Cina: condanna a morte sospesa per ex governatore dello Shanxi


Un tribunale cinese ha condannato a morte l'ex governatore della provincia cinese dello Shanxi, Jin Xiangjun, con sospensione condizionale della pena per due anni, per aver accettato tangenti per oltre 148 milioni di yuan (20 milioni di dollari), hanno riportato media statali l'8 settembre 2026.
Il Tribunale Intermedio del Popolo di Xinyang, nella provincia dell'Henan, ha inoltre privato Jin dei suoi diritti politici a vita e ha ordinato la confisca di tutti i suoi beni personali, come riportato dall'agenzia di stampa Xinhua di Pechino.
Il tribunale ha anche disposto che le tangenti percepite da Jin e gli interessi maturati vengano devoluti al tesoro nazionale.
Il tribunale, che ha tenuto un'udienza pubblica sul caso a giugno, ha dichiarato Jin colpevole di corruzione per un importo eccezionalmente elevato, aggiungendo che le sue azioni hanno causato gravi danni agli interessi dello Stato e del popolo, motivando così la condanna a morte.
Il tribunale gli ha tuttavia concesso una sospensione della pena di due anni, citando circostanze attenuanti, tra cui la confessione resa dopo l'arresto, la rivelazione di reati di corruzione precedentemente sconosciuti, la dichiarazione di colpevolezza e l'espressione di rimorso.
Il tribunale ha inoltre rilevato che parte dei proventi illeciti sono stati recuperati.
Jin era stato espulso dal Partito Comunista Cinese (PCC) e rimosso dall'incarico pubblico per gravi violazioni della disciplina e delle leggi del partito nell'ottobre dello scorso anno.
Jin, ex vice capo del Comitato provinciale del PCC dello Shanxi, è stato ritenuto colpevole di aver abusato della sua posizione per favorire altre persone in questioni quali operazioni commerciali e appalti, accettando illegalmente in cambio ingenti somme di denaro e regali.
- (Fonte: AA, 08/09/2026)
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