Circa un anno fa i telespettatori di tutto il mondo...
Circa un anno fa i telespettatori di tutto il mondo hanno visto l'immagine di una donna afgana avvolta nel burqa, giustiziata pubblicamente da un boia talebano nello stadio del paese
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Circa un anno fa i telespettatori di tutto il mondo hanno visto l'immagine di una donna afgana avvolta nel burqa, giustiziata pubblicamente da un boia talebano nello stadio del paese.
Immagini della donna senza nome e senza volto giustiziata con un colpo di fucile nello stadio di Kabul, sono state segretamente esportate dal paese dai membri dell'Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane (RAWA), un gruppo di donne. Da allora le immagini dell'esecuzione del 17 novembre 1999 sono diventate l'icona delle donne sofferenti sotto il regime talebano.
Ora la donna senza volto ha un nome: Zarmina. Il giornalista Anton Antonowicz del Daily Mirror di Londra, ha appreso l'identit� della donna dietro il velo, e scoperto che era stata in prigione per 3 anni per aver ucciso il marito.
La donna, 35enne e madre di 7 figli, era stata portata in prigione insieme ai suoi due gemelli di un anno, un maschio e una femmina, e la sua unica speranza era di essere risparmiata per via dei suoi figli, speranza che era stata alimentata dalla dichiarazione dei Talebani secondo cui Zarmina sarebbe vissuta fino alla fine dello svezzamento dei figli.
"Continuava a ripetere sempre la stessa cosa, ovvero "non mi uccideranno, non mi uccideranno," ha detto Antonowicz al Good Morning America. "Chi si occuper� dei miei bambini? Sono una madre. Non possono uccidere una madre".
Ma Zarmina si sbagliava. Una volta svezzati i gemelli, la sua esecuzione � stata fissata. Bench� la notizia fosse stata annunciata alla radio giorni prima, Zarmina non sapeva nulla della sua morte imminente. Lei era convinta che la sua punizione sarebbero state 100 frustate.
Infatti, la mattina della sua esecuzione aveva preso in prestito, da altri prigionieri, dei vestiti extra da mettere sotto il suo burka nella speranza di alleggerire il peso delle frustate.
Antonowicz ha saputo da testimoni oculari, in Afghanistan, cosa � avvenuto quella mattina.
"E' stata presa, fatta mettere in ginocchio sul luogo dell'esecuzione, e dietro di lei c'era un uomo con un fucile. Lei ancora non sapeva nulla," ha detto. "Poi l'uomo ha sparato, la sua mano tremava cos� tanto che il proiettile ha solo sfiorato il lato della testa, attraversando il burqa, ma senza ferirla.
Solo a questo punto Zarmina ha realizzato che stava per essere uccisa.
Ha sollevato le braccia e ha supplicato che qualcuno le prendesse, per tenerla ferma" ha detto Antonowicz
Immagini della donna senza nome e senza volto giustiziata con un colpo di fucile nello stadio di Kabul, sono state segretamente esportate dal paese dai membri dell'Associazione Rivoluzionaria delle Donne Afghane (RAWA), un gruppo di donne. Da allora le immagini dell'esecuzione del 17 novembre 1999 sono diventate l'icona delle donne sofferenti sotto il regime talebano.
Ora la donna senza volto ha un nome: Zarmina. Il giornalista Anton Antonowicz del Daily Mirror di Londra, ha appreso l'identit� della donna dietro il velo, e scoperto che era stata in prigione per 3 anni per aver ucciso il marito.
La donna, 35enne e madre di 7 figli, era stata portata in prigione insieme ai suoi due gemelli di un anno, un maschio e una femmina, e la sua unica speranza era di essere risparmiata per via dei suoi figli, speranza che era stata alimentata dalla dichiarazione dei Talebani secondo cui Zarmina sarebbe vissuta fino alla fine dello svezzamento dei figli.
"Continuava a ripetere sempre la stessa cosa, ovvero "non mi uccideranno, non mi uccideranno," ha detto Antonowicz al Good Morning America. "Chi si occuper� dei miei bambini? Sono una madre. Non possono uccidere una madre".
Ma Zarmina si sbagliava. Una volta svezzati i gemelli, la sua esecuzione � stata fissata. Bench� la notizia fosse stata annunciata alla radio giorni prima, Zarmina non sapeva nulla della sua morte imminente. Lei era convinta che la sua punizione sarebbero state 100 frustate.
Infatti, la mattina della sua esecuzione aveva preso in prestito, da altri prigionieri, dei vestiti extra da mettere sotto il suo burka nella speranza di alleggerire il peso delle frustate.
Antonowicz ha saputo da testimoni oculari, in Afghanistan, cosa � avvenuto quella mattina.
"E' stata presa, fatta mettere in ginocchio sul luogo dell'esecuzione, e dietro di lei c'era un uomo con un fucile. Lei ancora non sapeva nulla," ha detto. "Poi l'uomo ha sparato, la sua mano tremava cos� tanto che il proiettile ha solo sfiorato il lato della testa, attraversando il burqa, ma senza ferirla.
Solo a questo punto Zarmina ha realizzato che stava per essere uccisa.
Ha sollevato le braccia e ha supplicato che qualcuno le prendesse, per tenerla ferma" ha detto Antonowicz
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