EGITTO: NESSUNO TOCCHI CAINO, CONDANNA A MORTE DI MORSI POLITICAMENTE MOTIVATA E RIPROVA DI UNA PREOCCUPANTE INVOLUZIONE DEL REGIME MILITARE EGIZIANO
Sulla condanna a morte dell’ex Presidente Morsi il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, ha dichiarato: “La condanna a morte dell’ex Presidente Morsi, l’ultima di una lunga serie di centinaia che nell’ultimo anno sono state comminate a
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Sulla condanna a morte dell’ex Presidente Morsi il Segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia, ha dichiarato:
“La condanna a morte dell’ex Presidente Morsi, l’ultima di una lunga serie di centinaia che nell’ultimo anno sono state comminate a membri della Fratellanza Musulmana, tra cui la Guida Spirituale Mohamed Badie, appare chiaramente come politicamente motivata. Essa inoltre è al di fuori degli standard minimi di uno Stato di Diritto e delle garanzie sul giusto processo internazionalmente riconosciute e vincolanti lo stesso Egitto.
Il fatto che questa ennesima condanna a morte, emessa alla fine di un altro processo di massa, sia solo una sentenza preliminare che è facile prevedere non incontrerà il parere favorevole del Gran Mufti di Al-Azhar, non toglie nulla alla sua gravità, perché è la riprova di una preoccupante involuzione del regime militare egiziano.
Un regime che ha raggiunto il suo culmine nel febbraio scorso, quando il Presidente egiziano al-Sisi ha firmato ufficialmente una legge anti-terrorismo, che conferisce al suo Governo ulteriori poteri, tanto straordinari quanto inediti nella storia dell’Egitto, e che fanno rimpiangere l’era di Hosni Mubarak, che non aveva mai osato tanto per reprimere il dissenso.”
“La condanna a morte dell’ex Presidente Morsi, l’ultima di una lunga serie di centinaia che nell’ultimo anno sono state comminate a membri della Fratellanza Musulmana, tra cui la Guida Spirituale Mohamed Badie, appare chiaramente come politicamente motivata. Essa inoltre è al di fuori degli standard minimi di uno Stato di Diritto e delle garanzie sul giusto processo internazionalmente riconosciute e vincolanti lo stesso Egitto.
Il fatto che questa ennesima condanna a morte, emessa alla fine di un altro processo di massa, sia solo una sentenza preliminare che è facile prevedere non incontrerà il parere favorevole del Gran Mufti di Al-Azhar, non toglie nulla alla sua gravità, perché è la riprova di una preoccupante involuzione del regime militare egiziano.
Un regime che ha raggiunto il suo culmine nel febbraio scorso, quando il Presidente egiziano al-Sisi ha firmato ufficialmente una legge anti-terrorismo, che conferisce al suo Governo ulteriori poteri, tanto straordinari quanto inediti nella storia dell’Egitto, e che fanno rimpiangere l’era di Hosni Mubarak, che non aveva mai osato tanto per reprimere il dissenso.”
— FONTI
- (Fonti: NtC, 18/05/2015)
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