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UZBEKISTAN

Attraverso emendamenti al Codice Penale entrati in...

Attraverso emendamenti al Codice Penale entrati in vigore nell'ottobre 2001, il numero dei reati passibili di pena di morte è stato ridotto da otto a quattro

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Attraverso emendamenti al Codice Penale entrati in vigore nell'ottobre 2001, il numero dei reati passibili di pena di morte è stato ridotto da otto a quattro. La pena capitale si applica ora solo ai reati di aggressione, genocidio, terrorismo e omicidio di primo grado.
Le modifiche prevedono anche la non applicazione della pena di morte per gli uomini oltre i 60 anni, le donne e i minori.
Il codice penale prevede che le condanne a morte possano essere commutate in condanne a 25 anni di detenzione (l'ergastolo non esiste).
Il 29 agosto 1998, il Parlamento aveva abolito la pena di morte dal nuovo codice per 5 reati: reati sessuali con perversioni, violazione delle leggi di guerra, attentato al Presidente della Repubblica, spionaggio, contrabbando di armi chimiche, batteriologiche o nucleari o altre armi di distruzione di massa.
Non sono disponibili dati ufficiali sulla pena di morte. Molti casi infatti, soprattutto quelli che vengono ritenuti collegati alla sicurezza dello Stato, sono vincolati al "Official Secrets Act" e gestiti direttamente dai Servizi di Sicurezza, che ne rendono conto solo al Capo dello Stato.
Condanne a morte ed esecuzioni in Uzbekistan hanno raggiunto un numero allarmante: almeno 56 condanne a morte e 20 esecuzioni di cui si ha notizia dall'inizio del 1999. Poiché le informazioni sulla pena di morte sono segreto di stato, il numero reale potrebbe essere molto più alto.
La maggior parte delle condanne sono state comminate in seguito alle esplosioni dinamitarde del febbraio 1999 a Tashkent, che il governo uzbeko ha sostenuto essere attentati alla vita del presidente Islam Karimov. Il presidente Karimov sembra abbia detto ad un giornalista nell'aprile 1999: "Sono pronto a tagliare la testa di 200 persone, a sacrificare la loro vita, per salvare la pace e tranquillizzare la repubblica".
FONTI
  • (Fonte: Amnesty International Bulletin, 1/9/2000)