Editoriale di Adrian Mwesigye, docente alla Università di Scienze e Tecnologia di Mbarara.
“E’ sorprendente che degli avvocati abbiano proposto al governo di "usare un altro metodo per giustiziare i detenuti nel braccio della morte perchè quello attuale dell’impiccagione è inumano".
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“E’ sorprendente che degli avvocati abbiano proposto al governo di "usare un altro metodo per giustiziare i detenuti nel braccio della morte perchè quello attuale dell’impiccagione è inumano".
La legge del semplice buon senso stabilisce che non esiste un mezzo che sia umano per uccidere una persona. La vita è il dono più grande per il genere umano, la madre di tutti i diritti umani dal momento che nessun altro diritto umano può esistere se il diritto alla vita è fatto fuori.
Quindi, per deduzione, nessuno ha il diritto di togliere la vita a un’altra persona. Per induzione, la pena capitale crea un problema poichè nessun essere umano è in grado di restituire la vita una volta che è stata tolta. L’esperienza insegna che i giudici non sono sempre giusti. Ci può essere l’errore umano. Il Col. Kiiza Besigye ha fatto ricorso in tribunale contro il Presidente Museveni. Dei cinque giudici, due erano per Besigye e tre per Museveni.
Ssemogerere del DP [Democratic Party] ha fatto ricorso in tribunale contro l’ultimo referendum. I giudice della corte d’appello hanno dichiarato nullo il referendum e quelli della Corte Suprema lo hanno invece ritenuto valido. I due gruppi di giudici che hanno deciso diversamente non si può dire che siano stati giusti in egual misura.
Eppure questi sono i giudici che condannano a morte la gente! Poniamo che dopo la morte di una persona, si scopre che c’è stato un errore giudiziario, che succede?
Logica vorrebbe che questo giudice debba ricevere la stessa sentenza, uno scenario che ci porta in un circolo vizioso.
La sentenza capitale ha spesso motivazioni politiche. Oltre che per omicidio, diffusione di un morbo, stupro e rapina aggravata, in Uganda uno può essere condannato a morte per tradimento. Il paradosso è che un guerrigliero di oggi può essere considerato un eroe domani. Che il Presidente, che può anche non essere un avvocato, decida chi deve morire e chi deve aspettare è un trucco da prestigiatori. Le prerogative di grazia del presidente sono anche roba da circo politico.
In base a quale criterio Hajji Musa Sebirumbi e altri 18 devono morire mentre Nassur Abdallah deve essere perdonato e liberato quando il giudice li ha condannati a morte tutti?
La pena capitale è contraddittoria poichè la pena dovrebbe essere riabilitativa e un deterrente, ma come si fa nei confronti di uno che è morto. La pena capitale non è neanche un deterrente, altrimenti i plotoni di esecuzione di Idi Amin avrebbero dovuto spaventare Museveni e i suoi al punto da condannare la ribellione. E’ stato fatto?
E che dire della moglie innocente che è stata resa vedova e dei figli innocente che sono diventati orfani? La pena di morte va rivista.” Editoriale di Adrian Mwesigye, docente alla Università di Scienze e Tecnologia di Mbarara.
La legge del semplice buon senso stabilisce che non esiste un mezzo che sia umano per uccidere una persona. La vita è il dono più grande per il genere umano, la madre di tutti i diritti umani dal momento che nessun altro diritto umano può esistere se il diritto alla vita è fatto fuori.
Quindi, per deduzione, nessuno ha il diritto di togliere la vita a un’altra persona. Per induzione, la pena capitale crea un problema poichè nessun essere umano è in grado di restituire la vita una volta che è stata tolta. L’esperienza insegna che i giudici non sono sempre giusti. Ci può essere l’errore umano. Il Col. Kiiza Besigye ha fatto ricorso in tribunale contro il Presidente Museveni. Dei cinque giudici, due erano per Besigye e tre per Museveni.
Ssemogerere del DP [Democratic Party] ha fatto ricorso in tribunale contro l’ultimo referendum. I giudice della corte d’appello hanno dichiarato nullo il referendum e quelli della Corte Suprema lo hanno invece ritenuto valido. I due gruppi di giudici che hanno deciso diversamente non si può dire che siano stati giusti in egual misura.
Eppure questi sono i giudici che condannano a morte la gente! Poniamo che dopo la morte di una persona, si scopre che c’è stato un errore giudiziario, che succede?
Logica vorrebbe che questo giudice debba ricevere la stessa sentenza, uno scenario che ci porta in un circolo vizioso.
La sentenza capitale ha spesso motivazioni politiche. Oltre che per omicidio, diffusione di un morbo, stupro e rapina aggravata, in Uganda uno può essere condannato a morte per tradimento. Il paradosso è che un guerrigliero di oggi può essere considerato un eroe domani. Che il Presidente, che può anche non essere un avvocato, decida chi deve morire e chi deve aspettare è un trucco da prestigiatori. Le prerogative di grazia del presidente sono anche roba da circo politico.
In base a quale criterio Hajji Musa Sebirumbi e altri 18 devono morire mentre Nassur Abdallah deve essere perdonato e liberato quando il giudice li ha condannati a morte tutti?
La pena capitale è contraddittoria poichè la pena dovrebbe essere riabilitativa e un deterrente, ma come si fa nei confronti di uno che è morto. La pena capitale non è neanche un deterrente, altrimenti i plotoni di esecuzione di Idi Amin avrebbero dovuto spaventare Museveni e i suoi al punto da condannare la ribellione. E’ stato fatto?
E che dire della moglie innocente che è stata resa vedova e dei figli innocente che sono diventati orfani? La pena di morte va rivista.” Editoriale di Adrian Mwesigye, docente alla Università di Scienze e Tecnologia di Mbarara.
— FONTI
- (Fonti: New Vision, 15/12/2004)
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