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23 DICEMBRE 2013Mozione generale del V° Congresso di Nessuno tocchi Caino
Mozione generale del V° Congresso di Nessuno tocchi Caino
Padova, 19 e 20 dicembre 2013
Il V° Congresso di Nessuno tocchi Caino, tenuto nella Casa di Reclusione di Padova il 19 e 20 dicembre 2013,
Prende atto con soddisfazione che dalla fondazione nel 1993 di Nessuno tocchi Caino a oggi, grazie alla via del dialogo, liberale e antiproibizionista della moratoria – e non dell’abolizione tout court della pena di morte – che sin da subito Nessuno Tocchi Caino e il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito hanno scelto di praticare e proporre in tutte le sedi, nazionali e internazionali, politiche e istituzionali, ben 63 dei 97 Paesi membri dell’ONU allora mantenitori della pena di morte hanno smesso di praticarla, 21 dei quali lo hanno fatto a partire dal 2006, cioè dopo il rilancio dell’iniziativa al Palazzo di Vetro deciso a seguito della esecuzione di Saddam Hussein, orribile per il modo in cui è stata condotta e disastrosa per le conseguenze che sono molto evidenti nell’Iraq di oggi.
Prende altresì atto con soddisfazione che la nuova Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla moratoria della pena di morte in vista dell’abolizione, approvata il 20 dicembre 2012, è stata adottata con il numero record di 111 Paesi che hanno votato a favore, 3 in più rispetto alla Risoluzione del 2010, grazie anche al fatto che Ciad, Repubblica Centrafricana e Sierra Leone, per la prima volta, hanno deciso di votare a favore a seguito di missioni compiute da Nessuno tocchi Caino e dal Partito Radicale volte a ottenere il loro sostegno.
Rileva inoltre che la Cina, pur votando contro la Risoluzione pro-moratoria, a partire dal 2007, ha accolto nei fatti l’indicazione dell’Assemblea Generale ONU, avendo diminuito le esecuzioni di oltre il 50% rispetto a solo cinque anni fa, grazie alla riforma in base alla quale ogni condanna a morte emessa da tribunali di grado inferiore deve essere rivista dalla Corte Suprema del Popolo.
Viceversa, l’Iran continua a essere il primatista assoluto della pena capitale nel mondo se si considera il numero di abitanti. Il numero di esecuzioni è aumentato nel 2013 e, alla fine di novembre, erano già state impiccate almeno 529 persone, compresi 5 minorenni al momento del reato, fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato. Più di 300 persone sono state messe a morte da quando Hassan Rouhani è diventato Presidente nel mese di agosto.
Ringrazia il Ministero degli Affari Esteri italiano nella persona del Ministro Giulio Terzi che ha deciso di finanziare l’azione di lobbying pro-moratoria in Africa, come pure ringrazia il Governo della Norvegia per aver deciso di finanziare il progetto di Conferenza che si terrà in Sierra Leone il 13 e 14 gennaio prossimo, la Fondazione Umberto Veronesi e il Dipartimento federale degli affari esteri della Confederazione svizzera e di nuovo il Ministero degli Esteri italiano per il loro contributo al progetto di ricerca e redazione del Rapporto annuale di Nessuno tocchi Caino.
Impegna gli organi dirigenti, in vista dell’Assemblea generale ONU del 2014, a intensificare l’azione di lobbying volta a ottenere altri sostegni alla nuova Risoluzione pro-moratoria e di rafforzarne il testo con la richiesta esplicita rivolta al Segretario Generale dell’ONU di istituire la figura di un Inviato Speciale che abbia il compito di far superare i “segreti di Stato” sulla pena di morte e di continuare a persuadere chi ancora la pratica ad adottare la linea stabilita dalle Nazioni Unite.
Impegna altresì gli organi dirigenti a promuovere per il 2014-2015 una campagna straordinaria di raccolta fondi, attraverso l’autofinanziamento e la presentazione di progetti a fondazioni e governi, volta a sostenere iniziative sia in quei Paesi, a partire dall’Africa, che negli anni più recenti hanno compiuto passi significativi verso l’abolizione della pena di morte sia in quei Paesi che nell’ultimo anno hanno fatto passi indietro sulla via dell’abolizione, a partire da quelli democratici come Giappone, Taiwan, Botswana, India e Indonesia.
Invita gli organi dirigenti a rafforzare il fronte di iniziative di non collaborazione internazionale nella pratica della pena di morte, che è stato aperto nel 1995 da Nessuno tocchi Caino con il “caso di Pietro Venezia” che rischiava di essere estradato in Florida per far fronte a un processo capitale e che è continuato nel 2010 con la campagna “Commercio Letale”, promossa da Nessuno tocchi Caino e da Reprieve e che ha portato nel giro di pochi mesi a bloccare l’esportazione dall’Italia e dall’Europa del Penthotal e di altre sostanze utilizzate per uccidere, con l'iniezione letale, i condannati a morte.
Impegna ora a sostenere, estendendola, la nuova campagna di Reprieve volta a fermare – come è accaduto in Irlanda e Danimarca – il contributo finanziario all'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine elargito dai Governi di Paesi che hanno abolito la pena di morte e destinato ai programmi di lotta al narcotraffico in Paesi come l’Iran, il Pakistan e il Vietnam dove centinaia di persone sono state giustiziate o condannate a morte negli ultimi anni per reati non violenti legati alla droga.
Per quanto riguarda il fronte più strettamente italiano, aderisce e fa propri gli obiettivi della “Marcia di Natale per l’Amnistia”, promossa dai Radicali per il 25 dicembre prossimo a Roma e volta a ottenere un provvedimento ampio di amnistia e indulto, pure sostenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo Messaggio alle Camere dell’ottobre scorso e fatto proprio dal Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri; amnistia e indulto quali riforme prioritarie e di per sé strutturali, le uniche adeguate a interrompere la flagranza di violazioni patenti al diritto internazionale, al diritto europeo e al diritto interno italiano, quali sono la irragionevole durata dei processi e i trattamenti disumani e degradanti nelle carceri di cui sono vittime il popolo italiano e tutte le componenti della comunità penitenziaria.
Sostiene e fa proprio altresì l’Atto di Diffida, firmato da Marco Pannella e dall’Avvocato Giuseppe Rossodivita e inviato a tutti i soggetti responsabili dell’Amministrazione della Giustizia e del Carcere italiani, in cui si chiede una sorta di Moratoria delle esecuzioni di pene e detenzioni illegali.
Impegna gli organi dirigenti a prendere iniziative, anche in sede giurisdizionale italiana ed europea, di concerto con “Ristretti Orizzonti”, il Partito Radicale, il Comitato Radicale per la Giustizia Pietro Calamandrei e le Università, volte a cancellare il marchio di infamia del “fine pena mai” dei condannati all’ergastolo, a partire dall’ergastolo “ostativo” che esclude per legge ogni possibilità di misura alternativa e liberazione condizionale anche di coloro che hanno scontato 26 anni di carcere e a superare il regime del 41 bis, il cosiddetto “carcere duro” dal quale si può uscire solo tramite il “pentimento”, una collaborazione con la giustizia considerata autentica solo se a rischio della vita propria e dei propri familiari.
Padova, 19 e 20 dicembre 2013
Il V° Congresso di Nessuno tocchi Caino, tenuto nella Casa di Reclusione di Padova il 19 e 20 dicembre 2013,
Prende atto con soddisfazione che dalla fondazione nel 1993 di Nessuno tocchi Caino a oggi, grazie alla via del dialogo, liberale e antiproibizionista della moratoria – e non dell’abolizione tout court della pena di morte – che sin da subito Nessuno Tocchi Caino e il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito hanno scelto di praticare e proporre in tutte le sedi, nazionali e internazionali, politiche e istituzionali, ben 63 dei 97 Paesi membri dell’ONU allora mantenitori della pena di morte hanno smesso di praticarla, 21 dei quali lo hanno fatto a partire dal 2006, cioè dopo il rilancio dell’iniziativa al Palazzo di Vetro deciso a seguito della esecuzione di Saddam Hussein, orribile per il modo in cui è stata condotta e disastrosa per le conseguenze che sono molto evidenti nell’Iraq di oggi.
Prende altresì atto con soddisfazione che la nuova Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla moratoria della pena di morte in vista dell’abolizione, approvata il 20 dicembre 2012, è stata adottata con il numero record di 111 Paesi che hanno votato a favore, 3 in più rispetto alla Risoluzione del 2010, grazie anche al fatto che Ciad, Repubblica Centrafricana e Sierra Leone, per la prima volta, hanno deciso di votare a favore a seguito di missioni compiute da Nessuno tocchi Caino e dal Partito Radicale volte a ottenere il loro sostegno.
Rileva inoltre che la Cina, pur votando contro la Risoluzione pro-moratoria, a partire dal 2007, ha accolto nei fatti l’indicazione dell’Assemblea Generale ONU, avendo diminuito le esecuzioni di oltre il 50% rispetto a solo cinque anni fa, grazie alla riforma in base alla quale ogni condanna a morte emessa da tribunali di grado inferiore deve essere rivista dalla Corte Suprema del Popolo.
Viceversa, l’Iran continua a essere il primatista assoluto della pena capitale nel mondo se si considera il numero di abitanti. Il numero di esecuzioni è aumentato nel 2013 e, alla fine di novembre, erano già state impiccate almeno 529 persone, compresi 5 minorenni al momento del reato, fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che pure ha ratificato. Più di 300 persone sono state messe a morte da quando Hassan Rouhani è diventato Presidente nel mese di agosto.
Ringrazia il Ministero degli Affari Esteri italiano nella persona del Ministro Giulio Terzi che ha deciso di finanziare l’azione di lobbying pro-moratoria in Africa, come pure ringrazia il Governo della Norvegia per aver deciso di finanziare il progetto di Conferenza che si terrà in Sierra Leone il 13 e 14 gennaio prossimo, la Fondazione Umberto Veronesi e il Dipartimento federale degli affari esteri della Confederazione svizzera e di nuovo il Ministero degli Esteri italiano per il loro contributo al progetto di ricerca e redazione del Rapporto annuale di Nessuno tocchi Caino.
Impegna gli organi dirigenti, in vista dell’Assemblea generale ONU del 2014, a intensificare l’azione di lobbying volta a ottenere altri sostegni alla nuova Risoluzione pro-moratoria e di rafforzarne il testo con la richiesta esplicita rivolta al Segretario Generale dell’ONU di istituire la figura di un Inviato Speciale che abbia il compito di far superare i “segreti di Stato” sulla pena di morte e di continuare a persuadere chi ancora la pratica ad adottare la linea stabilita dalle Nazioni Unite.
Impegna altresì gli organi dirigenti a promuovere per il 2014-2015 una campagna straordinaria di raccolta fondi, attraverso l’autofinanziamento e la presentazione di progetti a fondazioni e governi, volta a sostenere iniziative sia in quei Paesi, a partire dall’Africa, che negli anni più recenti hanno compiuto passi significativi verso l’abolizione della pena di morte sia in quei Paesi che nell’ultimo anno hanno fatto passi indietro sulla via dell’abolizione, a partire da quelli democratici come Giappone, Taiwan, Botswana, India e Indonesia.
Invita gli organi dirigenti a rafforzare il fronte di iniziative di non collaborazione internazionale nella pratica della pena di morte, che è stato aperto nel 1995 da Nessuno tocchi Caino con il “caso di Pietro Venezia” che rischiava di essere estradato in Florida per far fronte a un processo capitale e che è continuato nel 2010 con la campagna “Commercio Letale”, promossa da Nessuno tocchi Caino e da Reprieve e che ha portato nel giro di pochi mesi a bloccare l’esportazione dall’Italia e dall’Europa del Penthotal e di altre sostanze utilizzate per uccidere, con l'iniezione letale, i condannati a morte.
Impegna ora a sostenere, estendendola, la nuova campagna di Reprieve volta a fermare – come è accaduto in Irlanda e Danimarca – il contributo finanziario all'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine elargito dai Governi di Paesi che hanno abolito la pena di morte e destinato ai programmi di lotta al narcotraffico in Paesi come l’Iran, il Pakistan e il Vietnam dove centinaia di persone sono state giustiziate o condannate a morte negli ultimi anni per reati non violenti legati alla droga.
Per quanto riguarda il fronte più strettamente italiano, aderisce e fa propri gli obiettivi della “Marcia di Natale per l’Amnistia”, promossa dai Radicali per il 25 dicembre prossimo a Roma e volta a ottenere un provvedimento ampio di amnistia e indulto, pure sostenuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo Messaggio alle Camere dell’ottobre scorso e fatto proprio dal Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri; amnistia e indulto quali riforme prioritarie e di per sé strutturali, le uniche adeguate a interrompere la flagranza di violazioni patenti al diritto internazionale, al diritto europeo e al diritto interno italiano, quali sono la irragionevole durata dei processi e i trattamenti disumani e degradanti nelle carceri di cui sono vittime il popolo italiano e tutte le componenti della comunità penitenziaria.
Sostiene e fa proprio altresì l’Atto di Diffida, firmato da Marco Pannella e dall’Avvocato Giuseppe Rossodivita e inviato a tutti i soggetti responsabili dell’Amministrazione della Giustizia e del Carcere italiani, in cui si chiede una sorta di Moratoria delle esecuzioni di pene e detenzioni illegali.
Impegna gli organi dirigenti a prendere iniziative, anche in sede giurisdizionale italiana ed europea, di concerto con “Ristretti Orizzonti”, il Partito Radicale, il Comitato Radicale per la Giustizia Pietro Calamandrei e le Università, volte a cancellare il marchio di infamia del “fine pena mai” dei condannati all’ergastolo, a partire dall’ergastolo “ostativo” che esclude per legge ogni possibilità di misura alternativa e liberazione condizionale anche di coloro che hanno scontato 26 anni di carcere e a superare il regime del 41 bis, il cosiddetto “carcere duro” dal quale si può uscire solo tramite il “pentimento”, una collaborazione con la giustizia considerata autentica solo se a rischio della vita propria e dei propri familiari.
