GIAPPONE: CONDANNATA A MORTE PER 'STRAGE CURRY'
la Corte Suprema giapponese ha convalidato la condanna a morte, inflitta in primo
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la Corte Suprema giapponese ha convalidato la condanna a morte, inflitta in primo grado e confermata in appello, per una donna di 47 anni accusata di aver ucciso quattro persone e averne intossicate altre 63 avvelenando un pentolone di curry con l'arsenico, durante una festa di quartiere nell'estate del 1998.
La donna, di nome Masumi Hayashi, si e' sempre dichiarata innocente, sostenendo di avere 'una sua ricostruzione dei fatti' ed elementi 'validi' sulla vera identita' dell'autore della 'strage del curry', avvenuta nella citta' occidentale di Wakayama.
La Corte ha giudicato il crimine 'ignobile e crudele', sottolineando la pesante responsabilita' dell'imputata anche nei confronti della societa' giapponese, che fu profondamente scossa all'epoca dei fatti.
La vicenda ha fatto discutere nel corso degli anni non solo per la brutalita' del gesto omicida, ma anche per la mancanza di prove inconfutabili per dimostrare la colpevolezza dell'imputata: ad oggi, infatti, rimangono dubbi sia sull'effettiva responsabilita' della donna nel delitto, sia sul suo movente, che l'accusa ha spiegato con il desiderio di vendetta nei confronti della comunita' locale, da cui la Hayashi sarebbe stata respinta.
La donna, di nome Masumi Hayashi, si e' sempre dichiarata innocente, sostenendo di avere 'una sua ricostruzione dei fatti' ed elementi 'validi' sulla vera identita' dell'autore della 'strage del curry', avvenuta nella citta' occidentale di Wakayama.
La Corte ha giudicato il crimine 'ignobile e crudele', sottolineando la pesante responsabilita' dell'imputata anche nei confronti della societa' giapponese, che fu profondamente scossa all'epoca dei fatti.
La vicenda ha fatto discutere nel corso degli anni non solo per la brutalita' del gesto omicida, ma anche per la mancanza di prove inconfutabili per dimostrare la colpevolezza dell'imputata: ad oggi, infatti, rimangono dubbi sia sull'effettiva responsabilita' della donna nel delitto, sia sul suo movente, che l'accusa ha spiegato con il desiderio di vendetta nei confronti della comunita' locale, da cui la Hayashi sarebbe stata respinta.
— FONTI
- (Fonti: ANSA, 21/04/2009)
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