BANGLADESH. RILASCIATO CITTADINO CONDANNATO A MORTE ERRONEAMENTE
un cittadino del Bangladesh con lo stesso soprannome di un sospetto omicida è stato erroneamente processato e condannato a morte per un crimine che non ha commesso.
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un cittadino del Bangladesh con lo stesso soprannome di un sospetto omicida è stato erroneamente processato e condannato a morte per un crimine che non ha commesso.
I suoi avvocati hanno presentato una petizione all’Alta Corte per chiedere che Shah Alam Babu sia rilasciato.
"Abbiamo presentato la petizione perchè sia rilasciato sulla base del fatto che una persona è stata accusata ma un’altra è stata processata," ha detto l’avvocato Signora Elina Khan della Società per il rispetto dei diritti umani.
Entrambi gli uomini erano soprannominati "Babu", una parola che significa ragazzino, bambino e che è di uso frequente.
"Non è chiaro come si sia creta questa situazione ma è chiaro che avevano lo stesso soprannome. Abbiamo svolto delle indagini e siamo convinti che sia stata commessa un’ingiustizia," ha aggiunto.
La vedova della vittima, Rokeya, ha detto che l’uomo condannato non è quello che lei aveva accusato.
"Ho detto ai giudici che stavano condannando una persona innocente mentre il vero assassino di mio marito era libero," ha detto la vedova.
Il marito di Rokeya, Gazi Liaquat Hossain venne ucciso nel marzo 1998 dopo che aveva lasciato casa sua nella capitale Dhaka. La donna ha detto di aver denunciato alla polizia un uomo di nome Sundar Babu sulla base di quanto riferito da testimoni dell’omicidio. Ma quando il processo è iniziato ha scoperto che un altro uomo, Shah Alam Babu, era sul banco degli imputati. Quest’uomo è stato condannato a morte da una corte di Dhaka nell’agosto 2004.
I suoi avvocati hanno presentato una petizione all’Alta Corte per chiedere che Shah Alam Babu sia rilasciato.
"Abbiamo presentato la petizione perchè sia rilasciato sulla base del fatto che una persona è stata accusata ma un’altra è stata processata," ha detto l’avvocato Signora Elina Khan della Società per il rispetto dei diritti umani.
Entrambi gli uomini erano soprannominati "Babu", una parola che significa ragazzino, bambino e che è di uso frequente.
"Non è chiaro come si sia creta questa situazione ma è chiaro che avevano lo stesso soprannome. Abbiamo svolto delle indagini e siamo convinti che sia stata commessa un’ingiustizia," ha aggiunto.
La vedova della vittima, Rokeya, ha detto che l’uomo condannato non è quello che lei aveva accusato.
"Ho detto ai giudici che stavano condannando una persona innocente mentre il vero assassino di mio marito era libero," ha detto la vedova.
Il marito di Rokeya, Gazi Liaquat Hossain venne ucciso nel marzo 1998 dopo che aveva lasciato casa sua nella capitale Dhaka. La donna ha detto di aver denunciato alla polizia un uomo di nome Sundar Babu sulla base di quanto riferito da testimoni dell’omicidio. Ma quando il processo è iniziato ha scoperto che un altro uomo, Shah Alam Babu, era sul banco degli imputati. Quest’uomo è stato condannato a morte da una corte di Dhaka nell’agosto 2004.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 16/03/2005)
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