GIAPPONE. JFBA LANCIA UNA SERIE DI UDIENZE PUBBLICHE SULLA PENA DI MORTE
la Japan Federation of Bar Associations*, la più grande associazione di avvocati del Paese, ha dato vita a una serie di udienze pubbliche dedicate alla proposta di sospendere le esecuzioni mentre il Parlamento giapponese dibatteva l’uso della pena
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la Japan Federation of Bar Associations*, la più grande associazione di avvocati del Paese, ha dato vita a una serie di udienze pubbliche dedicate alla proposta di sospendere le esecuzioni mentre il Parlamento giapponese dibatteva l’uso della pena capitale.
In occasione della prima udienza a Tokyo, molti esperti hanno espresso il loro punto di vista sulla bozza di proposta, presentata da una commissione speciale patrocinata dalla Federazione, che esortava il Governo a istituire gruppi di studio sulla pena di morte in entrambe le camere del Parlamento, e a sospendere le esecuzioni durante questo periodo di dibattito.
La proposta richiederebbe anche al Governo di rivelare informazioni sulla pena capitale, per permettere ai gruppi di lavoro di condure le loro indagini su un periodo di 5 anni.
A sostegno della proposta, Tetsuya Takahashi, professore di filosofia all’Università di Tokyo, ha detto durante l’udienza che nessuno Stato si può arrogare il diritto di decidere chi può vivere e chi deve morire. “Applicando la pena di morte, gli Stati esercitano un’autorità che non esiste, e un comportamento simile da parte di un governo porta al totalitarismo o al nazismo,” ha detto.
Relativamente al desiderio di vendetta che le vittime e i loro familiari possono provare verso i criminali, Takahashi ha detto: “la loro richiesta di uccidere i colpevoli porta a un nuovo omicidio, e non credo che tali sentimenti possano costituire una ragione valida per mantenere la pena capitale, poiché le vittime non sono più in vita.”.
“E’ possibile che una vittima chieda al Governo di giustiziare un possibile assassino prima che compia l’omicidio, ma non credo che un tale patto si possa concretizzare,”, ha aggiunto.
Takeshi Tsuchimoto, professore di Legge dell’Università di Hakuoh, ha sollevato obiezioni nei confronti della proposta della JFBA, affermando che: “La giustizia e le leggi diventerebbero inutili se non portassimo a termine le pene.”
“Inoltre distruggeremmo le speranze dei detenuti nel braccio della morte se dopo i 5 anni di dibattito del Parlamento si decidesse di mantenere la pena capitale”, ha detto Tsuchimoto, ex Pubblico Ministero, aggiungendo che “Affrontando questo tema non possiamo ignorare il senso pubblico della giustizia”, facendo riferimento ai risultati di un sondaggio secondo cui l’80% dei giapponesi sarebbe a favore della pena capitale soprattutto come strumento di vendetta e come deterrente contro i crimini efferati. La Lega Parlamentare giapponese Contro la Pena Capitale, diretta da Shizuka Kamei, ex esponente del Partito Liberale Democratico, ha dichiarato che si impegnerà a presentare al Parlamento una proposta di legge che richieda la sospensione delle esecuzioni e la commutazione della pena capitale in ergastolo senza possibilità di libertà condizionata.
In occasione della prima udienza a Tokyo, molti esperti hanno espresso il loro punto di vista sulla bozza di proposta, presentata da una commissione speciale patrocinata dalla Federazione, che esortava il Governo a istituire gruppi di studio sulla pena di morte in entrambe le camere del Parlamento, e a sospendere le esecuzioni durante questo periodo di dibattito.
La proposta richiederebbe anche al Governo di rivelare informazioni sulla pena capitale, per permettere ai gruppi di lavoro di condure le loro indagini su un periodo di 5 anni.
A sostegno della proposta, Tetsuya Takahashi, professore di filosofia all’Università di Tokyo, ha detto durante l’udienza che nessuno Stato si può arrogare il diritto di decidere chi può vivere e chi deve morire. “Applicando la pena di morte, gli Stati esercitano un’autorità che non esiste, e un comportamento simile da parte di un governo porta al totalitarismo o al nazismo,” ha detto.
Relativamente al desiderio di vendetta che le vittime e i loro familiari possono provare verso i criminali, Takahashi ha detto: “la loro richiesta di uccidere i colpevoli porta a un nuovo omicidio, e non credo che tali sentimenti possano costituire una ragione valida per mantenere la pena capitale, poiché le vittime non sono più in vita.”.
“E’ possibile che una vittima chieda al Governo di giustiziare un possibile assassino prima che compia l’omicidio, ma non credo che un tale patto si possa concretizzare,”, ha aggiunto.
Takeshi Tsuchimoto, professore di Legge dell’Università di Hakuoh, ha sollevato obiezioni nei confronti della proposta della JFBA, affermando che: “La giustizia e le leggi diventerebbero inutili se non portassimo a termine le pene.”
“Inoltre distruggeremmo le speranze dei detenuti nel braccio della morte se dopo i 5 anni di dibattito del Parlamento si decidesse di mantenere la pena capitale”, ha detto Tsuchimoto, ex Pubblico Ministero, aggiungendo che “Affrontando questo tema non possiamo ignorare il senso pubblico della giustizia”, facendo riferimento ai risultati di un sondaggio secondo cui l’80% dei giapponesi sarebbe a favore della pena capitale soprattutto come strumento di vendetta e come deterrente contro i crimini efferati. La Lega Parlamentare giapponese Contro la Pena Capitale, diretta da Shizuka Kamei, ex esponente del Partito Liberale Democratico, ha dichiarato che si impegnerà a presentare al Parlamento una proposta di legge che richieda la sospensione delle esecuzioni e la commutazione della pena capitale in ergastolo senza possibilità di libertà condizionata.
— FONTI
- (Fonti: Kyodo News, 03/06/2005)
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