CONNECTICUT (USA): FIGLIA DI UNA VITTIMA CONTRARIA ALLA PENA CAPITALE
Dawn Mancarella, la cui madre venne uccisa 20 anni fa, ha ribadito la sua contrarietà alla pena di morte.
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Dawn Mancarella, la cui madre venne uccisa 20 anni fa, ha ribadito la sua contrarietà alla pena di morte. Maccarella aveva già testimoniato in Parlamento contro la pena di morte nel 2012 (in quell’anno lo stato la abolì). Nel gennaio 2015 aveva rilasciato una testimonianza scritta in cui ribadiva la sua posizione, testimonianza che è stata acclusa agli atti giudiziari relativi alla causa in cui si discuteva il destino delle 11 persone presenti nel braccio della morte al momento dell’abolizione. Il 13 agosto 2015 la Corte Suprema di stato aveva dichiarato incostituzionale tenere nel braccio della morte i detenuti ora che non era più in vigore la pena di morte. Quella sentenza è stata impugnata dalla pubblica accusa, e attualmente è in fase di revisione da parte della stessa Corte Suprema di stato.
È raro che a distanza di poco tempo una Corte Suprema contraddica se stessa, ma siccome il voto nel 2015 era stato a stretta maggioranza (4-3), alcuni osservatori non considerano impossibile una modifica della sentenza. In questo contesto, la giovane Mancarella è stata intervistata dal quotidiano “The Register Citizen”. Tra le altre cose la Mancarella ha detto: “la pena di morte è uno spreco di energia e di denaro, che non fa giustizia, e non porta nessun sollievo alle vittime”.
“Sono d’accordo con la sentenza del 2015 che dichiarava la pena di morte incompatibile con gli standard attuali di moralità del Connecticut. È deludente vedere che la Corte ha accettato di riesaminare il caso, ma spero che riconfermino la decisione originale, e che lascino la pena di morte definitivamente alle nostre spalle”.
“La pena di morte, a causa della lunghezza delle procedure processuali, a alla loro ripetitività, costringe i parenti delle vittime a rivivere più volte, nel corso degli anni, l’uccisione dei loro cari, questo è l’opposto del concetto di giustizia, e non è in grado di restituire serenità ai parenti delle vittime, nemmeno se il condannato viene messo a morte in un anno, 10 anni o 20 anni. L’angoscia per la perdita dei tuoi cari non passa mai, e le esecuzioni ordinate dallo stato non ti fanno sentire meglio neanche un po’”.
Mancarella contesta anche l’uso dei fondi statali: “È frustrante vedere quanti milioni di dollari costa un singolo processo capitale, per poi sentirsi dire che invece non ci sono fondi per i progetti di assistenza ai parenti delle vittime” e conclude: “è ora di restituire il tempo e l’energia male utilizzata alle vittime, perché possa guarire l’anima dei loro parenti, e rendere veramente onore al loro sacrificio”.
È raro che a distanza di poco tempo una Corte Suprema contraddica se stessa, ma siccome il voto nel 2015 era stato a stretta maggioranza (4-3), alcuni osservatori non considerano impossibile una modifica della sentenza. In questo contesto, la giovane Mancarella è stata intervistata dal quotidiano “The Register Citizen”. Tra le altre cose la Mancarella ha detto: “la pena di morte è uno spreco di energia e di denaro, che non fa giustizia, e non porta nessun sollievo alle vittime”.
“Sono d’accordo con la sentenza del 2015 che dichiarava la pena di morte incompatibile con gli standard attuali di moralità del Connecticut. È deludente vedere che la Corte ha accettato di riesaminare il caso, ma spero che riconfermino la decisione originale, e che lascino la pena di morte definitivamente alle nostre spalle”.
“La pena di morte, a causa della lunghezza delle procedure processuali, a alla loro ripetitività, costringe i parenti delle vittime a rivivere più volte, nel corso degli anni, l’uccisione dei loro cari, questo è l’opposto del concetto di giustizia, e non è in grado di restituire serenità ai parenti delle vittime, nemmeno se il condannato viene messo a morte in un anno, 10 anni o 20 anni. L’angoscia per la perdita dei tuoi cari non passa mai, e le esecuzioni ordinate dallo stato non ti fanno sentire meglio neanche un po’”.
Mancarella contesta anche l’uso dei fondi statali: “È frustrante vedere quanti milioni di dollari costa un singolo processo capitale, per poi sentirsi dire che invece non ci sono fondi per i progetti di assistenza ai parenti delle vittime” e conclude: “è ora di restituire il tempo e l’energia male utilizzata alle vittime, perché possa guarire l’anima dei loro parenti, e rendere veramente onore al loro sacrificio”.
— FONTI
- (Fonti: The Register Citizen, 21/01/2016)
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