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22 LUGLIO 2008LE PROSPETTIVE DELLA CAMPAGNA PRO MORATORIA
Con il voto del 18 dicembre all’Onu, è come se avessimo chiuso un contratto e, come avviene nei contratti, le difficoltà iniziano dopo la firma, quando si tratta di dargli applicazione. Il lavoro duro comincia ora. Bisogna raddoppiare gli sforzi per evitare che questo successo sia consumato e logorato, per arrivare, attraverso le moratorie, all’abolizione definitiva della pena capitale.
Si tratta di diffondere nel mondo la risoluzione approvata al palazzo di Vetro, continuare a monitorare la situazione Paese per Paese, organizzare eventi politici, parlamentari e pubblici in Paesi mantenitori perché sia accolta l’indicazione dell’ONU. Il Partito Radicale e Nessuno tocchi Caino sono già impegnati in progetti per l’attuazione della moratoria su diversi fronti caldi: l’Africa, dove vi è il numero più alto di Paesi abolizionisti di fatto e dove negli ultimi due anni sono stati fatti passi significativi verso l’abolizione; le Repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale; il Sud est asiatico...
Come espressamente prevede l’ultimo punto del dispositivo della risoluzione approvata a dicembre, la prossima Assemblea Generale dovrà ritornare sull’argomento. I principali responsabili del fatto che, fino al 2007, è stato impedito alle Nazioni Unite di proclamare la moratoria sono già all’opera per fare dell’appuntamento in autunno a New York un passaggio solo procedurale o, all’opposto, tentare di cambiare il dispositivo della risoluzione per “rafforzarlo” nel senso dell’abolizione.
Perché la posizione dell’ONU sia rafforzata, basta che essa sia consolidata attraverso pronunce successive dell’Assemblea Generale nei prossimi anni che ribadiscano la richiesta di moratoria, che costituisce la “via maestra” per giungere all’abolizione della pena di morte.
Ma c’è un punto di sostanza con cui la nuova risoluzione può essere davvero politicamente rafforzata: l’abolizione non della pena di morte, ma del segreto di Stato sulla pena di morte. Perché molti Paesi, per lo più autoritari, non forniscono statistiche ufficiali sulla sua applicazione, e la mancanza di informazione dell’opinione pubblica al riguardo è anche causa diretta di un maggior numero di esecuzioni.
Occorre sin da subito ottenere che nel dispositivo della nuova risoluzione sia presente la richiesta a tutti gli Stati mantenitori di rendere effettivamente disponili al Segretario Generale dell’ONU e all’opinione pubblica tutte le informazioni riguardanti la pena capitale e le esecuzioni. A tal fine è bene che la nuova risoluzione preveda la figura di un Inviato Speciale del Segretario Generale, che abbia il compito non solo di monitorare la situazione, ma anche di favorire e accelerare i processi interni ai vari Paesi volti a soddisfare la richiesta delle Nazioni Unite di moratoria delle esecuzioni oltre che di una maggiore trasparenza nel sistema della pena capitale.
A ben vedere, in questi Paesi, la soluzione definitiva del problema, più che la pena di morte, riguarda la Democrazia, lo Stato di Diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili.
