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1 MARZO 2006Lettera al Sindaco
LE REGIONI, LE PROVINCE E LE CITTA’ ITALIANE PER FERMARE LA PENA DI MORTE IN AFRICA
2006
LE REGIONI, LE PROVINCE E LE CITTA’ ITALIANE
PER FERMARE LA PENA DI MORTE IN AFRICA
Caro Sindaco,
le chiediamo l’adesione e il contributo del suo Comune alla campagna di Nessuno tocchi Caino per la moratoria delle esecuzioni capitali in vista dell’abolizione della pena di morte.
Come lei sa, a partire dal 1997, su iniziativa italiana e dal 1999 su iniziativa europea, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani ha approvato ogni anno una risoluzione in cui si afferma che “l’abolizione della pena di morte contribuisce all’innalzamento della dignità umana e al progressivo sviluppo dei diritti umani” e, a tal fine, si chiede “una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte”.
Nel 2006 ricorre il decimo anniversario dell’approvazione di questo testo alla Commissione di Ginevra e i tempi sono ormai maturi per l’approvazione di un testo analogo da parte dell’Assemblea generale dell’ONU il prossimo autunno. In base alle posizioni di voto espresse dai governi a Ginevra negli ultimi nove anni e in base alla attuale situazione giuridica e politica dei singoli paesi sulla pena di morte, una risoluzione “per la moratoria delle esecuzioni in vista dell’abolizione” otterrebbe al Palazzo di Vetro almeno 100 voti a favore, la maggioranza assoluta dei paesi membri dell’ONU, una maggioranza che non potrà mai essere intaccata dai ‘no’, tenuto conto anche dei paesi indecisi che si asterranno dal voto.
Per dare nuova e maggiore forza in vista soprattutto della presentazione della risoluzione pro moratoria al Palazzo di Vetro a New York, è necessario creare una Coalizione di Governi promotori che veda coinvolti paesi rappresentativi di tutti continenti, non solo europei e occidentali, anche perché il fronte abolizionista non ha le sue basi solo in Europa.
Le Americhe sono un continente praticamente libero dalla pena di morte. Nel Sud ci sono paesi che l’hanno abolita oltre un secolo fa: il Venezuela l’ha formalmente abolita nel 1863, il primo stato moderno a farlo; il Costarica è abolizionista dal 1887; l’Ecuador dal 1897; in Brasile l’ultima esecuzione risale al 1855; in Uruguay è del 1905. In centro-america, il Messico ha deciso nel 2005 di cancellare ogni riferimento alla pena capitale anche dalla Costituzione ed è il paese che più si è esposto a livello internazionale contro la pena di morte, giungendo, nel 2003, a portare gli Stati Uniti davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, la quale ha accolto il suo ricorso ordinando agli Stati Uniti di rivedere i casi di 51 cittadini messicani rinchiusi nei bracci della morte di 10 stati dell’Unione.
In Africa la pena di morte è caduta ormai in disuso. La situazione è totalmente cambiata negli ultimi anni: su 53 paesi, quelli mantenitori si sono ridotti a 19 e il trend appare ancora più significativo se si considera che nel 1990 vi era un solo paese abolizionista per legge, Capo Verde. Oggi, quelli che hanno abolito completamente la pena di morte sono 13, tra cui il Senegal che lo ha fatto il 10 dicembre 2004 scegliendo la data più simbolica, quella della Giornata Mondiale dei Diritti Umani e la Liberia che ha cancellato la pena capitale dai propri ordinamenti con la ratifica il 25 settembre 2005 di tutti i trattati internazionali abolizionisti. Altri due paesi, Algeria e Mali, attuano una moratoria legale delle esecuzioni, mentre l’abolizione di fatto è il dato più significativo: sono 19, infatti, gli stati africani che non la praticano da oltre dieci anni.
Anche se l’Asia si è confermata nel 2005 essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo, non mancano esempi che vanno in senso opposto. In Asia centrale, dopo l’abolizione avvenuta nel febbraio 2005 in Tagikistan, è rimasto solo l'Uzbekistan fra le cinque repubbliche ex sovietiche a praticare la pena di morte. Nel sud-est asiatico, è emblematico il caso di Timor Est, il primo Stato nato nel terzo millennio all’insegna dell’abolizione della pena di morte, formalmente sospesa già nel 1999 grazie all’allora amministratore pro tempore dell’ONU, il compianto Sergio Vieira de Mello.
Australia e Nuova Zelanda sono stati in questi anni gli sponsor più fedeli della risoluzione a Ginevra e potranno svolgere un ruolo decisivo nei confronti dei piccoli paesi della regione e in vista di un voto all’Onu. Nel gennaio 2004, Samoa ha abolito formalmente la pena di morte dopo una moratoria di fatto che durava dal 1952, quando il paese era ancora sotto il controllo neozelandese. Commentando l’abolizione, il Primo Ministro ha dichiarato: “Da buon cittadino del mondo e della regione, Samoa riconosce che l’opinione della stragrande maggioranza dei paesi del mondo e della regione è contraria alla pena di morte”. La decisione di abolirla prova “quanto seriamente” Samoa tiene conto dei “suoi impegni internazionali e regionali”.
Per quanto riguarda l’Europa, i segnali sono contrastanti. Mentre dalla Gran Bretagna sembrano al momento giungere - in termini di posizioni di Governo e di società civile - le più forti resistenze alla moratoria Onu delle esecuzioni capitali, in Spagna il parlamento ha approvato nell’ottobre 2004, all’unanimità, una mozione che impegna il governo a compiere questo passo già alla prossima Assemblea Generale. L’Italia che, nel 1994, è stata la prima a portare all’attenzione dell’Assemblea Generale la proposta di moratoria per poi, nel 1999, consegnare il testimone all’Unione Europea, nella speranza di dare così maggior forza alla battaglia per la moratoria, ha tutti i titoli per riassumerla a fronte dell’impasse in cui l’Europa attualmente si trova su questa iniziativa.
Grazie alla moratoria ONU - e in attesa dell’abolizione mondiale e totale - migliaia di condannati a morte potrebbero essere risparmiati: non solo quelli di cui tutti sanno e si preoccupano, i detenuti nei bracci americani, ma anche gli innominati e i dimenticati della pena di morte, i detenuti nei bracci della morte cinesi, iraniani, vietnamiti e di tutti gli altri regimi autoritari che muoiono ammazzati nel silenzio e nell’indifferenza generali.
Caro Sindaco,
Con il contributo per la campagna per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali e l´adesione a Nessuno tocchi Caino – se può esserle utile, le alleghiamo una bozza di delibera - il suo Comune sarà annoverato nella nostra comunicazione, a partire dal sito www.nessunotocchicaino.it, tra quelli che hanno sostenuto concretamente la campagna per la moratoria delle esecuzioni e avranno contribuito alla conquista di un nuovo diritto umano: l´abolizione della pena di morte.
Ringraziandola fin d´ora, le inviamo i nostri più cordiali saluti.
Sergio D´Elia
Caro Sindaco,
le chiediamo l’adesione e il contributo del suo Comune alla campagna di Nessuno tocchi Caino per la moratoria delle esecuzioni capitali in vista dell’abolizione della pena di morte.
Come lei sa, a partire dal 1997, su iniziativa italiana e dal 1999 su iniziativa europea, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani ha approvato ogni anno una risoluzione in cui si afferma che “l’abolizione della pena di morte contribuisce all’innalzamento della dignità umana e al progressivo sviluppo dei diritti umani” e, a tal fine, si chiede “una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte”.
Nel 2006 ricorre il decimo anniversario dell’approvazione di questo testo alla Commissione di Ginevra e i tempi sono ormai maturi per l’approvazione di un testo analogo da parte dell’Assemblea generale dell’ONU il prossimo autunno. In base alle posizioni di voto espresse dai governi a Ginevra negli ultimi nove anni e in base alla attuale situazione giuridica e politica dei singoli paesi sulla pena di morte, una risoluzione “per la moratoria delle esecuzioni in vista dell’abolizione” otterrebbe al Palazzo di Vetro almeno 100 voti a favore, la maggioranza assoluta dei paesi membri dell’ONU, una maggioranza che non potrà mai essere intaccata dai ‘no’, tenuto conto anche dei paesi indecisi che si asterranno dal voto.
Per dare nuova e maggiore forza in vista soprattutto della presentazione della risoluzione pro moratoria al Palazzo di Vetro a New York, è necessario creare una Coalizione di Governi promotori che veda coinvolti paesi rappresentativi di tutti continenti, non solo europei e occidentali, anche perché il fronte abolizionista non ha le sue basi solo in Europa.
Le Americhe sono un continente praticamente libero dalla pena di morte. Nel Sud ci sono paesi che l’hanno abolita oltre un secolo fa: il Venezuela l’ha formalmente abolita nel 1863, il primo stato moderno a farlo; il Costarica è abolizionista dal 1887; l’Ecuador dal 1897; in Brasile l’ultima esecuzione risale al 1855; in Uruguay è del 1905. In centro-america, il Messico ha deciso nel 2005 di cancellare ogni riferimento alla pena capitale anche dalla Costituzione ed è il paese che più si è esposto a livello internazionale contro la pena di morte, giungendo, nel 2003, a portare gli Stati Uniti davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, la quale ha accolto il suo ricorso ordinando agli Stati Uniti di rivedere i casi di 51 cittadini messicani rinchiusi nei bracci della morte di 10 stati dell’Unione.
In Africa la pena di morte è caduta ormai in disuso. La situazione è totalmente cambiata negli ultimi anni: su 53 paesi, quelli mantenitori si sono ridotti a 19 e il trend appare ancora più significativo se si considera che nel 1990 vi era un solo paese abolizionista per legge, Capo Verde. Oggi, quelli che hanno abolito completamente la pena di morte sono 13, tra cui il Senegal che lo ha fatto il 10 dicembre 2004 scegliendo la data più simbolica, quella della Giornata Mondiale dei Diritti Umani e la Liberia che ha cancellato la pena capitale dai propri ordinamenti con la ratifica il 25 settembre 2005 di tutti i trattati internazionali abolizionisti. Altri due paesi, Algeria e Mali, attuano una moratoria legale delle esecuzioni, mentre l’abolizione di fatto è il dato più significativo: sono 19, infatti, gli stati africani che non la praticano da oltre dieci anni.
Anche se l’Asia si è confermata nel 2005 essere il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo, non mancano esempi che vanno in senso opposto. In Asia centrale, dopo l’abolizione avvenuta nel febbraio 2005 in Tagikistan, è rimasto solo l'Uzbekistan fra le cinque repubbliche ex sovietiche a praticare la pena di morte. Nel sud-est asiatico, è emblematico il caso di Timor Est, il primo Stato nato nel terzo millennio all’insegna dell’abolizione della pena di morte, formalmente sospesa già nel 1999 grazie all’allora amministratore pro tempore dell’ONU, il compianto Sergio Vieira de Mello.
Australia e Nuova Zelanda sono stati in questi anni gli sponsor più fedeli della risoluzione a Ginevra e potranno svolgere un ruolo decisivo nei confronti dei piccoli paesi della regione e in vista di un voto all’Onu. Nel gennaio 2004, Samoa ha abolito formalmente la pena di morte dopo una moratoria di fatto che durava dal 1952, quando il paese era ancora sotto il controllo neozelandese. Commentando l’abolizione, il Primo Ministro ha dichiarato: “Da buon cittadino del mondo e della regione, Samoa riconosce che l’opinione della stragrande maggioranza dei paesi del mondo e della regione è contraria alla pena di morte”. La decisione di abolirla prova “quanto seriamente” Samoa tiene conto dei “suoi impegni internazionali e regionali”.
Per quanto riguarda l’Europa, i segnali sono contrastanti. Mentre dalla Gran Bretagna sembrano al momento giungere - in termini di posizioni di Governo e di società civile - le più forti resistenze alla moratoria Onu delle esecuzioni capitali, in Spagna il parlamento ha approvato nell’ottobre 2004, all’unanimità, una mozione che impegna il governo a compiere questo passo già alla prossima Assemblea Generale. L’Italia che, nel 1994, è stata la prima a portare all’attenzione dell’Assemblea Generale la proposta di moratoria per poi, nel 1999, consegnare il testimone all’Unione Europea, nella speranza di dare così maggior forza alla battaglia per la moratoria, ha tutti i titoli per riassumerla a fronte dell’impasse in cui l’Europa attualmente si trova su questa iniziativa.
Grazie alla moratoria ONU - e in attesa dell’abolizione mondiale e totale - migliaia di condannati a morte potrebbero essere risparmiati: non solo quelli di cui tutti sanno e si preoccupano, i detenuti nei bracci americani, ma anche gli innominati e i dimenticati della pena di morte, i detenuti nei bracci della morte cinesi, iraniani, vietnamiti e di tutti gli altri regimi autoritari che muoiono ammazzati nel silenzio e nell’indifferenza generali.
Caro Sindaco,
Con il contributo per la campagna per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali e l´adesione a Nessuno tocchi Caino – se può esserle utile, le alleghiamo una bozza di delibera - il suo Comune sarà annoverato nella nostra comunicazione, a partire dal sito www.nessunotocchicaino.it, tra quelli che hanno sostenuto concretamente la campagna per la moratoria delle esecuzioni e avranno contribuito alla conquista di un nuovo diritto umano: l´abolizione della pena di morte.
Ringraziandola fin d´ora, le inviamo i nostri più cordiali saluti.
Sergio D´Elia
Segretario di Nessuno tocchi Caino
Elisabetta Zamparutti
Tesoriere di Nessuno tocchi Caino
· per ulteriori informazioni si prega di contattare Francesca Mambro ai numeri: tel. 06/68979302 - 06/68803848 - fax 06/68979211 - oppure inviare una e-mail a: moratoria2006@nessunotocchicaino.it
· segnaliamo intanto i riferimenti bancari di Nessuno tocchi Caino: C/C n. 2971/35 c/o Banca di Roma, Agenzia 112 - Roma - Codice ABI 3002 CAB 3256.5
Tesoriere di Nessuno tocchi Caino
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· segnaliamo intanto i riferimenti bancari di Nessuno tocchi Caino: C/C n. 2971/35 c/o Banca di Roma, Agenzia 112 - Roma - Codice ABI 3002 CAB 3256.5
