GEORGIA (USA). SOSPESA ESECUZIONE DI TROY ANTHONY DAVIS
la State Board of Pardons and Paroles della Georgia ha concesso una sospensione di 90
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la State Board of Pardons and Paroles della Georgia ha concesso una sospensione di 90 giorni a Troy Anthony Davis, la cui esecuzione era fissata per domani. La decisione è stata presa dopo una udienza a porte chiuse durata 9 ore in cui sono stati esaminati gli elementi emersi recentemente a favore del condannato. I 90 giorni di tempo serviranno al Board per esaminare con più completezza quanto di sua competenza, ossia la richiesta di clemenza. Il provvedimento di clemenza che potrebbe emettere il Board può solo essere la commutazione della condanna a morte in ergastolo, con o senza condizionale. Un vero e proprio proscioglimento è invece competenza dei tribunali.
Davis, 38 anni, è stato condannato a morte nel 1991 per l’omicidio del poliziotto Mark Allen MacPhail avvenuto nel 1989 durante una rissa. Secondo i suoi difensori, Davis, che è nero, sarebbe stato “incastrato” dai colleghi della vittima, che era bianca. L’arma del delitto non è mai stata ritrovata, né altre prove “fisiche” collegavano Davis all’omicidio. Una serie di testimoni oculari, alcuni poliziotti e 9 “civili”, avevano identificato Davis, il quale, dopo aver a lungo proclamato la sua innocenza, alla fine del processo aveva confessato, nella speranza di ottenere almeno l’attenuante sufficiente a non essere condannato a morte.
Dopo il processo la sorella di Davis, Martina Correia, ha ricontattato i testimoni “civili”, e tra il 1999 e il 2003 ha ottenuto da 7 di loro una deposizione giurata in cui ritrattano la testimonianza, spesso sostenendo di essere stati “forzati” dalla polizia. Altri 9 testimoni non ascoltati all’epoca del processo hanno invece testimoniato che la persona che potrebbe essere colpevole dell’omicidio è un bianco, per la precisione Sylvester "Red" Coles, che è uno dei due testimoni oculari che non hanno ritrattato.
Queste testimonianze sono state usate per dei ricorsi davanti alla Corte di stato, alla Corte Suprema di stato, e alla Corte d’Appello dell’11° Circuito. I ricorsi sono stati tutti respinti per questioni procedurali, sostenendo sostanzialmente che c’erano dei difetti di procedura nei tempi e nei modi in cui le nuove testimonianza sono state raccolte. Questo perché nel 1996 in Georgia è entrata in vigore una nuova legge mirata proprio a sveltire le procedure di appello dei condannati, fissando anche dei termini per la presentazione di nuovi elementi. All’inizio del mese anche la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva rifiutato di prendere in considerazione il caso, in quanto la legge del 1996 è stata sostanzialmente rispettata.
Davis, 38 anni, è stato condannato a morte nel 1991 per l’omicidio del poliziotto Mark Allen MacPhail avvenuto nel 1989 durante una rissa. Secondo i suoi difensori, Davis, che è nero, sarebbe stato “incastrato” dai colleghi della vittima, che era bianca. L’arma del delitto non è mai stata ritrovata, né altre prove “fisiche” collegavano Davis all’omicidio. Una serie di testimoni oculari, alcuni poliziotti e 9 “civili”, avevano identificato Davis, il quale, dopo aver a lungo proclamato la sua innocenza, alla fine del processo aveva confessato, nella speranza di ottenere almeno l’attenuante sufficiente a non essere condannato a morte.
Dopo il processo la sorella di Davis, Martina Correia, ha ricontattato i testimoni “civili”, e tra il 1999 e il 2003 ha ottenuto da 7 di loro una deposizione giurata in cui ritrattano la testimonianza, spesso sostenendo di essere stati “forzati” dalla polizia. Altri 9 testimoni non ascoltati all’epoca del processo hanno invece testimoniato che la persona che potrebbe essere colpevole dell’omicidio è un bianco, per la precisione Sylvester "Red" Coles, che è uno dei due testimoni oculari che non hanno ritrattato.
Queste testimonianze sono state usate per dei ricorsi davanti alla Corte di stato, alla Corte Suprema di stato, e alla Corte d’Appello dell’11° Circuito. I ricorsi sono stati tutti respinti per questioni procedurali, sostenendo sostanzialmente che c’erano dei difetti di procedura nei tempi e nei modi in cui le nuove testimonianza sono state raccolte. Questo perché nel 1996 in Georgia è entrata in vigore una nuova legge mirata proprio a sveltire le procedure di appello dei condannati, fissando anche dei termini per la presentazione di nuovi elementi. All’inizio del mese anche la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva rifiutato di prendere in considerazione il caso, in quanto la legge del 1996 è stata sostanzialmente rispettata.
— FONTI
- (Fonti: Associated Press, Amnesty International USA, 16/07/2007)
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