Dal marzo 2013, dopo dieci anni consecutivi senza esecuzioni
Dal marzo 2013, dopo dieci anni consecutivi senza esecuzioni
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Dal marzo 2013, dopo dieci anni consecutivi senza esecuzioni, il Qatar può essere considerato un Paese abolizionista di fatto.
In Qatar, sono reati capitali l’omicidio, i crimini contro lo stato e il traffico di droga. In base all’art 283, sezione 11, del codice penale, l’abuso sessuale è punito con 15 anni di carcere, ma se la vittima è un parente, si applica l’art. 279 che prevede la pena di morte.
Parallelamente ai codici civile e penale, in Qatar vige la Sharia, anche se si applica solo ai musulmani. Il reato di Zina rende punibile con la morte qualsiasi atto sessuale di una persona sposata al di fuori del matrimonio, mentre gli atti sessuali da parte di persone non sposate sono punibili con la fustigazione.
I non musulmani non possono fare proseliti e il Governo proibisce ufficialmente servizi religiosi pubblici da parte di non-musulmani. Quelli privati sono consentiti e protetti. Convertire dall’Islam è considerato apostasia ed è tecnicamente un reato capitale. Tuttavia non vi sono notizie di esecuzioni per questo “crimine” dal 1971.
Nel febbraio 2004, il Qatar ha approvato la sua prima legge contro il terrorismo che prevede la pena di morte o l’ergastolo per “chiunque crei, organizzi o diriga un gruppo o un’organizzazione allo scopo di commettere un’azione terroristica”.
L’ultima esecuzione è stata effettuata l’11 marzo 2003, quando un cittadino indiano, Arun Abraham, condannato a morte dal tribunale della Sharia del Qatar per l’omicidio di un connazionale, è stato fucilato nella prigione centrale di Doha.
Le esecuzioni sono sempre state rare in Qatar, anche se sentenze capitali continuano a essere comminate. Non vi erano state esecuzioni per dieci anni fino al 2001, quando tre persone sono state giustiziate.
Il potere di commutare le sentenze di morte spetta all’Emiro.
Nel 2017, almeno 1 nuova condanna a morte è stata pronunciata.
Nel 2016 sono state emesse sei nuove condanne e almeno 10 persone erano nel braccio della morte a fine anno.
Nel 2015, sono state emesse nove condanne a morte. Almeno sette persone erano in attesa di esecuzione alla fine dell’anno e almeno due commutazioni sono state concesse, secondo Amnesty International.
Nel 2014, sono state emesse almeno quattro condanne a morte: due per omicidio, una per reati legati alla droga e una nei confronti di un filippino per spionaggio.
Nel 2013 erano state emesse sei condanne a morte e almeno una nel 2012.
Le Nazioni Unite
Il 7 maggio 2014, il Qatar è stato sottoposto alla Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. La delegazione del Paese, nel ribadire che la pena di morte non era stata praticata dal 2003, ha accettato le raccomandazioni a continuare gli sforzi per la promozione dei diritti umani e ha respinto quelle per l’adozione di una moratoria de jure sulle esecuzioni, in vista di abolire la pena di morte.
Il 29 settembre 2017, il Qatar ha votato contro la risoluzione sulla pena di morte (L6/17) alla 36° sessione del Consiglio diritti umani.
Il 17 dicembre 2018, il Qatar ha nuovamente votato contro la Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
In Qatar, sono reati capitali l’omicidio, i crimini contro lo stato e il traffico di droga. In base all’art 283, sezione 11, del codice penale, l’abuso sessuale è punito con 15 anni di carcere, ma se la vittima è un parente, si applica l’art. 279 che prevede la pena di morte.
Parallelamente ai codici civile e penale, in Qatar vige la Sharia, anche se si applica solo ai musulmani. Il reato di Zina rende punibile con la morte qualsiasi atto sessuale di una persona sposata al di fuori del matrimonio, mentre gli atti sessuali da parte di persone non sposate sono punibili con la fustigazione.
I non musulmani non possono fare proseliti e il Governo proibisce ufficialmente servizi religiosi pubblici da parte di non-musulmani. Quelli privati sono consentiti e protetti. Convertire dall’Islam è considerato apostasia ed è tecnicamente un reato capitale. Tuttavia non vi sono notizie di esecuzioni per questo “crimine” dal 1971.
Nel febbraio 2004, il Qatar ha approvato la sua prima legge contro il terrorismo che prevede la pena di morte o l’ergastolo per “chiunque crei, organizzi o diriga un gruppo o un’organizzazione allo scopo di commettere un’azione terroristica”.
L’ultima esecuzione è stata effettuata l’11 marzo 2003, quando un cittadino indiano, Arun Abraham, condannato a morte dal tribunale della Sharia del Qatar per l’omicidio di un connazionale, è stato fucilato nella prigione centrale di Doha.
Le esecuzioni sono sempre state rare in Qatar, anche se sentenze capitali continuano a essere comminate. Non vi erano state esecuzioni per dieci anni fino al 2001, quando tre persone sono state giustiziate.
Il potere di commutare le sentenze di morte spetta all’Emiro.
Nel 2017, almeno 1 nuova condanna a morte è stata pronunciata.
Nel 2016 sono state emesse sei nuove condanne e almeno 10 persone erano nel braccio della morte a fine anno.
Nel 2015, sono state emesse nove condanne a morte. Almeno sette persone erano in attesa di esecuzione alla fine dell’anno e almeno due commutazioni sono state concesse, secondo Amnesty International.
Nel 2014, sono state emesse almeno quattro condanne a morte: due per omicidio, una per reati legati alla droga e una nei confronti di un filippino per spionaggio.
Nel 2013 erano state emesse sei condanne a morte e almeno una nel 2012.
Le Nazioni Unite
Il 7 maggio 2014, il Qatar è stato sottoposto alla Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. La delegazione del Paese, nel ribadire che la pena di morte non era stata praticata dal 2003, ha accettato le raccomandazioni a continuare gli sforzi per la promozione dei diritti umani e ha respinto quelle per l’adozione di una moratoria de jure sulle esecuzioni, in vista di abolire la pena di morte.
Il 29 settembre 2017, il Qatar ha votato contro la risoluzione sulla pena di morte (L6/17) alla 36° sessione del Consiglio diritti umani.
Il 17 dicembre 2018, il Qatar ha nuovamente votato contro la Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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