FILIPPINE. DIPLOMAZIA AL LAVORO PER SALVARE DONNA IN KUWAIT
la presidente delle Filippine Gloria Macapagal Arroyo ha incaricato i propri diplomatici di tentare tutto il possibile per salvare la vita di una donna filippina condannata all’impiccagione in Kuwait.
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la presidente delle Filippine Gloria Macapagal Arroyo ha incaricato i propri diplomatici di tentare tutto il possibile per salvare la vita di una donna filippina condannata all’impiccagione in Kuwait.
“La Presidente ha incaricato il Dipartimento Affari Esteri (DFA) di esaminare la situazione di Marilou Ranario e di prendere tutte le iniziative diplomatiche e legali per salvare la sua vita”, ha detto il portavoce presidenziale Ignacio Bunye.
La Ranario, 33 anni, aveva trovato lavoro in Kuwait come cameriera. E’ stata condannata a morte il 28 settembre 2005 per aver ucciso a coltellate il suo datore di lavoro.
La vicenda della ragazza è comparsa sugli organi di informazione solo dopo che suo padre ha raccontato alla stampa di come la diplomazia filippina non sia riuscita ad aiutarla.
Funzionari del DFA hanno detto che l’Ambasciata filippina in Kuwait ha assunto due avvocati locali per l’appello contro la condanna a morte.
Il Kuwait ha già negato l’ingresso nel Paese al padre della Ranario, impedendogli così di incontrare la figlia detenuta.
Il portavoce del DFA, Gilbert Asuque, ha aggiunto che le Filippine hanno inoltrato all’Ambasciata del Kuwait a Manila la richiesta di ritornare sulla decisione.
Il sottosegretario per i Lavoratori all’Estero, Pedro Chan, ha detto che il Governo filippino potrebbe presentare appello oppure chiedere ai familiari dell’ucciso di accettare il “prezzo del sangue”, il che eviterebbe l’esecuzione della Ranario.
Si tratta della prima donna filippina condannata a morte in Medio Oriente.
“La Presidente ha incaricato il Dipartimento Affari Esteri (DFA) di esaminare la situazione di Marilou Ranario e di prendere tutte le iniziative diplomatiche e legali per salvare la sua vita”, ha detto il portavoce presidenziale Ignacio Bunye.
La Ranario, 33 anni, aveva trovato lavoro in Kuwait come cameriera. E’ stata condannata a morte il 28 settembre 2005 per aver ucciso a coltellate il suo datore di lavoro.
La vicenda della ragazza è comparsa sugli organi di informazione solo dopo che suo padre ha raccontato alla stampa di come la diplomazia filippina non sia riuscita ad aiutarla.
Funzionari del DFA hanno detto che l’Ambasciata filippina in Kuwait ha assunto due avvocati locali per l’appello contro la condanna a morte.
Il Kuwait ha già negato l’ingresso nel Paese al padre della Ranario, impedendogli così di incontrare la figlia detenuta.
Il portavoce del DFA, Gilbert Asuque, ha aggiunto che le Filippine hanno inoltrato all’Ambasciata del Kuwait a Manila la richiesta di ritornare sulla decisione.
Il sottosegretario per i Lavoratori all’Estero, Pedro Chan, ha detto che il Governo filippino potrebbe presentare appello oppure chiedere ai familiari dell’ucciso di accettare il “prezzo del sangue”, il che eviterebbe l’esecuzione della Ranario.
Si tratta della prima donna filippina condannata a morte in Medio Oriente.
— FONTI
- (Fonti: Manila Standard, 24/01/2006)
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