Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · DOCUMENTO

1 GENNAIO 2009

LE PROSPETTIVE DELLA CAMPAGNA PRO MORATORIA

In quindici anni, 51 Stati-boia e migliaia di giustiziati in meno
 
Dalla fondazione nel 1993 di Nessuno tocchi Caino a oggi, ben 51 Paesi hanno abbandonato la pratica della pena di morte. Quattordici di questi lo hanno fatto negli ultimi due anni, quando la campagna pro moratoria è stata rilanciata e ha raggiunto il suo culmine con l’approvazione, il 18 dicembre 2007, della Risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
In quindici anni, ciò ha significato migliaia di fucilati, di impiccati, di decapitati e di lapidati in meno nel mondo.
Dopo lo storico voto del 2007 al Palazzo di Vetro, ribadito in modo ancor più netto nel dicembre scorso, alcuni commentatori hanno tentato di sminuirne la portata, dicendo che non sarebbe servito a nulla, non avendo nessun valore giuridico vincolante per gli Stati.
E’ vero che le Nazioni Unite, per loro stesso Statuto, non possono imporre a nessuno Stato membro di abolire la pena di morte, meno che mai con una Risoluzione dell’Assemblea Generale. Ciò nonostante, è innegabile il valore “morale” e di indirizzo politico che quel testo e quel voto hanno avuto e avranno per gli Stati che ancora praticano la pena di morte. Basti considerare che, per la prima volta, le Nazioni Unite hanno stabilito che la questione della pena capitale attiene alla sfera dei diritti della persona e non della giustizia interna, e che il suo superamento segna un importante progresso nel sistema dei diritti umani.
 
Per quanto riguarda, poi, gli effetti pratici della Risoluzione, occorre considerare che il solo annuncio all’inizio del 2007 della iniziativa al Palazzo di Vetro ha provocato nel corso dell’anno molti fatti positivi: infatti, ben 9 Paesi sono passati dal fronte dei mantenitori della pena di morte a quello a vario titolo abolizionista. Altri 5 Paesi lo hanno fatto nel 2008 e nei primi sei mesi del 2009, come documenta questo Rapporto 2009 di Nessuno tocchi Caino.
In particolare, hanno abolito la pena di morte due Stati della federazione americana: il New Jersey nel dicembre 2007 e il New Mexico nel marzo scorso. E’ avvenuto nel giro dell’ultimo anno e mezzo, quando casi di abolizione non si verificavano negli Stati Uniti da oltre quarant’anni.
Proposte di legge di abolizione della pena di morte o di riduzione del numero dei reati capitali sono state avanzate in Libano, Algeria, Benin, Giordania e Repubblica Democratica del Congo, un fatto che fino a non molto tempo fa sarebbe stato difficile immaginare in tali Paesi.
Inoltre, il Kazakistan ha limitato per legge l’uso della pena di morte solo a crimini particolarmente gravi di terrorismo o commessi in tempo di guerra, mentre il Vietnam l’ha eliminata per 8 reati dei 29 per cui era prevista.
Nel 2008, Cuba e Camerun hanno commutato tutte le condanne a morte, mentre un numero significativo di amnistie o commutazioni di pene capitali è stato deciso a Trinidad e Tobago, in Nigeria e in Zambia. Nel 2009, il Presidente del Ghana, John Kufuor, ha commutato la pena agli oltre 100 condannati a morte del Paese, mentre la Corte Suprema dell’Uganda ha commutato in ergastolo le condanne a morte dei prigionieri nel braccio della morte da più di tre anni.
Infine, in Cina, le sentenze capitali emesse da tribunali a vari livelli sono diminuite fino al 30% negli ultimi due anni, mentre la Corte Suprema ha annullato a sua volta il 15% di quelle che ha esaminato. Non è un dato irrilevante in termini di vite umane, considerato che sono migliaia ogni anno le esecuzioni in Cina.
 
Questi fatti positivi non preludono certo all’abolizione immediata della pena di morte né a cambiamenti radicali in senso democratico in ancora molti Paesi, ma senza dubbio vanno nella direzione indicata dalla Risoluzione delle Nazioni Unite.
Questi risultati sono stati anche il frutto di una impostazione non fondamentalista, non proibizionista e non eurocentrica della campagna per la moratoria che come Nessuno tocchi Caino e Partito Radicale siamo riusciti politicamente e formalmente a far prevalere: non solo per affermare l’universalità della richiesta ma anche per superare un vecchio schema di stampo colonialistico non più presentabile e degno di tale grande obiettivo. Il metodo e l’obiettivo delle moratorie – e non dell’abolizione tout court – e il connotato trans-regionale della alleanza di Paesi promotori dell’iniziativa in sede ONU, hanno evitato infatti che essa fosse percepita come un’imposizione degli abolizionisti europei “civilizzati” nei confronti degli esecuzionisti del resto del mondo, i “barbari” da “civilizzare”.
 
I fronti prioritari e gli obiettivi di Nessuno tocchi Caino
 
Dopo l’approvazione, per il secondo anno consecutivo, della Risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali, per Nessuno tocchi Caino i fronti prioritari di iniziativa per dare attuazione alla richiesta delle Nazioni Unite sono due.
Il primo è rivolto agli Stati mantenitori perché – come richiesto nella Risoluzione – rendano effettivamente disponili al Segretario Generale dell’ONU tutte le informazioni riguardanti la pena capitale e le esecuzioni. Non è la abolizione della pena di morte, l’obiettivo è abolire i “segreti di Stato” sulla pena di morte. Perché molti Paesi, per lo più autoritari, non forniscono informazioni sulla sua applicazione, e la mancanza di informazione dell’opinione pubblica è anche causa diretta di un maggior numero di esecuzioni. A tal fine, chiediamo che il Segretario Generale dell’ONU istituisca la figura di un Inviato Speciale che abbia il compito non solo di monitorare la situazione ed esigere una maggiore trasparenza nel sistema della pena capitale, ma anche di continuare a persuadere chi ancora la pratica ad adottare la linea stabilita dalle Nazioni Unite: “moratoria delle esecuzioni, in vista dell’abolizione definitiva della pena di morte.”
Contemporaneamente – è il secondo fronte di iniziativa – occorre diffondere la Risoluzione nel mondo, continuare a monitorare la situazione Paese per Paese, organizzare eventi politici, parlamentari e pubblici in Paesi che ancora praticano la pena di morte perché sia accolta l’indicazione dell’ONU.
Come Nessuno tocchi Caino siamo impegnati in progetti per l’attuazione della moratoria in diverse parti del mondo. A partire dall’Africa, che è il continente dove vi è il numero più alto di Paesi abolizionisti di fatto e dove negli ultimi due anni sono stati compiuti passi significativi verso l’abolizione della pena di morte.
Nel novembre scorso, la Commissione Africana per i Diritti dell’Uomo e dei Popoli ha approvato una risoluzione che chiede ai 53 paesi dell’Unione Africana di “osservare una moratoria delle esecuzioni capitali in vista dell’abolizione della pena di morte”.
Negli ultimi due anni, tre Paesi africani – Ruanda, Burundi e Togo – hanno abolito la pena capitale. Soprattutto nei primi due, l’abolizione della pena di morte ha avuto uno straordinario valore simbolico, oltre che giuridico e politico, essendo terre dove la catena perpetua della vendetta e la eterna vicenda di Caino e Abele hanno avuto forse la rappresentazione più tragica e attuale.
In altri due Paesi – Gabon e Repubblica Democratica del Congo – Nessuno tocchi Caino ha già tenuto due conferenze che si sono concluse con l’avvio dell’iter parlamentare di proposte di abolizione. Nella Repubblica Democratica del Congo, in particolare, l’abolizione della pena di morte farebbe assumere a questo Paese il ruolo di paese-simbolo, ad un tempo, del martirio dell’Africa ma anche della capacità di questo continente di sanare i suoi conflitti, approdare alla democrazia e lanciare messaggi di nonviolenza e di tolleranza.