ARCHIVIO · COMUNICATO STAMPA
5 NOVEMBRE 2002PENA DI MORTE: NIGERIA, DEMAGOGIA E DISINFORMAZIONE NEL CASO DI AMINA LAWAL.
Le mobilitazioni a favore dei diritti umani e contro la pena di morte non possono essere fatte a scapito della verità e della corretta informazione. La trasmissione Rai dei Fatti Vostri di oggi è stato un esempio di demagogia e disinformazione. Un giornalista militante, Aldo Forbice, conduttore radiofonico di campagne facili facili e avvocato della cause vinte, ha sostenuto che Amina rischia la lapidazione anche se il governo federale e il Presidente nigeriano hanno preso posizione contro le lapidazioni. Un ministro della Repubblica, Stefania Prestigiacomo, presente in trasmissione, è arrivata a proporre la rottura delle relazioni commerciali con la Nigeria: con la Nigeria - si badi bene - un paese dove la lapidazione non è stata finora applicata e non lo sarà mai in base alla Costituzione federale, e non con l’Iran che negli ultimi cinque anni ha lapidato venti donne per adulterio senza che fosse oggetto di nessuna protesta o ritorsione neanche da parte del governo italiano che ha accreditato l’Iran (ultimo incontro ai massimi livelli il 29 ottobre scorso!) e continua a dare credito - in tutti i sensi - al Presidente Katami.Siamo stati in Nigeria due settimane fa, noi di Nessuno tocchi Caino e non una fantomatica delegazione di parlamentari italiani (come è stato detto in trasmissione), i quali ci hanno accompagnati e di cui sarebbe stato corretto fare i nomi che sono quelli di Benedetto Della Vedova, parlamentare europeo della Lista Bonino e Roberto Giachetti deputato della Margherita. Durante la missione, abbiamo incontrato sia Amina Lawal sia le autorità del Katsina che la hanno condannata a morte. Il ministro della giustizia del Katsina ha tenuto a precisare che "Amina, nonostante la condanna a morte, non si trova in nessuna prigione, è libera di muoversi e dopo la condanna in appello in Katsina ha diritto a ricorrere alla corte di appello federale e, semmai, a quella suprema nigeriana. Inoltre, anche se venisse riconosciuta colpevole nel giudizio finale, la donna può chiedere le sia risparmiata la vita in base alla legge islamica e non essere arrestata per l’esecuzione della sentenza."Dalla trasmissione televisiva di oggi come pure dalla mobilitazione radiofonica di Zapping sembra che in Nigeria i tribunali islamici lavorino a pieno ritmo, che nei 12 stati del Nord che due anni fa hanno introdotto la Sharia ci siano i Talebani afghani o le Guardie della Rivoluzione iraniane, e che l’esecuzione di Amina Lawal sia imminente. Nessuna lapidazione, nessun taglio delle mani vi sono stati in Nigeria eppure si continua a criminalizzare un paese da tre anni approdato alla democrazia e per una minacciata lapidazione in uno stato del Nord si rischia di lapidare un Presidente perché non vuole la lapidazione.
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