazionale non avesse appoggiato questa raccomandazione; tuttavia, la sentenza della Corte Suprema ha affermato che una condanna a morte, che non è stata eseguita entro tre anni, va commutata automaticamente in ergastolo senza condizionale.
Il 20 dicembre 2012, l'Uganda ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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