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19 minuti prima dell’esecuzione, prevista per le 18.00...

19 minuti prima dell’esecuzione, prevista per le 18.00...

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19 minuti prima dell’esecuzione, prevista per le 18.00, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sospeso l’esecuzione di Earl W. Berry. Berry oggi ha 48 anni, ed è stato condannato a morte nel 1988 dopo aver confessato di aver ucciso, il 19 novembre 1987, una donna di 56 anni, Mary Bounds.
È la terza sospensione decisa recentemente dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, dopo quella del 27 settembre (vedi) in un caso del Texas, e del 16 ottobre (vedi) in un caso della Virginia. Questo segnale sembra voler dire che tutte le esecuzioni a questo punto saranno sospese almeno fino alla prossima primavera, quando sarà resa la nota la decisione nel caso Baze v. Rees (vedi Kentucky 25 settembre). Nel caso Baze v. Rees non è in discussione l’iniezione letale di per sè, ma piuttosto una questione procedurale, ossia i termini in cui i giudici di vario grado devono valutare i ricorsi vertenti sui tre farmaci dell’iniezione letale che, provocando un eccessivo dolore, per quanto questo dolore magari non sia visibile per effetto dei farmaci paralizzanti, violerebbero l’Ottavo Emendamento.
Come è noto, la Corte Suprema è composta da 9 giudici. Due hanno votato contro, Antonin Scalia e Samuel A. Alito Jr., ma come è prassi in questi casi, non sono stare ancora rese note né le motivazioni di maggioranza, né quelle di minoranza.
Seppure in mancanza di una motivazione scritta, quello che è chiaro a questo punto è un implicito invito ai tribunali di grado inferiore a disporre essi stessi le sospensioni per tutte le esecuzioni almeno fino a primavera, senza gravare sulla Corte Suprema con le decine di ricorsi provenienti da condannati da tutto il paese.
Per quanto la situazione che si sta creando possa sembrare simile a quella che si era creata tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, vi è una differenza fondamentale. Sul finire degli anni ’60 infatti la Corte Suprema ricevette una lunga serie di ricorsi provenienti da vari stati, e tutti incentrati sulla costituzionalità della pena di morte in sé. Nel 1972 la Corte Suprema giunse alla decisione di invalidare tutte le leggi capitali in vigore, obbligando così gli stati a votare nuove leggi. Nel frattempo, ovviamente, tutte le condanne a morte erano state annullate. La prima di queste nuove leggi che ebbe completato l’iter legislativo e poi la serie di ricorsi presso i tribunali di grado inferiore arrivò alla Corte Suprema nel 1976, che la considerò in linea con il dettato costituzionale, e quindi da quella data si considera che la pena di morte è stata reintrodotta negli Usa, mentre la prima esecuzione con una delle nuove leggi avvenne il 17 gennaio 1977 in Utah. Stavolta ad essere in discussione non è affatto la pena di morte, ma solo un protocollo medico-scientifico per la sua applicazione, e il ritardo di alcuni mesi per la revisione del protocollo è tutto sommato poca cosa rispetto ai molti anni che durano solitamente i ricorsi dei condannati a morte.
La decisione odierna rende improbabile che possano esserci nuove esecuzioni entro l’anno. Le esecuzioni rimarrebbero così ferme a 42, il numero più basso dal 1994, quando furono 31.
Al momento attuale sono 18 gli stati che hanno un qualche tipo di moratoria, o perché le esecuzioni sono state sospese dal governatore, o da un giudice: Alabama, Arizona, Arkansas, California, Delaware, Florida, Georgia, Kentucky, Maryland, Mississippi, Missouri, Nevada, New Jersey, North Carolina, Ohio, Tennessee, Texas e Virginia. In 10 di questi stati l’iniezione letale è stata sospesa prima della decisione della Corte Suprema del 25 settembre.
FONTI
  • (Fonti: New York Times, 31/10/2007)