Il 28 maggio 2013, Papua Nuova Guinea ha abrogato la controversa legge sulla stregoneria
Il 28 maggio 2013, Papua Nuova Guinea ha abrogato la controversa legge sulla stregoneria
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Il 28 maggio 2013, Papua Nuova Guinea ha abrogato la controversa legge sulla stregoneria ma ha esteso l’applicazione della pena di morte in alcuni casi.Il Parlamento ha ripristinato la pena di morte per reati come lo stupro aggravato, omicidi legati alla stregoneria e rapina con violenza.
La Legge di Emendamento del Codice Penale, approvata con voto palese, ha abrogato la Legge sulla Stregoneria del 1971 che l’aveva criminalizzata consentendo di utilizzare nei processi per omicidio la sospetta magia nera come elemento a difesa. I delitti connessi alla stregoneria saranno ora trattati come omicidio volontario che comporta la pena di morte.
Lo stupro aggravato è definito come violenza sessuale fatta con armi pericolose o in compagnia di una o più persone o che causi lesioni personali gravi o nei confronti di un bambino sotto i 10 anni.
Il Parlamento ha inoltre modificato l’articolo 597 del Codice Penale, consentendo una serie di metodi di esecuzione, tra cui impiccagione, iniezione letale, la "morte medica da asfissia", il plotone di esecuzione e la sedia elettrica. Il metodo di esecuzione sarà deciso dal governo. La legge in vigore non prevedeva nei dettagli la procedura dell’esecuzione, limitandosi il codice penale a dire che la pena di morte “sarà eseguita impiccando il condannato per il collo fino a che non muore”.
Il voto del Parlamento ha seguito una serie di macabri omicidi di "streghe" e stupri di gruppo. Nel febbraio del 2013, una madre di vent’anni accusata di stregoneria è stata bruciata viva in un mercato del villaggio. Due mesi dopo, una donna accusata di magia nera è stata decapitata. Ad aprile, una professoressa americana di 32 anni è stata violentata da un gruppo di uomini mentre camminava con il marito in una foresta sull’Isola di Karkar, un’aggressione condannata dal Primo Ministro Peter O 'Neill come “un atto vile compiuto da animali".
Daniel Korimbao, un portavoce di O'Neill, ha dichiarato che la decisione di ripristinare la pena di morte è stata difficile, ma in ultima analisi necessaria per combattere una cultura di illegalità e violenza dilagante nel Paese. "Si tratta di sanzioni molto dure, ma riflettono la gravità dei reati e l’appello della comunità ad agire."
Il Ministro della Giustizia Kerenga Kua ha detto che la reintroduzione della pena di morte non è una pillola magica che risolverà i problemi di legge e ordine nel Paese. Si tratta di una mossa coraggiosa, ma sarà necessario un approccio d’insieme del governo per ripristinare l'ordine pubblico, ha detto il Procuratore Generale.
Prima di questa riforma, erano considerati reati capitali soltanto omicidio, tradimento e pirateria.
Anche la Legge sulle Forze Armate prevede la pena di morte.
La pena massima per l’omicidio premeditato era stata abolita nel 1970, ma nell’agosto del 1991 il Parlamento l’ha ripristinata con un emendamento al codice penale. Anche allora, la reintroduzione della pena di morte era stata presentata come una risposta all’aumento di crimini violenti, in particolare di omicidi e stupri.
Nei venti anni precedenti il 1991, il codice penale prevedeva già la pena di morte per tradimento e pirateria. Comunque, la pena di morte non è mai stata applicata per questi reati e nessuna esecuzione è stata mai effettuata per omicidio dal 1954.
Il numero esatto delle esecuzioni avvenute prima del 1954 non è disponibile, anche se si sa che almeno 67 persone sono state giustiziate tramite impiccagione sotto le amministrazioni australiana, britannica e tedesca che si sono succedute tra la prima e la seconda guerra mondiale.
Secondo il Procuratore Generale, al 28 gennaio 2013, dieci persone erano sotto condanna a morte in Papua Nuova Guinea.
Il 20 dicembre 2012, Papua Nuova Guinea si è astenuta sulla Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La Legge di Emendamento del Codice Penale, approvata con voto palese, ha abrogato la Legge sulla Stregoneria del 1971 che l’aveva criminalizzata consentendo di utilizzare nei processi per omicidio la sospetta magia nera come elemento a difesa. I delitti connessi alla stregoneria saranno ora trattati come omicidio volontario che comporta la pena di morte.
Lo stupro aggravato è definito come violenza sessuale fatta con armi pericolose o in compagnia di una o più persone o che causi lesioni personali gravi o nei confronti di un bambino sotto i 10 anni.
Il Parlamento ha inoltre modificato l’articolo 597 del Codice Penale, consentendo una serie di metodi di esecuzione, tra cui impiccagione, iniezione letale, la "morte medica da asfissia", il plotone di esecuzione e la sedia elettrica. Il metodo di esecuzione sarà deciso dal governo. La legge in vigore non prevedeva nei dettagli la procedura dell’esecuzione, limitandosi il codice penale a dire che la pena di morte “sarà eseguita impiccando il condannato per il collo fino a che non muore”.
Il voto del Parlamento ha seguito una serie di macabri omicidi di "streghe" e stupri di gruppo. Nel febbraio del 2013, una madre di vent’anni accusata di stregoneria è stata bruciata viva in un mercato del villaggio. Due mesi dopo, una donna accusata di magia nera è stata decapitata. Ad aprile, una professoressa americana di 32 anni è stata violentata da un gruppo di uomini mentre camminava con il marito in una foresta sull’Isola di Karkar, un’aggressione condannata dal Primo Ministro Peter O 'Neill come “un atto vile compiuto da animali".
Daniel Korimbao, un portavoce di O'Neill, ha dichiarato che la decisione di ripristinare la pena di morte è stata difficile, ma in ultima analisi necessaria per combattere una cultura di illegalità e violenza dilagante nel Paese. "Si tratta di sanzioni molto dure, ma riflettono la gravità dei reati e l’appello della comunità ad agire."
Il Ministro della Giustizia Kerenga Kua ha detto che la reintroduzione della pena di morte non è una pillola magica che risolverà i problemi di legge e ordine nel Paese. Si tratta di una mossa coraggiosa, ma sarà necessario un approccio d’insieme del governo per ripristinare l'ordine pubblico, ha detto il Procuratore Generale.
Prima di questa riforma, erano considerati reati capitali soltanto omicidio, tradimento e pirateria.
Anche la Legge sulle Forze Armate prevede la pena di morte.
La pena massima per l’omicidio premeditato era stata abolita nel 1970, ma nell’agosto del 1991 il Parlamento l’ha ripristinata con un emendamento al codice penale. Anche allora, la reintroduzione della pena di morte era stata presentata come una risposta all’aumento di crimini violenti, in particolare di omicidi e stupri.
Nei venti anni precedenti il 1991, il codice penale prevedeva già la pena di morte per tradimento e pirateria. Comunque, la pena di morte non è mai stata applicata per questi reati e nessuna esecuzione è stata mai effettuata per omicidio dal 1954.
Il numero esatto delle esecuzioni avvenute prima del 1954 non è disponibile, anche se si sa che almeno 67 persone sono state giustiziate tramite impiccagione sotto le amministrazioni australiana, britannica e tedesca che si sono succedute tra la prima e la seconda guerra mondiale.
Secondo il Procuratore Generale, al 28 gennaio 2013, dieci persone erano sotto condanna a morte in Papua Nuova Guinea.
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