Nessuno tocchi Caino
PAPUA NUOVA GUINEA

Il 28 maggio 2013, Papua Nuova Guinea ha abrogato la controversa legge sulla stregoneria

Il 28 maggio 2013, Papua Nuova Guinea ha abrogato la controversa legge sulla stregoneria

4 MIN DI LETTURA
Nel maggio 2013, il Parlamento ha esteso l’applicazione della pena di morte a reati come lo stupro aggravato, omicidi legati alla stregoneria e rapina con violenza. Prima di questo emendamento al Codice Penale, erano considerati reati capitali soltanto omicidio, tradimento e pirateria.
Nel 2015, nessuna nuova condanna a morte è stata registrata a Papua Nuova Guinea, dove nessuna esecuzione è stata mai effettuata dal 1954.
Il numero esatto delle esecuzioni avvenute prima del 1954 non è disponibile, anche se si sa che almeno 67 persone sono state giustiziate tramite impiccagione sotto le amministrazioni australiana, britannica e tedesca che si sono succedute tra la prima e la seconda guerra mondiale. Secondo alcuni analisti, parte del motivo per cui il Paese non ha compiuto esecuzioni è la cultura tribale retributiva. I boia o anche i legislatori che hanno consentito l’esecuzione, potrebbero essere soggetti a una ritorsione violenta da parte dei membri del clan del prigioniero giustiziato. Il 5 febbraio 2015, il Ministro della Giustizia e Procuratore Generale Lawrence Kalinoe aveva detto che le 13 persone nel braccio della morte a Papua Nuova Guinea sarebbero state giustiziate entro la fine dell’anno, ma il 10 marzo 2015 il Primo Ministro Peter O’Neill ha detto che Papua stava rivedendo l’intenzione di riprendere le esecuzioni, anche a seguito dell’indignazione internazionale montata a seguito delle fucilazioni di otto persone, tra cui due australiani, in Indonesia. O’Neill ha chiesto la revisione della legge sulla pena di morte, dicendo che la questione sarebbe stata discussa in Parlamento e potrebbe tradursi nella sua abrogazione. “Non abbiamo avuto alcuna pressione da parte di nessuno. È una nostra iniziativa perché Papua Nuova Guinea è un Paese molto religioso e molto cristiano e, quindi, la decisione si basa principalmente sulle nostre tradizioni”, ha detto O’Neill. “Certamente non vogliamo essere visti come un Paese che sta promuovendo attivamente la pena di morte come mezzo per far rispettare la legge e l’ordine nel Paese”, ha dichiarato O’Neill in un’intervista al The Wall Street Journal. O’Neill ha aggiunto che il suo Governo ritiene che le misure legge-e-ordine in vigore a Papua si erano dimostrate efficaci e, quindi, era il momento giusto per rivedere la pena di morte. “C’è stato un calo enorme, quasi del 50%, dei crimini più gravi e, di conseguenza, una forte flessione anche dei reati minori … Grazie a questo calo della criminalità nel Paese, possiamo procedere nella nostra tabella di marcia (senza la pena di morte).”

La civiltà dell’iniezione letale
Nel maggio 2013, il Parlamento di Papua Nuova Guinea ha modificato l’articolo 597 del Codice Penale, consentendo una serie di metodi di esecuzione, tra cui impiccagione, iniezione letale, “morte medica da asfissia”, plotone di esecuzione e sedia elettrica. I membri della Commissione per la Riforma della Legge Costituzionale si erano recati in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Tailandia, Singapore, Malesia e Indonesia, per cercare di capire quale di queste opzioni fosse la migliore. Il 7 marzo 2014, la Commissione per la Riforma della Legge Costituzionale aveva raccomandato che l’iniezione letale fosse il metodo di esecuzione dei condannati a morte e, il 9 aprile, il Governo aveva dato il via libera all’applicazione della pena di morte tramite iniezione letale. L’11 ottobre 2014, però, il Governo di Papua ha escluso l’iniezione letale come metodo per applicare la pena di morte. Il Segretario del Dipartimento della Giustizia, Lawrence Kalinoe, ha detto in un incontro nelle Southern Highlands che l’iniezione letale è stata abbandonata a causa delle restrizioni poste dal produttore all’approvvigionamento dei farmaci necessari. Kalinoe ha aggiunto che una relazione completa è stata presentata al Governo affinché possa scegliere tra le opzioni rimanenti: impiccagione, elettrocuzione, privazione dell’ossigeno o fucilazione.

Il 18 dicembre 2014, Papua Nuova Guinea ha votato contro la Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel dicembre 2012, invece, si era astenuta.