AUTORITA’ PALESTINESE. GRUPPO PALESTINESE, ABU MAZEN COME ARAFAT
la notizia diffusa due giorni fa dal Jerusalem Post sulla decisione del Presidente dell’ANP Abu Mazen di autorizzare decine di esecuzioni tra cui quelle di tre presunti collaborazionisti con Israele, è stata confermata e commentata duramente dal
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la notizia diffusa due giorni fa dal Jerusalem Post sulla decisione del Presidente dell’ANP Abu Mazen di autorizzare decine di esecuzioni tra cui quelle di tre presunti collaborazionisti con Israele, è stata confermata e commentata duramente dal Palestinian Human Rights Monitoring Group, la principale organizzazione palestinese per la difesa dei diritti umani. Lo rende noto l’associazione radicale Nessuno tocchi Caino che ha chiesto al governo italiano e all’Unione Europea di intervenire per fermare le esecuzioni che potrebbero essere imminenti.
Oltre alle esecuzioni già autorizzate, Abu Mazen ha deciso di trasferire i casi di altri 51 detenuti nel braccio della morte palestinese, tra cui numerosi “collaborazionisti”, al Muftì di Gerusalemme, Sheikh Akrima Sabri, perchè autorizzi la loro esecuzione prima della decisione definitiva che spetta al Presidente dell’Autorità Palestinese.
Secondo Bassam Eid, direttore del Palestinian Human Rights Monitoring Group, la decisione di riferire i casi al Muftì, che è un’autorità religiosa, “viola le norme internazionali e i diritti umani più elementari e non lascia presagire nulla di buono per la democrazia in Palestina.” “Abu Mazen li vuole ammazzare,” ha detto Eid come riportato dal sito CNSNews.com. “Da una parte, Abbas parla pubblicamente di democrazia, diritti umani e pluralismo; dall’altra affida il destino dei 51 condannati a morte al Muftì,” ha dichiarato Eid, secondo il quale “questa è l’altra faccia della stessa medaglia, come era con Arafat.” La comunità internazionale deve guardare alla “situazione interna dei palestinesi e non essere così eccitata dalle dichiarazioni di Abu Mazen,” ha concluso Eid.
“E’ gravissimo che sia proprio il nuovo Presidente dell’Autorità, accreditato come l’uomo del cambiamento democratico in Palestina e del dialogo con Israele, a voler ripristinare una pratica, quella delle esecuzioni, che persino Arafat aveva alla fine dismesso,” ha commentato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino. “Ma ancora più grave è che la stampa occidentale, il governo italiano e l’Unione Europea tacciano su questo e non si interroghino seriamente sulla credibilità di Abu Mazen e sulla sua volontà di voltare pagina”. “Chiediamo all’Italia e all’Unione Europea di intervenire subito sul Presidente dell’ANP perchè sospenda le esecuzioni e di porre il rispetto dei diritti umani dei palestinesi al centro delle relazioni con il governo di Abu Mazen e come condizione essenziale per l’invio di aiuti italiani ed europei.”
Oltre alle esecuzioni già autorizzate, Abu Mazen ha deciso di trasferire i casi di altri 51 detenuti nel braccio della morte palestinese, tra cui numerosi “collaborazionisti”, al Muftì di Gerusalemme, Sheikh Akrima Sabri, perchè autorizzi la loro esecuzione prima della decisione definitiva che spetta al Presidente dell’Autorità Palestinese.
Secondo Bassam Eid, direttore del Palestinian Human Rights Monitoring Group, la decisione di riferire i casi al Muftì, che è un’autorità religiosa, “viola le norme internazionali e i diritti umani più elementari e non lascia presagire nulla di buono per la democrazia in Palestina.” “Abu Mazen li vuole ammazzare,” ha detto Eid come riportato dal sito CNSNews.com. “Da una parte, Abbas parla pubblicamente di democrazia, diritti umani e pluralismo; dall’altra affida il destino dei 51 condannati a morte al Muftì,” ha dichiarato Eid, secondo il quale “questa è l’altra faccia della stessa medaglia, come era con Arafat.” La comunità internazionale deve guardare alla “situazione interna dei palestinesi e non essere così eccitata dalle dichiarazioni di Abu Mazen,” ha concluso Eid.
“E’ gravissimo che sia proprio il nuovo Presidente dell’Autorità, accreditato come l’uomo del cambiamento democratico in Palestina e del dialogo con Israele, a voler ripristinare una pratica, quella delle esecuzioni, che persino Arafat aveva alla fine dismesso,” ha commentato Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino. “Ma ancora più grave è che la stampa occidentale, il governo italiano e l’Unione Europea tacciano su questo e non si interroghino seriamente sulla credibilità di Abu Mazen e sulla sua volontà di voltare pagina”. “Chiediamo all’Italia e all’Unione Europea di intervenire subito sul Presidente dell’ANP perchè sospenda le esecuzioni e di porre il rispetto dei diritti umani dei palestinesi al centro delle relazioni con il governo di Abu Mazen e come condizione essenziale per l’invio di aiuti italiani ed europei.”
— FONTI
- (Fonti: CNSNews.com,17/02/05 NtC, 18/02/05;)
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