CINA: RISARCITO PER INGIUSTA DETENZIONE NEL BRACCIO DELLA MORTE
un uomo che in Cina è stato liberato dopo aver trascorso sei anni nel braccio della morte a seguito di una
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un uomo che in Cina è stato liberato dopo aver trascorso sei anni nel braccio della morte a seguito di una erronea condanna per omicidio è stato risarcito con 189 mila dollari, hanno riportato i media statali.
Nian Bin, ex proprietario di uno stand alimentare che era stato riconosciuto colpevole dell’avvelenamento di due bambini e condannato a morte nel 2008, è stato liberato dopo che un tribunale ha annullato la sua condanna lo scorso agosto.
Un tribunale gli ha riconosciuto un risarcimento di 1,14 milioni di yuan (189 mila dollari) per la perdita della libertà personale e la sofferenza psichica subita, ha riportato la Xinhua News Agency.
Il suo caso è passato per molteplici appelli, con gli avvocati difensori che hanno sostenuto l’insufficienza delle prove e denunciato le torture della polizia per ottenere una confessione.
Nel mese di dicembre Nian aveva depositato una richiesta al governo di 15 milioni di yuan (2,4 milioni dollari) di risarcimento presso un tribunale della provincia orientale di Fujian, che aveva confermato la sua condanna a morte per tre volte, ha riportato all’epoca il China Daily.
Nian ha anche chiesto al tribunale di formulare pubbliche scuse attraverso i media, ha aggiunto il giornale.
Le assoluzioni nel sistema giudiziario cinese sono estremamente rare – lo scorso anno il 99,93% degli imputati nei procedimenti penali sono stati giudicati colpevoli, secondo statistiche ufficiali.
L'uso della forza per estorcere confessioni rimane diffuso nel Paese e gli imputati spesso non dispongono di una difesa efficace nei processi penali, il che porta a frequenti errori giudiziari.
Alcune volte la Cina ha scagionato detenuti ingiustamente giustiziati dopo che altri si sono fatti avanti per confessare i crimini, o perché la presunta vittima di omicidio è stata in seguito trovata viva.
Il Partito Comunista cinese sta cercando di placare la rabbia dell’opinione pubblica per le ingiustizie, diminuendo l'influenza dei funzionari locali su alcuni casi giudiziari e ribaltando verdetti in alcuni casi di alto profilo.
Nian Bin, ex proprietario di uno stand alimentare che era stato riconosciuto colpevole dell’avvelenamento di due bambini e condannato a morte nel 2008, è stato liberato dopo che un tribunale ha annullato la sua condanna lo scorso agosto.
Un tribunale gli ha riconosciuto un risarcimento di 1,14 milioni di yuan (189 mila dollari) per la perdita della libertà personale e la sofferenza psichica subita, ha riportato la Xinhua News Agency.
Il suo caso è passato per molteplici appelli, con gli avvocati difensori che hanno sostenuto l’insufficienza delle prove e denunciato le torture della polizia per ottenere una confessione.
Nel mese di dicembre Nian aveva depositato una richiesta al governo di 15 milioni di yuan (2,4 milioni dollari) di risarcimento presso un tribunale della provincia orientale di Fujian, che aveva confermato la sua condanna a morte per tre volte, ha riportato all’epoca il China Daily.
Nian ha anche chiesto al tribunale di formulare pubbliche scuse attraverso i media, ha aggiunto il giornale.
Le assoluzioni nel sistema giudiziario cinese sono estremamente rare – lo scorso anno il 99,93% degli imputati nei procedimenti penali sono stati giudicati colpevoli, secondo statistiche ufficiali.
L'uso della forza per estorcere confessioni rimane diffuso nel Paese e gli imputati spesso non dispongono di una difesa efficace nei processi penali, il che porta a frequenti errori giudiziari.
Alcune volte la Cina ha scagionato detenuti ingiustamente giustiziati dopo che altri si sono fatti avanti per confessare i crimini, o perché la presunta vittima di omicidio è stata in seguito trovata viva.
Il Partito Comunista cinese sta cercando di placare la rabbia dell’opinione pubblica per le ingiustizie, diminuendo l'influenza dei funzionari locali su alcuni casi giudiziari e ribaltando verdetti in alcuni casi di alto profilo.
— FONTI
- (Fonti: AGENCE FRANCE PRESSE, 17/02/2015)
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