Con la legge n. 482-II del 25 aprile 2003, i reati punibili
Con la legge n. 482-II del 25 aprile 2003, i reati punibili con la pena di morte sono stati ridotti da quattro a due: terrorismo e omicidio di primo grado.
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Con la legge n. 482-II del 25 aprile 2003, i reati punibili con la pena di morte sono stati ridotti da quattro a due: terrorismo e omicidio di primo grado.
Un primo grande sforzo era già stato fatto nel 1994, quando i reati capitali erano 30 e, con l’entrata in vigore del nuovo codice, furono portati a 13.
Il 29 agosto 1998 il Parlamento decise un’ulteriore riduzione a 8, abolendo la pena di morte dal nuovo Codice in cinque casi: reati sessuali, violazione delle leggi di guerra, attentato al Presidente della Repubblica, spionaggio, contrabbando di armi chimiche, batteriologiche o nucleari o altre armi di distruzione di massa.
Attraverso emendamenti al Codice Penale entrati in vigore nell’ottobre 2001, il numero dei reati capitali furono ulteriormente ridotti da 8 a 4: aggressione, genocidio, terrorismo e omicidio di primo grado. Le modifiche hanno determinato anche la non applicazione della pena di morte per gli uomini oltre i 60 anni, le donne e i minori. Le condanne a morte possono essere commutate in condanne a 25 anni di detenzione (l’ergastolo non esiste).
Lo Special Rapporteur dell’Onu sulla tortura, dopo una visita compiuta in novembre e dicembre del 2002, ha dichiarato che la pratica della tortura in Uzbekistan è “sistematica” e che “molte confessioni ottenute sotto tortura e altri sistemi illegali vengono poi usate come prove nei processi, compresi quelli che portano alla pena di morte e altre pene durissime”.
Il 13 maggio 2005, si sono verificato gravi disordini ad Andijan. Il Presidente Karimov e altre fonti ufficiali hanno riferito che l’esercito aveva affrontato con armi da fuoco una manifestazione di militanti islamici e 169 “banditi” erano stati uccisi. Fonti indipendenti, comunque, hanno stimato che le vittime civili sarebbero state almeno 750 tra uomini, donne e bambini.
Non sono disponibili dati ufficiali su sentenze ed esecuzioni capitali in Uzbekistan. Molti casi, infatti, soprattutto quelli che vengono ritenuti collegati alla sicurezza dello stato, sono vincolati alla Legge sui Segreti di Stato e gestiti direttamente dai servizi di sicurezza, che ne rendono conto solo al Capo dello Stato. Le esecuzioni non sono pubbliche e solitamente hanno luogo con plotone di esecuzione. Il corpo del giustiziato non viene restituito ai familiari e il luogo della sepoltura non è reso noto.
Condanne a morte ed esecuzioni in Uzbekistan hanno raggiunto un numero allarmante in seguito alle esplosioni dinamitarde del febbraio 1999 a Tashkent, che il Governo ha sostenuto essere attentati alla vita del Presidente Islam Karimov. Nel luglio 2000 la Procura Generale ha confermato che 19 condanne a morte correlate a questi attentati erano state eseguite.
Nel settembre 2001, il Presidente Karimov ha pubblicamente dichiarato che circa 100 persone vengono giustiziate ogni anno.
Le esecuzioni sarebbero scese nel 2004 a “una cinquantina”, secondo quanto assicurato dallo stesso Presidente Karimov.
Nel 2005, sono state rese pubbliche almeno 2 esecuzioni.
Tra queste quella di Akhrorkhodzha Tolipkhodzhayev, 25 anni, fucilato il 1° marzo 2005. Lo ha reso noto l’organizzazione uzbeka per i diritti umani Madri Contro la Pena di Morte e la Tortura. Secondo Tamara Chikunova, direttrice del gruppo uzbeko per i diritti umani, Tolipkhodzhayev era stato estradato dal vicino Kazakistan – dove era stato incarcerato per rapina – ed era stato riconosciuto colpevole in Uzbekistan degli omicidi di due bambini, avvenuti nel corso di una rapina in un appartamento.
Tolipkhodzhayev, un ex soldato, nel corso degli interrogatori avrebbe subito delle torture, al fine di estorcergli una confessione. “Documenti dell’ospedale militare – ha denunciato la Chikunova – confermano che il ragazzo ha subito delle gravi ferite”. A seguito dell’esecuzione, il 17 aprile 2005, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite si è rivolto al Governo dell’Uzbekistan per chiedere chiarimenti sul caso di Akhrorkhuzha Tolipkhuzhayev di cui il Comitato ha avuto notizie il 7 aprile. Christine Chanet, capo del comitato, ha inviato un messaggio scritto al Ministro degli Esteri uszeko il 13 aprile per esprimere il suo "estremo allarme" per la notizia che Tolipkhuzhayev sarebbe stato giustiziato in segreto dopo che la corte marziale lo aveva condannato a morte il 19 febbraio 2004 nonostante fosse pendente un ricorso al Comitato. Secondo Tamara Chikunova, dell’associazione uzbeka ‘Madri contro la pena di morte e la tortura’, circa 100 esecuzioni sono effettuate ogni anno in Uzbekistan. Dati Osce riferiscono che tre persone, Yuldash Kasymov, Alisher Khatamov e Ismatillo Abasov sono state condannati a morte in separati processi tra il 2004 e il 2005 per omicidio aggravato. Tutti hanno fatto ricorso al Comitato diritti umani dell’ONU. Secondo Amnety International le condanne emesse nel 2005 sarebbero almeno 7. Fra le cinque repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, è rimasto solo l'Uzbekistan a praticare la pena di morte. Il 28 gennaio 2005, il presidente uzbeko Islam Karimov aveva dichiarato di fronte alle due Camere parlamentari riunite in seduta comune: “Non stiamo parlando dell’introduzione di una moratoria come avviene in alcuni paesi dove i condannati devono aspettare per anni l’esecuzione della sentenza, ma della completa abolizione” e che il paese ha “bisogno di almeno 2-3 anni” per arrivare all’abolizione completa della pena di morte, perchè si rendevano necessari cambiamenti nell’opinione pubblica che è in maggioranza favorevole”. Il 1° agosto 2005, il presidente uzbeko ha decretato l'abolizione della pena di morte nel Paese, rinviando tuttavia l'entrata in vigore del provvedimento di tre anni: il tempo necessario - ha detto – per "costruire nuove carceri". La televisione di stato ha detto che la pena di morte sarà abolita di fatto dal primo gennaio 2008.
Tolipkhodzhayev, un ex soldato, nel corso degli interrogatori avrebbe subito delle torture, al fine di estorcergli una confessione. “Documenti dell’ospedale militare – ha denunciato la Chikunova – confermano che il ragazzo ha subito delle gravi ferite”. A seguito dell’esecuzione, il 17 aprile 2005, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite si è rivolto al Governo dell’Uzbekistan per chiedere chiarimenti sul caso di Akhrorkhuzha Tolipkhuzhayev di cui il Comitato ha avuto notizie il 7 aprile. Christine Chanet, capo del comitato, ha inviato un messaggio scritto al Ministro degli Esteri uszeko il 13 aprile per esprimere il suo "estremo allarme" per la notizia che Tolipkhuzhayev sarebbe stato giustiziato in segreto dopo che la corte marziale lo aveva condannato a morte il 19 febbraio 2004 nonostante fosse pendente un ricorso al Comitato. Secondo Tamara Chikunova, dell’associazione uzbeka ‘Madri contro la pena di morte e la tortura’, circa 100 esecuzioni sono effettuate ogni anno in Uzbekistan. Dati Osce riferiscono che tre persone, Yuldash Kasymov, Alisher Khatamov e Ismatillo Abasov sono state condannati a morte in separati processi tra il 2004 e il 2005 per omicidio aggravato. Tutti hanno fatto ricorso al Comitato diritti umani dell’ONU. Secondo Amnety International le condanne emesse nel 2005 sarebbero almeno 7. Fra le cinque repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, è rimasto solo l'Uzbekistan a praticare la pena di morte. Il 28 gennaio 2005, il presidente uzbeko Islam Karimov aveva dichiarato di fronte alle due Camere parlamentari riunite in seduta comune: “Non stiamo parlando dell’introduzione di una moratoria come avviene in alcuni paesi dove i condannati devono aspettare per anni l’esecuzione della sentenza, ma della completa abolizione” e che il paese ha “bisogno di almeno 2-3 anni” per arrivare all’abolizione completa della pena di morte, perchè si rendevano necessari cambiamenti nell’opinione pubblica che è in maggioranza favorevole”. Il 1° agosto 2005, il presidente uzbeko ha decretato l'abolizione della pena di morte nel Paese, rinviando tuttavia l'entrata in vigore del provvedimento di tre anni: il tempo necessario - ha detto – per "costruire nuove carceri". La televisione di stato ha detto che la pena di morte sarà abolita di fatto dal primo gennaio 2008.
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