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PALESTINESE (AUTORITÀ)

Il 29 novembre 2012, l'Assemblea Generale...

Il 29 novembre 2012, l'Assemblea Generale...

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Il 29 novembre 2012, l'Assemblea Generale ha concesso alla Palestina lo status di Stato non-membro osservatore presso le Nazioni Unite. La Risoluzione sullo status della Palestina è stata adottata con 138 voti a favore, 9 contrari e 41 astensioni.
In Palestina sono attualmente applicati tre tipi di legislazione penale. Nella Cisgiordania vige il Codice penale giordano n° 16 (1960), che prevede la pena di morte nei casi di alto tradimento e omicidio. La Striscia di Gaza è sottoposta alla Legge N° 74 (1936) dell’Egitto, che prevede la pena di morte per attentati all’ordine interno. Nel resto del territorio vige la legge dell’Autorità Palestinese, che è piuttosto flessibile riguardo alla pena di morte. Normalmente, le esecuzioni sono effettuate tramite impiccagione nei confronti dei condannati a morte civili e tramite fucilazione nei confronti dei membri della polizia e delle forze armate. Ma questa non è una regola sempre rispettata. I colpevoli di tradimento sono condannati anche in base all’articolo 131/A del Codice Penale Rivoluzionario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina del 1979 e in base al più recente Codice Penale Militare N° 4 (2008). E’ importante notare che il Codice Penale Rivoluzionario dell’OLP non è mai stato presentato e approvato dall’organo legislativo dell’Autorità Nazionale Palestinese, mentre il Codice Militare del 2008 è stato emanato nel contesto di frammentazione politica nella leadership palestinese, con le sessioni del parlamento palestinese (PLC) partecipate solo dal gruppo maggioritario “Riforma e Cambiamento” (Hamas) e disertate dai membri di altri gruppi palestinesi.
L’articolo 327 della Legge di Procedura Penale dell’Autorità Palestinese (N. 3 del 2001) stabilisce il ricorso in appello in tutti i casi in cui siano state emesse condanne a morte o all’ergastolo. Il ricorso va sottoposto all’esame della corte d’appello di Gaza entro 25 giorni dalla sentenza di primo grado. Se l’appello è rigettato, la sentenza capitale deve essere ratificata dal Presidente dell’Autorità Palestinese perché sia eseguita. <div">Il 27 marzo 2014, Faraj Al Ghoul, capo del Dipartimento Legale presso il Consiglio Legislativo Palestinese a Gaza, ha annunciato che il parlamento palestinese avrebbe approvato una nuova legge penale per sostituire la Legge n° 74 del 1936. Ha aggiunto che la diffusione della criminalità era la ragione per cui la nuova legge, “che si ispira alla Sharia”, è stata redatta. L’alto funzionario di Hamas ha detto al Gulf News che la Striscia di Gaza e la Palestina in generale hanno bisogno di una nuova legge penale per sostituire quella vecchia e “inapplicabile”. La legge prevede un minimo di 20 frustate per un reato minore, con il numero di frustate che aumenta in ragione della gravità del reato. Un minimo di 80 frustate deve essere imposto nei casi più gravi. La legge amplia anche l’uso della pena di morte secondo la Sharia.
Gli articoli 289 e 290 della nuova legge prevedono il taglio della mano per un ladro e un minimo di sette anni di carcere in caso di reiterazione del reato. L’iniziativa di Hamas è stata condannata dalle altre fazioni palestinesi, che hanno etichettato la mossa come un tentativo di imporre l’agenda conservatrice di Hamas a tutta la società palestinese. “Sanzioni come le frustate non sono compatibili con la società palestinese, che è una società multiculturale”, ha dichiarato il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) in una nota condivisa da diverse altre fazioni palestinesi.
Nel 2006, l’Autorità Palestinese ha tenuto le prime elezioni politiche che hanno visto Hamas competere e vincere a sorpresa conquistando 76 dei 132 seggi parlamentari. Subito dopo la vittoria, il portavoce di Hamas, Hamed Bitawi, aveva dichiarato: “Il Corano è la nostra Costituzione, Maometto è il nostro Profeta, la jihad è il nostro cammino e morire come martiri per amore di Allah è il nostro massimo desiderio”. Il suo discorso fu accolto da un’ovazione della folla e dall’invocazione “Allah è Grande”.
Nel giugno 2007, attraverso un colpo di Stato, Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza, estromettendo il partito di Fatah, suo rivale, assassinandone anche gli esponenti. Da allora l’influenza dell’Islam radicale sulla vita quotidiana della popolazione nella Striscia di Gaza è andata via via crescendo.
Al di là di una loro base legale, codici di comportamento islamico sono applicati sulla popolazione attraverso il ferreo controllo di Hamas di settori strategici, quali le scuole, le moschee, le strutture di assistenza sociale, i media, che hanno un impatto decisivo sui modi di vita corrente nella Striscia. L’imposizione di tali codici nella vita quotidiana è curata principalmente dai servizi di sicurezza interna di Hamas, che operano come una sorta di “polizia morale” sul modello di analoghe forze di polizia esistenti in Iran, Arabia Saudita e in Afghanistan al tempo dei Talebani, assicurando, ad esempio, che le donne per strada o in spiaggia siano vestite appropriatamente e che le femmine single siano separate dai maschi.
Nella Striscia di Gaza, Hamas ha creato un sistema giudiziario indipendente, con l’Alta Corte di Giustizia di Gaza che non è più sotto l'Autorità Nazionale Palestinese. Di conseguenza, l'obbligo giuridico che il Presidente dell'Autorità ratifichi tutte le condanne a morte non viene applicato nella Striscia di Gaza.
Il 30 novembre 2009, il Governo di Hamas a Gaza ha approvato una misura che consente l’esecuzione di persone riconosciute colpevoli di spaccio di droga.
Il 19 settembre 2010, un tribunale della Cisgiordania ha ribadito che i palestinesi che vendono terreni agli israeliani sono passabili di condanna a morte.

Da quando l’ANP è stata istituita nel 1994, sono stati “legalmente” giustiziati 35 palestinesi (al 31 dicembre 2016), 10 dei quali condannati a morte per aver “collaborato” con Israele. Di queste esecuzioni, 2 sono state effettuate in Cisgiordania (l’ultima nel 2002) e 30 nella Striscia di Gaza. Dal 2006, il governo di Hamas a Gaza ha effettuato 19 esecuzioni, tra cui 10 per collaborazione con Israele e 9 per omicidio.

La prima condanna a morte in Palestina è stata eseguita il 30 agosto 1998, quando due fratelli, Ra’ed e Muhammad Abu Sultan, membri dei servizi segreti militari palestinesi accusati di un duplice omicidio, sono stati fucilati a Gaza solo tre giorni dopo essere stati incriminati del fatto per cui sono stati sommariamente processati da un tribunale militare speciale.

Nel 2005, dopo un’interruzione di tre anni, l’Autorità Palestinese aveva ripreso le esecuzioni, giustiziando cinque uomini accusati di omicidio nella città di Gaza. Per quanto riguarda gli anni precedenti, erano state effettuate tre esecuzioni nel 2002, per omicidio. Nel 2003 e nel 2004, non si era registrata nessuna esecuzione.

Nel 2010, il Governo di Hamas ha ripreso le esecuzioni dopo una moratoria di fatto durata cinque anni: due palestinesi sono stati fucilati il 15 aprile perché ritenuti responsabili di collaborazionismo con Israele e altri tre sono stati impiccati il 18 maggio per omicidio. Queste sono le prime esecuzioni ufficiali da quando Hamas, nel 2007, ha assunto il controllo della Striscia di Gaza. Nel 2011, Hamas ha giustiziato tre palestinesi condannati per collaborazione con Israele. Nel 2012, le esecuzioni “legali” nella Striscia di Gaza sono state almeno 6, tra cui 1 per collaborazionismo, mentre nel 2013 sono state almeno 3, tra cui 2 per collaborazione con Israele.
Nel 2014, altri due palestinesi sono stati giustiziati nella Striscia di Gaza per spionaggio a favore di Israele.
Dopo una pausa nel 2015, le esecuzioni sono riprese a Gaza nel 2016 e sono state 3, di cui 1 eseguita per impiccagione.

Nel 2016, almeno 21 nuove condanne a morte sono state emesse nella Striscia di Gaza, delle quali 13 per collaborazionismo. Dodici di queste sentenze sono state pronunciate da corti militari secondo il Palestinian Center for Human Rights. Nel 2015, le condanne a morte erano state circa la metà, 11 in totale, di cui 9 nella Striscia di Gaza e 2 in Cisgiordania.
Alla fine del 2016 vi erano almeno 21 detenuti nel braccio della morte.