CASO LO PORTO: SERGIO D’ELIA, SEGRETARIO DI NESSUNO TOCCHI CAINO, SU USO DRONI ARMATI
Sulla notizia della morte del cooperante italiano Giovanni Lo Porto rimasto vittima lo scorso gennaio, insieme ad altri due cittadini americani - uno ostaggio, come Lo Porto e l’altro leader di Al Qaeda - di un drone CIA, Sergio d’Elia, Segretario di
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Sulla notizia della morte del cooperante italiano Giovanni Lo Porto rimasto vittima lo scorso gennaio, insieme ad altri due cittadini americani - uno ostaggio, come Lo Porto e l’altro leader di Al Qaeda - di un drone CIA, Sergio d’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino ha dichiarato:
“Non si può considerare l’accaduto come mero effetto collaterale e inevitabile di una causa giusta. Né si può accettare che, nel nome della guerra mondiale al terrorismo, il Presidente di una democrazia tra le più antiche al mondo possa, per decreto, dichiarare qualcuno colpevole al termine di un processo segreto anche per il solo sospetto che abbia l’intenzione di commettere in futuro un crimine. In questo modo, i cittadini americani all’estero possono essere uccisi per il mero sospetto di attività anti-americane, quando invece in patria avrebbero diritto ad un processo con tutte le garanzie possibili, anche quelle previste dal sistema arcaico della pena capitale. Diffidiamo dunque dall’uso dei droni armati – ha concluso d’Elia - perché come ogni altra arma, oltre che alla legge interna, i droni dovrebbero sottostare al diritto internazionale, inclusa la legge umanitaria internazionale, che ne regolamenti l’uso”.
“Non si può considerare l’accaduto come mero effetto collaterale e inevitabile di una causa giusta. Né si può accettare che, nel nome della guerra mondiale al terrorismo, il Presidente di una democrazia tra le più antiche al mondo possa, per decreto, dichiarare qualcuno colpevole al termine di un processo segreto anche per il solo sospetto che abbia l’intenzione di commettere in futuro un crimine. In questo modo, i cittadini americani all’estero possono essere uccisi per il mero sospetto di attività anti-americane, quando invece in patria avrebbero diritto ad un processo con tutte le garanzie possibili, anche quelle previste dal sistema arcaico della pena capitale. Diffidiamo dunque dall’uso dei droni armati – ha concluso d’Elia - perché come ogni altra arma, oltre che alla legge interna, i droni dovrebbero sottostare al diritto internazionale, inclusa la legge umanitaria internazionale, che ne regolamenti l’uso”.
— FONTI
- (Fonti: NtC, 23/04/2015)
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