EGITTO: GRAN MUFTI RATIFICA 26 CONDANNE A MORTE PER TERRORISMO
il Gran Mufti d'Egitto ha ratificato una sentenza del tribunale penale del Cairo che ha condannato a morte 26
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il Gran Mufti d'Egitto ha ratificato una sentenza del tribunale penale del Cairo che ha condannato a morte 26 persone per reati di terrorismo. Uno degli imputati, minore di 18 anni, non ha ricevuto una condanna a morte, ma 15 anni di carcere.
Gli imputati sono stati processati in contumacia per diverse accuse, tra cui aver pianificato attacchi alle navi che attraversano il Canale di Suez, fabbricato missili ed esplosivi per compiere gli attacchi, monitorato e pianificato attentati a obiettivi di sicurezza, posseduto pistole, fucili automatici, esplosivi e munizioni. In base alle indagini, nel mirino del gruppo c’erano in particolare membri dell’esercito e della polizia, cristiani e turisti ritenuti infedeli, chiese e proprietà di cristiani copti, impianti stranieri e petroliferi.
Il caso risale al 2010, quando 27 persone erano state accusate di aver pianificato attacchi sul Canale di Suez, ma sono state prosciolte per mancanza di prove. Il caso è stato riaperto nel novembre 2013, nel mezzo di una crescente ondata di violenza nel Paese. I 27 sono stati portati davanti al tribunale penale del Cairo che il 26 febbraio 2014 ha emesso una sentenza di condanna, inviata al Gran Mufti di Al-Azhar per l’approvazione a fine febbraio.
Sono stati tutti condannati in contumacia, anche cinque di loro che si sono consegnati ed erano già in carcere, ma non avendo partecipato al dibattimento hanno diritto a un nuovo processo.
Gli imputati sono stati processati in contumacia per diverse accuse, tra cui aver pianificato attacchi alle navi che attraversano il Canale di Suez, fabbricato missili ed esplosivi per compiere gli attacchi, monitorato e pianificato attentati a obiettivi di sicurezza, posseduto pistole, fucili automatici, esplosivi e munizioni. In base alle indagini, nel mirino del gruppo c’erano in particolare membri dell’esercito e della polizia, cristiani e turisti ritenuti infedeli, chiese e proprietà di cristiani copti, impianti stranieri e petroliferi.
Il caso risale al 2010, quando 27 persone erano state accusate di aver pianificato attacchi sul Canale di Suez, ma sono state prosciolte per mancanza di prove. Il caso è stato riaperto nel novembre 2013, nel mezzo di una crescente ondata di violenza nel Paese. I 27 sono stati portati davanti al tribunale penale del Cairo che il 26 febbraio 2014 ha emesso una sentenza di condanna, inviata al Gran Mufti di Al-Azhar per l’approvazione a fine febbraio.
Sono stati tutti condannati in contumacia, anche cinque di loro che si sono consegnati ed erano già in carcere, ma non avendo partecipato al dibattimento hanno diritto a un nuovo processo.
— FONTI
- (Fonti: Ahram Online e macon.com, 19/03/2014)
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