A Nashville, il giudice distrettuale Harry S. Mattice Jr. ha ribadito oggi che se la pubblica accusa non inizierà un eventuale nuovo processo contro Paul House entro il 17 giugno, dovrà liberarlo.
A Nashville, il giudice distrettuale Harry S. Mattice Jr. ha ribadito oggi che se la pubblica accusa non inizierà un eventuale nuovo processo contro Paul House entro il 17 giugno, dovrà liberarlo.
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A Nashville, il giudice distrettuale Harry S. Mattice Jr. ha ribadito oggi che se la pubblica accusa non inizierà un eventuale nuovo processo contro Paul House entro il 17 giugno, dovrà liberarlo. House aveva già emesso una sentenza simile il 7 aprile (vedi), sentenza che il 5 maggio (vedi) era stata confermata anche dalla Corte d’Appello del 6° Circuito, ma il rappresentante della pubblica accusa, il procuratore distrettuale Paul Phillips continua a presentare tutti gli appelli possibili. Dopo la sentenza odierna ha dichiarato che sarà pronto per iniziare il nuovo processo entro la data fissata dal giudice Mattice, anche se questa volta non chiederà la pena di morte. Il difensore di House, Stephen Kissinger, ha invece dichiarato che farà immediatamente ricorso alla Corte d’Appello del 6° Circuito perché annulli la sentenza odierna e ripristini il precedente ordine del giudice Mattice che fissava al 28 maggio la data entro la quale la pubblica accusa doveva reiniziare il processo, mettendo fine a una troppo lunga serie di rinvii, che se assecondati potrebbero ritardare ancora di molto la scarcerazione di House. House, che oggi ha 46 anni, e si muove su una sedia a rotelle perché malato di sclerosi multipla, è stato nel braccio della morte per oltre 20 anni dopo esser stato condannato a morte nel 1986 con l’accusa di aver violentato e ucciso, nel luglio 1985, Carolyn Muncey. Il primo sospettato dell’omicidio fu il marito della donna, ma in seguito una serie di indizi portarono all’arresto e alla condanna di White. White aveva precedenti per violenza sessuale, e i tecnici di laboratorio stabilirono che lo sperma ritrovato sulla biancheria della donna fosse compatibile con il gruppo sanguigno di White, il quale, inoltre, non aveva un alibi. Nel 2006 i difensori di House riuscirono a far riaprire il caso dimostrando, grazie ai test del Dna, che lo sperma trovato sulla vittima apparteneva non ad House, ma al primo sospettato, il marito. La difesa inoltre esibì dei testimoni avevano sentito il marito della donna ammettere l’omicidio.
— FONTI
- (fonti: The Tennessean, Associated Press, 28/05/2008)
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