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Il 17 dicembre, l'Assemblea Generale ha condannato per la 44ª volta il Governo iraniano sull'argomento dei diritti umani

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Il 17 dicembre, l'Assemblea Generale ha condannato per la 44ª volta il Governo iraniano sull'argomento dei diritti umani. La condanna si è basata sulla relazione del Prof. Maurice Capitorn, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, che l'8-11-99 ha partecipato alla riunione della Terza Commissione dell'Assemblea Generale.La relazione dice che tra gennaio e agosto 40 giornali sono stati denunciati, e molti quotidiani "moderati" sono stati chiusi. All'inizio di gennaio il Parlamento aveva promulgato una legge speciale che consente di chiudere i giornali senza procedure legali.A proposito della protesta studentesca del 1999, il Governo iraniano ha dichiarato che "contrariamente a tutte le notizie di fonte non ufficiale" sono state arrestate 1.200 persone, 700 delle quali sono state già liberate. Non vengono date notizie circa i giornalisti e gli attivisti di cui è stata denunciata la scomparsa, e che si pensava fossero stati arrestati.Il sistema giudiziario, secondo la relazione, non rispetta le regole di correttezza processuale, prova ne è l'esistenza di tribunali religiosi speciali.La relazione del Prof. Capitorn conta 138 esecuzioni ufficiali tra gennaio e agosto. Non sono state fornite motivazioni ufficiali per tali condanne a morte, ma sembra che almeno per alcune sia comprovata la motivazione politica. Risulta essere pratica corrente l'amputazione di mani e/o piedi, e la pena corporale inflitta ai minorenni.In riferimento a sparizioni e omicidi politici, la relazione riporta che i responsabili sono stati arrestati, ma in seguito rilasciati su cauzione. È opinione dello Special Rapporteur che gli omicidi di giornalisti e intellettuali siano stati commissionati. Lo Special Rapporteur ha chiesto ulteriori indagini sul caso irrisolto della scomparsa (agosto 1998) dello scrittore e editore Pirouz Davani.Continua la persecuzione delle minoranze religiose: i Bahai non possono celebrare i propri riti né utilizzare i cimiteri, e le loro proprietà vengono regolarmente confiscate, e gravemente ostacolati sui posti di lavoro.Secondo il Prof. Capitorn la situazione è peggiorata dal 1998, e il Comitato per i Diritti Umani ha chiesto al regime di pubblicare un rapporto sulle condanne a morte e le esecuzioni, fornendo spiegazioni in merito.