Nessuno tocchi Caino

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1 GENNAIO 1999

Sintesi dei fatti più rilevanti del 1999

di Sergio D´Elia

Questo è il terzo anno consecutivo per il quale Nessuno tocchi Caino ha redatto un rapporto sulla pena di morte nel mondo. Nell´ultimo anno, la situazione è ulteriormente migliorata essendo 120 i paesi abolizionisti a vario titolo (tra questi, 73 che l´hanno abolita totalmente, 14 abolizionisti per crimini ordinari, 28 gli abolizionisti de facto, 2 impegnati ad abolirla in quanto membri del Consiglio d´Europa, 3 che attuano una moratoria delle esecuzioni), mentre sono 75 i paesi mantenitori.Nel corso del 1999, altri paesi hanno rinunciato a comminare o praticare la pena capitale. Lo hanno fatto: la Russia con la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare illegittime le sentenze capitali e del Presidente Boris Eltsin di commutare per decreto tutte le condanne; l´Albania e l´Ucraina con una decisione analoga della loro Corte Costituzionale, alla quale è seguita la ratifica del Sesto Protocollo alla Convenzione Europea sui diritti umani che impone l´abolizione della pena di morte; le Bermuda, il Nepal, Timor Est ed il Turkmenistan che l´hanno abolita anche per i crimini ordinari. Sul fronte delle esecuzioni, la situazione sembra migliorata secondo Amnesty International, che nel 1999 ha registrato almeno 1.813 esecuzioni in 31 paesi e 3.857 condanne a morte in 63 paesi, con la quasi totalità delle esecuzioni che si sono verificate in 5 paesi: Cina (1.077), Iran (165), Arabia Saudita (103), Repubblica Democratica del Congo (100), Stati Uniti (98). Ma i dati sono sicuramente più alti. Dal nostro Rapporto risulta, ad esempio, che le esecuzioni in Iran sono state almeno 600 e quelle in Iraq almeno 777. Mentre a Cuba, nei primi cinque mesi dell´anno, ci sono state 12 esecuzioni, il che non vuol dire che siano probabilmente cessate per il resto dell´anno; vuol dire, molto più probabilmente, che la loro pratica non è stata più comunicata. Il fatto è che molti paesi mantengono le informazioni sulla pena di morte segrete o riservate per non incorrere in condanne da parte della comunità internazionale, segno che "giustiziare" i propri cittadini non è più un comportamento di cui andare fieri. Nazioni UniteLe Nazioni Unite hanno continuato a svolgere nel 1999 un ruolo importante per l´affermazione del principio che l´abolizione della pena di morte contribuisce a far progredire i diritti umani. Il 28 aprile 1999, su proposta della Germania, Presidente di turno dell´Unione Europea, la Commissione per i Diritti Umani ha approvato per il terzo anno consecutivo la risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. Quest´anno, è stata raggiunta la maggioranza assoluta dei voti a favore (30, con 11 contrari e 12 astensioni) e il numero record di 72 paesi co-sponsor (erano stati 46 nel 1997 e 65 nel 1998). Ma l´iniziativa ha subito una grave battuta d´arresto nella sessione del 1999 dell´Assemblea Generale. Una risoluzione che auspicava l´abolizione della pena di morte e chiedeva la moratoria delle esecuzioni, promossa dalla Finlandia a nome dell´Unione Europea e sostenuta da 72 paesi, è stata prima presentata e poi ritirata. Egitto e Singapore avevano presentato emendamenti, sostenuti da 72 Paesi, tesi ad affermare due principi, peraltro già contenuti nella Carta dell´Onu: ogni Stato ha diritto a scegliersi il proprio sistema politico, sociale e culturale e l´Onu non deve interferire nella giurisdizione interna degli Stati. Il Messico, per controbilanciare i riferimenti alla sovranità nazionale, aveva proposto di introdurre nel testo un esplicito richiamo al ruolo dell´Onu nella promozione ed il rispetto dei diritti umani all´interno degli Stati, ma l´Unione europea ha respinto la mediazione messicana e, subito dopo, ha deciso di non sottoporre al voto dell´Assemblea Generale la risoluzione sulla moratoria. L´Unione Europea ha perso un´occasione unica, simbolicamente fortissima nel passaggio di millennio, per una presa di posizione della Comunità internazionale. Più che una "battaglia persa", si è trattato di una "vittoria persa", perché i numeri per vincere questa battaglia c´erano. La verità è che l´Europa ha deciso di dire ëno´ alla moratoria, la quale se approvata sarebbe stata la più forte ed autorevole denuncia di violazione dei diritti umani mai lanciata nei confronti dei paesi mantenitori della pena di morte: gli Stati Uniti e la Cina, prima di tutti. Europa L´Europa è ormai un continente libero dalla pena di morte, una realtà acquisita in pochissimi anni, grazie soprattutto alla politica del Consiglio d´Europa che ha saputo porre con la forza ed il rigore del dialogo la moratoria delle esecuzioni, in vista della completa loro abolizione, come condizione per i paesi che volessero farne parte. In questo modo, quasi tutti i paesi dell´ex blocco sovietico sono passati sul fronte abolizionista. Oggi, in Russia, non ci sono più né condanne né condannati a morte, dopo che a febbraio la Corte Costituzionale ha ordinato ai tribunali di tutto il paese di non emettere più sentenze capitali e dopo che a giugno l´allora Presidente Eltsin ha commutato per decreto in ergastolo o a venticinque anni tutte le 716 condanne a morte pendenti. L´unica eccezione ha riguardato la regione secessionista musulmana della Cecenia dove a marzo due persone sono state fucilate, dopo che erano state condannate a morte da un tribunale che applica la Sharia. In Ucraina, il 30 dicembre la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la pena di morte. Tra le motivazioni, la Corte ha richiamato gli impegni sottoscritti con il Consiglio d´Europa, il quale a maggio aveva deciso di avviare il procedimento di sospensione delle credenziali della delegazione ucraina a seguito dei mancati adempimenti sulla pena di morte. Rimane in sospeso la Turchia, un po´ dentro e un po´ fuori i confini dell´Europa politica, ma con l´accettazione a dicembre da parte dell´Unione Europea della sua candidatura a farne parte, è stato compiuto un passo in avanti verso una maggiore democratizzazione e affermazione dei diritti umani nel paese. La candidatura ha scongiurato il rischio di un abbandono della Turchia a se stessa o, peggio, nelle mani dell´integralismo islamico, e può accelerare anche i tempi dell´abolizione della pena di morte che salverebbe la vita di Abdullah Ocalan e delle decine di condannati a morte in attesa di esecuzione. In questo caso, ha vinto nell´Unione Europea la linea del dialogo e del compromesso, tanto giusta oggi quanto sbagliata è stata ieri la linea della ëfermezza´ che ha portato al fallimento all´Onu della proposta europea di moratoria delle esecuzioni. All´interno dell´Unione Europea, l´Italia rimane il paese leader nell´iniziativa internazionale contro la pena di morte. Nel 1999, il Parlamento e il Governo italiani, insieme a Nessuno Tocchi Caino, hanno organizzato la lobbying internazionale a favore della moratoria Onu sulle esecuzioni. Il Senato italiano ha compiuto missioni in El Salvador (che in seguito alla missione ha ritirato una legge per la reintroduzione della pena capitale ed ha cosponsorizzato all´Onu la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni), Guatemala, Cuba, Kyrgyzstan e Uzbekistan. La Camera dei deputati ha compiuto missioni in Barbados, Saint Lucia, Grenada, Trinidad e Tobago, Giamaica, Pakistan. Mentre si discuteva alle Nazioni Unite la risoluzione dell´Unione Europea per una moratoria delle esecuzioni e per sensibilizzare l´opinione pubblica, Nessuno Tocchi Caino e l´ex Commissario Europeo Emma Bonino hanno visitato i prigionieri nei bracci della morte dell´Illinois e della Florida. Il 12 dicembre, è stata inaugurata l´iniziativa "Il Colosseo illumina la vita". L´antico monumento, simbolo di Roma, è diventato il "testimonial" della campagna mondiale contro la pena di morte. Per tutto il 2000, le luci che illuminano il Colosseo muteranno dal bianco all´oro per due giorni ogni volta che uno stato deciderà di imporre la moratoria delle esecuzioni o di abolire la pena di morte, o quando sarà sospesa un´esecuzione o commutata una pena capitale. Giovanni Paolo II nel corso dell´anno è intervenuto più volte contro la pena di morte e a difesa di condannati in varie parti del mondo. L´appello più forte lo ha rivolto durante il viaggio in America nel gennaio scorso: "La pena di morte è crudele e inutile. La società moderna ha altri mezzi per proteggersi dai criminali, senza togliere loro definitivamente l´opportunità di cambiare". In occasione della visita del Papa, il Missouri ha rinviato e poi commutato una esecuzione che era prevista per lo stesso giorno. Anche l´opinione pubblica europea è sempre più schierata contro la pena di morte. Un sondaggio svolto in Francia in agosto ha registrato per la prima volta una maggioranza abolizionista (il 50% contro il 48%). Quattro anni fa, prevalse ampiamente l´opinione opposta: 55% a favore della pena di morte, 43% contro. AmericheIl continente americano è, dopo quello europeo, il più libero dalla pena di morte. Fanno eccezioni gli Stati Uniti e i Caraibi. Negli Stati Uniti, nel ´99 le esecuzioni sono state 98, 30 in più rispetto all´anno precedente e il numero più alto dal 1951. Di queste 98 esecuzioni, 35 sono avvenute in Texas, il quale da solo ne ha compiute 199 sulle quasi 600 effettuate a livello nazionale da quando nel 1976 la Corte Suprema ha sancito la reintroduzione della pena di morte. 113 esecuzioni sono avvenute sotto l´amministrazione del Governatore George W. Bush, candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti, che si autodefinisce orgogliosamente "il Governatore Legge & Ordine". Anche se le convenzioni internazionali vietano l´esecuzione di persone che abbiano commesso il reato da minorenni, gli Usa non hanno smesso di applicarla. Negli ultimi 6 anni sono state 8 le esecuzioni di minorenni: 1 in Nigeria e Yemen, 2 in Iran, e 4 negli USA, l´ultima delle quali è avvenuta il 4 febbraio in Oklahoma contro Sean Sellers, 29 anni, per un reato commesso quando aveva 16 anni. Nel 1999 sono stati giustiziati 5 detenuti di cittadinanza non statunitense, tra cui 2 fratelli tedeschi, Karl e Walter LaGrand, uccisi in Arizona, i primi dalla Seconda Guerra Mondiale, quando numerosi prigionieri di guerra furono impiccati. In tutti e 5 i casi gli USA non avevano rispettato le clausole dell´art. 36 della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Consolari, che prevede che le autorità consolari siano immediatamente informate dell´arresto di un loro connazionale al quale può essere offerta l´assistenza legale. La pena di morte in Usa è anche una questione di bianco e di nero. Dal 1976, 11 bianchi sono stati giustiziati per aver ucciso dei neri, mentre 144 neri sono stati giustiziati per aver ucciso dei bianchi. Il 47% dei detenuti nei bracci della morte è bianco, e il 43% nero, anche se i neri costituiscono solo il 13% della popolazione. La pena di morte negli USA è anche una specie di bizzarra lotteria. Solo un assassino su 15 viene condannato a morte, e un terzo di questi condannati evita l´esecuzione grazie alla serie di appelli post-condanna. Chi è in grado di pagare una buona assistenza legale ha molte probabilità di ricevere una condanna minore rispetto agli altri. Inoltre, una condanna per omicidio diventa molto diversa a seconda di dove si è commesso il crimine. Le differenze, anche grandi, si registrano non solo da Stato a Stato, ma spesso anche tra contee dello stesso Stato, e dipendono dall´atteggiamento personale del locale rappresentante della pubblica accusa. In molti Stati gli esperti hanno notato forti differenze tra le Corti delle zone urbane e quelle delle zone rurali. A partire dal 1973 sono 84 le persone scarcerate dai bracci della morte perché scoperte innocenti, e nel 1999 i casi sono stati 8. Uno studio ha valutato che dal 1900 al 1985 erano state erroneamente condannate per reati capitali 350 persone, 23 delle quali erano state giustiziate. Il forte impegno contro la pena di morte delle chiese e dei leader religiosi si è riverberato sull´opinione pubblica e sui leader politici del paese. In totale sono stati 5 i provvedimenti di clemenza firmati da 5 diversi governatori. Un numero così alto di governatori che concedono la grazia non si era mai visto dal 1976. Nel 1999, 14 Stati hanno presentato proposte di legge abolizioniste o di moratoria, tutte motivate con l´alto numero di errori giudiziari. Hanno tutti riconosciuto che c´è necessità di riesaminare il sistema della pena di morte. Il Parlamento del Nebraska ha votato una sospensione biennale di tutte le esecuzioni, ma a maggio il provvedimento ha subito il veto del Governatore. In Illinois, invece, il Governatore George Ryan ha stabilito una moratoria delle esecuzioni, e ha iniziato una serie di udienze pubbliche per studiare i vari aspetti dell´applicazione della pena di morte. Inoltre, 6 stati dove non è in vigore la pena di morte hanno respinto a grande maggioranza proposte di legge per la reintroduzione. Il 10 novembre, il senatore Russ Feingold (democratico, del Wisconsin) ha presentato a Washington un disegno di legge per l´abolizione della pena di morte federale, e ha espresso la raccomandazione che anche tutti i singoli Stati abolissero la pena capitale. Feingold ha argomentato la sua proposta sostenendo: "Siamo una nazione che orgogliosamente dice di essere fondata sui principi di giustizia, libertà, equità e giusto processo. Critichiamo spesso la condizione dei diritti umani in altre nazioni, ma è ora di iniziare a guardarci nello specchio. Entrando nel nuovo millennio, abbandoniamo questa pratica arcaica". Un sondaggio della Gallup del febbraio ´99 ha rilevato il 71% di favorevoli alla pena di morte per i responsabili di omicidio, e il 22% di contrari. È la più bassa percentuale di favorevoli da 13 anni ad oggi negli Stati Uniti. Altri sondaggi hanno inoltre mostrato che la percentuale di favorevoli scende sotto il 50% quando vengono proposte serie alternative alla condanna capitale, come ad esempio l´ergastolo senza condizionale. Nei Caraibi, la forca in disuso da molti anni è tornata di recente a proiettare la sua ombra sinistra. Solo la sentenza del 1994 del Comitato Giudiziario del Privy Council britannico, aveva posto un freno alle esecuzioni, imponendo la conversione in ergastolo delle sentenze capitali che non vengono eseguite entro i cinque anni. Il 29 gennaio, i Ministri della Giustizia di 12 paesi caraibici, furiosi con la decisione della corte britannica, hanno firmato a Trinidad una dichiarazione in cui consigliavano ai loro governi di ritirarsi dalla Convenzione Inter-Americana sui Diritti Umani e dal Patto delle Nazioni Unite sui Diritti Civili e Politici (alle cui corti i condannati a morte possono ricorrere) per poi aderire di nuovo confermando tutte le parti eccetto quelle riguardanti la pena capitale. I governi di Trinidad & Tobago e della Guyana hanno seguito questa strada. I campioni delle esecuzioni nei Caraibi nel 1999 sono stati Trinidad & Tobago e Cuba. A Trinidad le esecuzioni sono state 11, tra cui quelle di Dole Chadee e di altro otto membri della sua banda arricchitisi con il traffico di cocaina dall´America Latina agli Stati Uniti. Condannati tutti nel 1996, sono stati giustiziati nel giro di pochi giorni nel 1999. Si è trattato della prima impiccagione in 5 anni. L´undicesimo impiccato è stato Wenceslaus James, che aveva un appello pendente di fronte all´Organizzazione degli Stati Americani. L´esecuzione è avvenuta nonostante la Commissione Inter-Americana avesse stabilito che Trinidad e Tobago avesse violato i diritti a lui garantiti dalla Convenzione Inter-Americana sui Diritti Umani e avesse raccomandato una riparazione, compresa la commutazione della sua sentenza. Le esecuzioni a Cuba nel 1999 sono state almeno 12 nei primi cinque mesi dell´anno, ma l´impressione è che la pena di morte sia applicata più di quanto sia ufficialmente ammesso. In maggio sono stati giustiziati Sergio A. Duarte Scull e Carlos R. Peláez Prieto, condannati a gennaio per l´uccisione di due turisti italiani, Fabio Usubelli e Michele Niccolai, avvenuta nel settembre 1998. Una legge approvata a febbraio per tentare di combattere una criminalità comune crescente, ha introdotto la pena di morte per alcuni reati legati al traffico di droga. Il Canada è l´unico paese occidentale a restituire regolarmente agli Stati Uniti i sospetti di omicidio senza chiedere garanzie contro l´esecuzione. Il 30 aprile, il Canada ha estradato in Georgia Jeffrey McGee, un newyorchese accusato di aver ucciso un ufficiale della polizia, e il 24 agosto, il Procuratore Distrettuale, Pete Skandalakis, ha detto che avrebbe chiesto la pena di morte. In controtendenza con questi fatti è la situazione nella colonia britannica delle Bermuda che a dicembre hanno abolito l´impiccagione e la fustigazione dopo aver discusso la controversa proposta in Parlamento fino a notte alta. A marzo, il Regno Unito aveva affermato che le 13 colonie che gli rimangono devono eliminare la pena di morte se vogliono godere del prestigio e della sicurezza del rimanere britanniche. L´ultima esecuzione è avvenuta nel 1997, quando 2 uomini, Buck Burrows e Larry Tacklyn, furono impiccati per avere assassinato il Governatore territoriale. AsiaL´Asia si è confermata anche quest´anno come il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo, in molti casi eseguita secondo i dettami letterali della Sharia e applicata a crimini nonviolenti o di lieve entità. Il primato delle esecuzioni nel 1999 spetta ancora alla Cina con le oltre mille esecuzioni imposte anche per corruzione e reati economici o finanziari, per droga, per pratiche religiose o espressione di coscienza e per molti altri reati nonviolenti. Questo, contro lo stesso Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che la Cina ha firmato l´anno scorso e che impegna a non comminare la pena di morte se non per i crimini più gravi. Il 30 luglio, due presidenti della Dongfang Boiler, società con base a Shanghai, sono stati condannati a morte per "insider trading". I due dirigenti erano accusati di aver ricavato circa 500.000 dollari USA dalla vendita di azioni della compagnia approfittando di informazioni riservate. Sembra che queste siano le prime condanne a morte emesse per reati legati alla Borsa. Il 9 novembre, il Tribunale Supremo del Popolo ha confermato la condanna a morte, che è stata subito eseguita, contro Zhang Deyuan, ex presidente della International Trust and Investment Company nella Provincia di Hunan. L´uomo era accusato di aver ricevuto tangenti per l´equivalente di circa 250.000 dollari USA. L´uomo è stato mostrato in televisione mentre veniva condotto al luogo dell´esecuzione con le mani legate dietro la schiena. In giugno, in previsione della "Giornata Internazionale Contro la Droga", sono state giustiziate oltre cento persone accusate di traffico di droga nei distretti di Guangzhou, Shenzhen, Shantou, Chengdu, Hangzhou, e Wenzhou. Il 30 giugno, ad Anshan, Provincia di Liaoning, è stata giustiziata anche una donna di 36 anni, Zhou Xia, accusata di aver acquistato e rivenduto eroina per l´equivalente di 750 dollari. In gennaio, in un giorno imprecisato del mese, nella Provincia di Fujian, 5 persone sono state fucilate per contrabbando e furto d´auto. Sempre a gennaio, a Jingzhou, nella Provincia di Hubei, 2 contadini sono stati giustiziati per aver depredato tombe vecchie di 2000 anni. Il 27 gennaio, il Tribunale del Popolo di Hangzhou, capitale della Provincia di Zhejiang, ha condannato a morte una donna, Wang Hongying, 34 anni, con l´accusa di aver gestito un giro di prostituzione. Il 3 luglio, 4 persone sono state condannate a morte in quanto complici di una banda che ha messo sul mercato illegale animali o parti di animali di specie protette, tigri, leopardi e serpenti. Anniversari e festività in Cina sono occasioni propizie per mandare a morte assassini, trafficanti e corrotti. Almeno 55 esecuzioni sono state disposte in prossimità delle festività del Capodanno Cinese, che quest´anno è caduto il 16 febbraio. In Cina, si rischia la pena di morte anche per motivi di dissenso religioso. Il 1° novembre, il Congresso Nazionale del Popolo ha approvato all´unanimità una legge che rende possibile la condanna a morte dei membri della "setta Falun Gong" sotto l´accusa di omicidio o di pericolo per la sicurezza nazionale. Il gruppo, che pratica un insieme di buddismo, taoismo e qiqong, è stato posto fuori legge a luglio. Alcuni mesi prima, più di 10.000 membri della setta erano comparsi come dal nulla a Pechino con un sit-in silenzioso davanti agli edifici della leadership politica del paese, allo Zhongnanhai, chiedendo il riconoscimento ufficiale della loro setta. Almeno 6 membri della Falun Gong, tra i 111 arrestati tra luglio e novembre, sono morti nelle mani della polizia: uno per le percosse ricevute, uno per sciopero della fame, e quattro per suicidio. Il 20 dicembre ´99, il Portogallo ha restituito alla Cina l´ex colonia di Macao. Il Portogallo ha consegnato alla Cina anche un pezzo di diritto e di cultura europea. Durante i negoziati in vista della restituzione ha chiesto, tra le altre, accurate garanzie sul rispetto dei diritti umani e sulla non reintroduzione della pena di morte. Il 29 novembre, il Governo cinese ha informato il Governo portoghese che la pena di morte in vigore in Cina non sarà estesa a Macao. In Iran, fonti Onu hanno riportato almeno 138 esecuzioni nel solo periodo gennaio-agosto e come ricorrente la pratica dell´amputazione di mani e piedi. Le condanne sono spesso eseguite in pubblico, ed almeno in un caso è stato giustiziato un minorenne. Fonti dell´opposizione hanno denunciato almeno 600 esecuzioni dopo la protesta studentesca dell´estate. Un´accusa frequente è lo spionaggio "in favore di Satana", gli Stati Uniti o "in favore del Sionismo", Israele. A marzo, 12 uomini e un ragazzo, esponenti di spicco della comunità ebraica della città di Shiraz, sono stati arrestati e accusati di spionaggio a favore di Israele e Stati Uniti. Tutti rischiano la condanna capitale. Il 14 aprile, Ahmad Asqarpour è stato lapidato in pubblico a Babol per aver ucciso i suoi tre figli. Ha ricevuto 60 frustate prima della lapidazione, alla quale ha dato inizio, lanciando la prima pietra, il giudice che aveva emesso la sentenza. Il fratello della vittima e altri parenti erano in prima fila e lanciavano pietre con rabbia. Il 16 ottobre, è stato giustiziato Majid Mehrparvar, capo di una banda che rapinava camionisti. Il giornale Ghods ha scritto: "Su richiesta dei familiari delle vittime, e secondo la legge islamica, il tribunale ha ordinato che al condannato, prima dell´esecuzione, venissero estirpati gli occhi. Egli era infatti il responsabile della scelta dei camion da rapinare". Le esecuzioni in Iraq nel 1999 sono state almeno 777, 34 delle quali confermate ufficialmente. 106 detenuti politici sono stati uccisi a gennaio nel corso di tre esecuzioni di massa nella prigione di Abu Ghurayb, nei pressi di Baghdad. Il corpo dei giustiziati non è stato restituito alle famiglie, ma sepolto di notte in una zona occidentale di Baghdad. A marzo, circa 180 iracheni sono stati giustiziati ad al-Sabkhah, un sobborgo di Basra, e altri 56 sono stati giustiziati nella prigione di massima sicurezza della regione. In aprile, 58 detenuti politici sono stati giustiziati nella prigione di Abu Ghurayb. Un decreto presidenziale segreto avrebbe giustificato l´esecuzione sostenendo che erano colpevoli di atti di tradimento. Ad ottobre, 19 dissidenti politici e 104 detenuti sono stati giustiziati nella prigione di Abu Ghurayb. A novembre, Sharif Dafar Udah, di 70 anni, è stato giustiziato, con i suoi sette figli. Erano stati arrestati per aver preso parte all´attentato contro Uday, il primogenito del Presidente Saddam Hussein nel dicembre del 1998. La famiglia fu costretta ad andare a prendere i loro corpi uno dopo l´altro all´ospedale militare di Campo Rashid a Baghdad, con l´ordine di seppellirli in totale segretezza senza alcuna cerimonia funebre tradizionale. In Arabia Saudita, il numero delle esecuzioni è aumentato bruscamente nell´ultimo anno, passando dalle 29 del 1998 alle 99 del 1999, tra cui quelle di 4 donne e 59 stranieri. La Sharia, applicata rigorosamente, prevede anche l´eventualità che un parente stretto della vittima possa risparmiare la vita al condannato in cambio di un indennizzo in denaro, il cosiddetto "prezzo del sangue". Ad ottobre, mentre Muhammad ibn Abdullah Al-Haji, di 70 anni, veniva condotto sul luogo previsto per l´esecuzione nella Piazza della città di Abha, i due figli della sua vittima sono usciti dalla folla e gli si sono avvicinati per parlargli. Gli hanno chiesto se l´uccisione del loro padre era stata intenzionale. Il condannato ha "giurato in nome di Dio" che stava solo cercando di mediare in una lite tra il morto e una terza persona. I figli della vittima lo hanno perdonato rinunciando anche alla diya, il "prezzo del sangue". La folla ha accolto il gesto con grida di "Allah è grande", alcune persone sono svenute per l´emozione, e altre hanno lodato i fratelli per la loro clemenza. Terra di Sharia dura e pura è anche l´Afganistan, dove nel ´99 almeno 14 esecuzioni pubbliche sono state riportate. Il 30 aprile, allo stadio di Kabul, Mohammed Ullah, condannato per omicidio, è stato ucciso a colpi d´arma da fuoco dal fratello della vittima, davanti a una folla di 3.000 persone. Nello stadio, come fanno tante famiglie in una calda mattina d´estate, alcuni abitanti di Kabul hanno poi consumato un picnic. In settembre, 5 uomini sono stati giustiziati con il crollo di un muro, un altro è stato impiccato a una gru e il suo corpo è rimasto esposto. Altri sono stati uccisi mediante sgozzamento e una persona condannata per omicidio è stata uccisa dal fratello della vittima. Il 15 gennaio, c´erano migliaia di persone, a Kabul, quando un carro armato dei talebani ha fatto crollare un muro di mattoni dello spessore di circa 4 metri addosso a un uomo di 60 anni, Shuma Khan, condannato per sodomia verso un ragazzo di 12 anni. All´inizio, si era creduto che Khan fosse morto e il suo corpo era stato caricato su un camion e portato all´ospedale, dove però i medici hanno detto che l´uomo era privo di sensi e gravemente ferito alla testa. Se la persona condannata sopravvive, la sentenza viene commutata, secondo la legge dei talebani. Prima dell´esecuzione di Khan, dei medici hanno amputato la mano destra e il piede sinistro a 6 ladri, dopo aver dato loro dell´anestetico, nello stadio di Kabul. Anche a un settimo uomo, Mohammed Yaqub, è stato tagliato il piede sinistro per furto. Yaqub era un ladro recidivo a cui era stata già tagliata la mano destra. Prima di amputargli il piede sinistro, le autorità talebane lo hanno costretto a fare il giro dello stadio mostrando l´arto precedentemente amputato. In dicembre, sempre allo stadio di calcio di Kabul, una donna identificata solo come Zarmeena, con il volto coperto da una "burka" azzurra, è stata uccisa a colpi d´arma da fuoco davanti a circa 4.000 persone. Madre di sette figli, era stata condannata per aver ucciso il marito quattro mesi prima. È stata la prima esecuzione pubblica di una donna da quando gli studenti di teologia islamici hanno preso il potere in Afganistan. La Corea del Nord, che tra il 1995 e il 1998 ha effettuato più di 750 esecuzioni pubbliche, nel ´99 ne ha compiute almeno 47. Le esecuzioni vengono generalmente portate a termine da un plotone d´esecuzione agli ordini di agenti di polizia. A volte, i condannati vengono impiccati. Dopo le esecuzioni, la polizia incita la folla a lanciare dei sassi contro i corpi come segno del loro odio verso i criminali. Nello Yemen, le esecuzioni sono state almeno 34 nel ´99. A giugno, un uomo condannato a morte per un duplice omicidio è stato fucilato in pubblico e poi crocifisso in una piazza nella città di Taiz, nel nord del paese. Il giornale Al Thawra ha riferito che il corpo è stato legato ad una croce nel luogo dove aveva commesso gli omicidi. In Tailandia, il numero dei detenuti giustiziati a Bang Khwang, la prigione alla periferia di Bangkok dove hanno luogo le esecuzioni, è arrivato a 17 quest´anno, in confronto ai 2 soli dell´intero 1998. Tra questi, Samai Pan-intara, una donna di 59 anni, trafficante di droga fucilata a novembre insieme ad altri due detenuti accusati di omicidio. È stata la prima donna giustiziata negli ultimi 20 anni. Anche Singapore ha aumentato nel 1999 il numero delle esecuzioni: 15, fino a luglio, tra cui una donna e due stranieri, quasi tutti impiccati per traffico di droga. Anche in Vietnam si finisce davanti al plotone di esecuzione per traffico di droga (almeno 9 le esecuzioni nel 1999). L´Assemblea Nazionale ha approvato a giugno il nuovo Codice Penale. La pena di morte rimane in vigore per alcuni gravi reati economici, ed è stata abolita per le donne incinte oppure con figli di età minore di 3 anni. A dicembre, i reati punibili con la pena di morte sono stati ulteriormente ridotti di 1/3, soprattutto nel settore dei reati economici e amministrativi, come l´appropriazione indebita e il peculato. Nello Sri Lanka, l´ultima esecuzione è avvenuta nel 23 giugno 1976, ma ad ottobre hanno cominciato a circolare voci sull´imminente ripresa delle esecuzioni. I 114 condannati a morte, comprese 4 donne, rinchiusi nelle carceri di Welikada e Bogambara hanno mostrato segni di nervosismo dopo aver appreso che il boia della prigione, disoccupato da tanto tempo e ormai passato a ruolo impiegatizio, era stato convocato per un corso di "ripasso". Problemi col boia anche in India dove le ultime esecuzioni sono avvenute nel ´95. Il 25 agosto, il giudice M. H. Shah del tribunale di Nadiad ha condannato a morte Trikam Ravji Thakore detto Tika per lo stupro e l´assassinio di una bambina di 4 anni. Il giorno dopo la condanna, l´uomo è stato trasferito alla prigione centrale di Vadodara che non ospitava da decenni un condannato a morte e non ha un boia per eseguire la sentenza. Ad ogni modo, una cella accanto al patibolo è stata dipinta di bianco. Questa cella era rimasta chiusa per molti anni, e spesso era stata usata per tenervi la legna da ardere. Gli uccelli, che sono parte integrante della famiglia della prigione centrale di Vadodara, fino a poco tempo fa si accalcavano sulla forca. A novembre, Nata Mullick, 73 anni, boia in pensione che ha stretto il nodo e aperto la botola per 22 volte nelle prigioni di Calcutta e poi divenuto attivo abolizionista, ha respinto la richiesta dei dirigenti della prigione di Madras di giustiziare i quattro condannati nel braccio della morte per l´uccisione di Rajiv Gandhi. La stessa Sonia Gandhi, a novembre, ha perorato la richiesta di commutare la pena di morte di una donna, S. Nalini, madre di una bambina piccola, condannata per l´assassinio del marito, l´ex Primo Ministro Rajiv Gandhi, avvenuto nel 1991. "Non si può rendere orfano o far soffrire nessun bambino con un atto dello stato", ha detto la Presidente del Congresso. Le Filippine, a febbraio, nonostante gli appelli del Papa e della Comunità internazionale, hanno giustiziato Leo Echegaray, che era stato condannato per lo stupro di una bambina di 10 anni, sua figlia acquisita. E´ stata la prima esecuzione dopo 23 anni di abolizione legale o di fatto della pena di morte. Sono state 6 le esecuzioni nel 1999, tra cui 3 violentatori i quali sono la stragrande maggioranza dei detenuti nel braccio della morte, 650 su oltre mille, tra cui almeno 5 minorenni all´epoca del reato. Sono state almeno 8 le esecuzioni in Pakistan quest´anno e ci sono 3.728 detenuti nel braccio della morte, tra i quali 107 minorenni. Secondo la Commissione per i Diritti Umani del Pakistan presieduta da Asma Jehangir che è anche Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulle Esecuzioni Extragiudiziarie, Sommarie e Arbitrarie, ogni 5 processi, 1 si conclude con una condanna a morte, una percentuale tra le più alte al mondo. Unica nota positiva il fatto che a febbraio la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionali i processi celebrati dai tribunali militari e le relative condanne. Ma l´Asia non è stato nel ´99 soltanto un luogo di morte e di esecuzioni. Il 1° maggio, il Nepal ha abolito completamente la pena di morte, dopo che già nel 1990 l´aveva abolita per i reati ordinari. Ora la pena massima prevista dagli ordinamenti è 25 anni di detenzione. In questa occasione il Ministro della Giustizia Tirtha Man Shakya ha dichiarato: "Il Nepal è stato più coraggioso degli Stati Uniti e di altri Paesi sviluppati. Il Nepal è di esempio nel campo dei diritti umani". Il 27 novembre, la condanna a morte è stata formalmente abolita a Timor Est dall´amministratore pro-tempore dell´ONU Sergio Vieira de Mello. Insieme alla pena capitale sono state abolite una serie di leggi che hanno mantenuto Timor Est in uno stato di emergenza durante l´occupazione indonesiana, dal 1975 all´ottobre di quest´anno. AfricaL´Africa è il continente con il più alto numero di paesi abolizionisti de facto, i quali prevedono la pena di morte ma non la eseguono da decenni. Ma è anche il luogo dove passi indietro verso la reintroduzione o la ripresa delle esecuzioni sono sempre possibili, soprattutto in situazioni a seguito di guerra civile o di colpo di stato. Era stato il caso nel 1998 del Ruanda che aveva fucilato in pubblico 22 persone responsabili dei massacri del 1994 costati la vita a più di un milione di Tutsi e Hutu moderati. Un genocidio per il quale opera in Tanzania il Tribunale Penale Internazionale delle Nazioni Unite che come pena massima prevede l´ergastolo. Una quarantina di imputati di genocidio hanno preferito consegnarsi a questo tribunale dell´Onu piuttosto che finire nelle carceri ruandesi dove 125.000 detenuti attendono un processo che può finire con la pena di morte. E´ il caso oggi della Repubblica Democratica del Congo dove il governo di transizione guidato da Laurent Kabila continua a fronteggiare una rivolta dei ribelli Tutsi che occupano la zona orientale del paese appoggiati da Ruanda e Uganda. Almeno 100 i giustiziati nel paese, quasi tutti in pubblico, il numero più alto nel continente africano nel ´99. In aprile, 11 persone sono state fucilate a Mbuji-Mayi, la capitale diamantifera della provincia orientale di Kasai; in maggio, 20 soldati hanno fatto la stessa fine a Lubumbashi per reati militari, così come 15 criminali comuni condannati però dal tribunale militare; 23 persone condannate per rapina e appropriazione indebita sono state giustiziate in un campo militare a Tshatsi, vicino Kinshasa. Ma il 15 dicembre, il Governo congolese ha liberato 156 condannati a morte, tra cui molti oppositori politici. L´iniziativa è stata presa in occasione del 51° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Al secondo posto per numero di esecuzioni in Africa è l´Uganda che il 28 aprile ha giustiziato 28 persone nella prigione di Luzira a Kampala. I detenuti erano stati avvertiti con tre giorni di anticipo perché avessero modo di salutare i parenti, ordinare dei pasti speciali, e pregare. In novembre, 500 detenuti accusati di tradimento, e che quindi potrebbero venir condannati a morte, hanno iniziato uno sciopero per protestare contro le condizioni di detenzione e la lunghezza delle fasi pre-processuali, che si protraggono da 3 anni. In Sudan non si sono registrate esecuzioni nel ´99. In compenso, un giudice in aprile ha condannato dieci persone alla crocifissione per aver dato il via ai disordini di febbraio nella città di Darfur in cui sono rimaste uccise 131 persone e ferite 85. Lo Swaziland, smanioso di riprendere le esecuzioni ferme dal 1982, continua ad avere problemi con il boia. "Se uno fa il boia nessuno gli si vuole avvicinare, non trova amici. È un lavoro che condanna alla solitudine", ha dichiarato il Ministro dei Lavoratori Statali e dell´Informazione, Muntu Mswane: Mutata è invece la situazione in Nigeria che fino al ´98 ha goduto di una pessima reputazione nel campo dei diritti umani dopo l´esecuzione avvenuta nel 1995 dello scrittore Ken Saro-Wiwa e di 8 attivisti dei diritti umani appartenenti alla minoranza Ogoni. Dopo l´entrata in carica del suo Governo, il 29 maggio, il neoeletto Generale Olusegun Obasanjo, un militare che nel 1995 aveva rischiato di essere condannato a morte per l´accusa di aver organizzato un colpo di stato, ha ordinato la scarcerazione di migliaia di persone che erano detenute da oltre due anni in attesa di processo. In Algeria, dopo 7 anni di guerra civile, 100.000 omicidi e centinaia di persone scomparse, il nuovo Presidente Abdelaziz Bouteflika ha lanciato una politica di riconciliazione. In giugno, il Presidente Bouteflika ha deciso di concedere la grazia ai fondamentalisti se si arrenderanno secondo la legge della "conciliazione civile", approvata a larga maggioranza dal Parlamento e facente parte di un accordo tra il Governo e l´"Esercito Islamico di Salvezza". In Sudafrica, nel 1999, i partiti di opposizione all´African National Congress hanno continuato a chiedere la reintroduzione della pena di morte. Il Sudafrica è uno dei paesi dove si verificano più crimini nel mondo, con un tasso annuale di 52 omicidi e 104 stupri ogni 100.000 abitanti. Il presidente Nelson Mandela ha dichiarato che la pena di morte non sarebbe stata reintrodotta fin quando l´African National Congress fosse stato al potere. Il dibattito si è placato dopo le elezioni del 2 giugno che hanno visto il ritorno al potere dell´ANC di Nelson Mandela per un secondo periodo di 5 anni con una maggioranza schiacciante in parlamento e Thabo Mbeki eletto nuovo presidente del Sudafrica.Prospettive Mentre stiamo per mandare in stampa questo Rapporto, la Commissione dell´Onu per i Diritti Umani ha approvato a Ginevra, per il quarto anno consecutivo, una risoluzione presentata dall´Unione Europea per la moratoria delle esecuzioni in vista della completa abolizione della pena di morte. La risoluzione sponsorizzata da 70 paesi ha avuto 27 voti a favore, 13 contrari e dodici astenuti. Con questo voto l´Unione Europea che era attesa alla prova di Ginevra per una ripresa dell´iniziativa internazionale contro la pena di morte, ha iniziato a riscattarsi dopo la pessima figura registrata nel novembre scorso all´Assemblea Generale di New York. Ora, tutti si attendono che si assuma fino in fondo l´impegno di portare al voto la proposta di moratoria universale delle esecuzioni in una prossima Assemblea Generale dell´Onu. Un voto ed un testo come quelli espressi a Ginevra, se confermati in Assemblea Generale, equivarrebbero all´affermazione di un nuovo diritto umano, il diritto a non essere uccisi a seguito di una sentenza o misura giudiziaria.