BAN KI-MOON: LA PENA DI MORTE NON RIDUCE IL TERRORISMO
alla vigilia della Giornata mondiale contro la pena di morte, fissata per il 10 ottobre, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha diffuso il seguente messaggio:
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alla vigilia della Giornata mondiale contro la pena di morte, fissata per il 10 ottobre, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha diffuso il seguente messaggio:
“La pena di morte è una pratica crudele e disumana. Non ha posto nel ventunesimo secolo.
La Giornata mondiale contro la pena di morte di quest'anno si concentra sui reati legati al terrorismo. In tutto il mondo, 65 Paesi mantengono la pena di morte per tali crimini. Per essere legittime ed efficaci, le misure antiterrorismo, come tutte le operazioni di sicurezza, devono essere ancorate al rispetto dei diritti umani e allo stato di diritto.
Eppure condanne a morte per terrorismo sono spesso emesse al termine di processi iniqui e sommari da tribunali militari o speciali. Confessioni sono spesso ottenute sotto costrizione o in altri modi nei quali il diritto di ricorso non è rispettato. Alcuni Paesi cercano anche di criminalizzare il legittimo esercizio delle libertà fondamentali, includendo definizioni vaghe nella legislazione antiterrorismo.
Cerchiamo di essere chiari: la partecipazione a proteste pacifiche e critiche di un governo – sia in privato che su Internet o nei media - non sono né reati né atti terroristici. La minaccia o l'uso della pena di morte in questi casi è una grave violazione dei diritti umani.
Alcuni potrebbero obiettare che la pena capitale diminuirà il terrorismo. Questo non è vero. L'esperienza ha dimostrato che mettere a morte i terroristi serve come propaganda per le loro organizzazioni con la creazione di “martiri” e per rendere più efficaci le loro macabre campagne di reclutamento.
Il mantenimento dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani - anche di fronte al terrorismo e all'estremismo violento - è un obbligo che amplificherà la capacità della società di affrontare minacce terroristiche.
Continuiamo il nostro lavoro per l'abolizione della pena di morte in tutte le circostanze e luoghi. Lasciate che le nostre azioni siano sempre guidate dalla bussola etica dei diritti umani - la via più efficace per un mondo più sicuro e più giusto.”
La Giornata mondiale contro la pena di morte di quest'anno si concentra sui reati legati al terrorismo. In tutto il mondo, 65 Paesi mantengono la pena di morte per tali crimini. Per essere legittime ed efficaci, le misure antiterrorismo, come tutte le operazioni di sicurezza, devono essere ancorate al rispetto dei diritti umani e allo stato di diritto.
Eppure condanne a morte per terrorismo sono spesso emesse al termine di processi iniqui e sommari da tribunali militari o speciali. Confessioni sono spesso ottenute sotto costrizione o in altri modi nei quali il diritto di ricorso non è rispettato. Alcuni Paesi cercano anche di criminalizzare il legittimo esercizio delle libertà fondamentali, includendo definizioni vaghe nella legislazione antiterrorismo.
Cerchiamo di essere chiari: la partecipazione a proteste pacifiche e critiche di un governo – sia in privato che su Internet o nei media - non sono né reati né atti terroristici. La minaccia o l'uso della pena di morte in questi casi è una grave violazione dei diritti umani.
Alcuni potrebbero obiettare che la pena capitale diminuirà il terrorismo. Questo non è vero. L'esperienza ha dimostrato che mettere a morte i terroristi serve come propaganda per le loro organizzazioni con la creazione di “martiri” e per rendere più efficaci le loro macabre campagne di reclutamento.
Il mantenimento dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani - anche di fronte al terrorismo e all'estremismo violento - è un obbligo che amplificherà la capacità della società di affrontare minacce terroristiche.
Continuiamo il nostro lavoro per l'abolizione della pena di morte in tutte le circostanze e luoghi. Lasciate che le nostre azioni siano sempre guidate dalla bussola etica dei diritti umani - la via più efficace per un mondo più sicuro e più giusto.”
— FONTI
- (Fonti: un.org, 07/10/2016)
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