AMNESTY: ESECUZIONI NEL 2018 SCESE DI UN TERZO RISPETTO ALL’ANNO PRIMA
Le esecuzioni nel mondo sono diminuite drasticamente di quasi un terzo (31%) nel 2018 rispetto all’anno prima, toccando la cifra più bassa da almeno un decennio, ha rilevato Amnesty International nella suo rapporto annuale sulla pena di morte.


Le esecuzioni nel mondo sono diminuite drasticamente di quasi un terzo (31%) nel 2018 rispetto all’anno prima, toccando la cifra più bassa da almeno un decennio, ha rilevato Amnesty International nella suo rapporto annuale sulla pena di morte.
I dati - contenuti nel nuovo rapporto di Amnesty di 54 pagine, “Condanne a morte ed Esecuzioni 2018” - mostrano anche che c'è stata una diminuzione del 50% delle esecuzioni in Iran (dove l'uso della pena di morte è diffuso) a seguito di una modifica delle sue leggi anti-droga. Anche Iraq, Pakistan e Somalia hanno visto significative riduzioni delle esecuzioni.
Di conseguenza, il numero delle esecuzioni è globalmente sceso dal 993 (il dato minimo noto) nel 2017, ad almeno 690 (di nuovo, il dato minimo noto) nel 2018.
Tuttavia, queste statistiche non includono la Cina - dove si ritiene che migliaia di persone siano messe a morte ogni anno - perché le autorità cinesi rifiutano di rilasciare informazioni sulla pena capitale e tutti i dati sono classificati come segreti di stato.
Il rapporto di Amnesty - che si inserisce nella protesta globale per l’introduzione di un codice penale in Brunei che consente la lapidazione per atti omosessuali - mostra che ci sono state esecuzioni in 20 paesi nel 2018:
Cina (stimati 1.000), Iran (253+), Arabia Saudita (149), Vietnam (85+), Iraq (52+), Egitto (43+), Stati Uniti (25), Giappone (15), Pakistan (14+), Singapore (13), Somalia (13), Sudan del Sud (7+), Bielorussia (4+), Yemen (4+), Afghanistan (3), Botswana (2), Sudan (2), Taiwan (1), Thailandia (1), Corea del Nord (numero sconosciuto). Molti paesi non rilasciano informazioni ufficiali sulla pena di morte e si ritiene che diversi paesi abbiano giustiziato molto di più rispetto alle cifre minime riportate (indicate da un simbolo "+").
I dati - contenuti nel nuovo rapporto di Amnesty di 54 pagine, “Condanne a morte ed Esecuzioni 2018” - mostrano anche che c'è stata una diminuzione del 50% delle esecuzioni in Iran (dove l'uso della pena di morte è diffuso) a seguito di una modifica delle sue leggi anti-droga. Anche Iraq, Pakistan e Somalia hanno visto significative riduzioni delle esecuzioni.
Di conseguenza, il numero delle esecuzioni è globalmente sceso dal 993 (il dato minimo noto) nel 2017, ad almeno 690 (di nuovo, il dato minimo noto) nel 2018.
Tuttavia, queste statistiche non includono la Cina - dove si ritiene che migliaia di persone siano messe a morte ogni anno - perché le autorità cinesi rifiutano di rilasciare informazioni sulla pena capitale e tutti i dati sono classificati come segreti di stato.
Il rapporto di Amnesty - che si inserisce nella protesta globale per l’introduzione di un codice penale in Brunei che consente la lapidazione per atti omosessuali - mostra che ci sono state esecuzioni in 20 paesi nel 2018:
Cina (stimati 1.000), Iran (253+), Arabia Saudita (149), Vietnam (85+), Iraq (52+), Egitto (43+), Stati Uniti (25), Giappone (15), Pakistan (14+), Singapore (13), Somalia (13), Sudan del Sud (7+), Bielorussia (4+), Yemen (4+), Afghanistan (3), Botswana (2), Sudan (2), Taiwan (1), Thailandia (1), Corea del Nord (numero sconosciuto). Molti paesi non rilasciano informazioni ufficiali sulla pena di morte e si ritiene che diversi paesi abbiano giustiziato molto di più rispetto alle cifre minime riportate (indicate da un simbolo "+").
— FONTI
- (Fonti: amnesty.org.uk, 10/04/2019)
