Nessuno tocchi Caino

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3 AGOSTO 2012

LE PROSPETTIVE DELLA CAMPAGNA DI NESSUNO TOCCHI CAINO

LE PROSPETTIVE DELLA CAMPAGNA DI NESSUNO TOCCHI CAINO

Dopo diciannove anni di iniziativa internazionale contro la pena di morte, possiamo fare un primo bilancio della “impresa” Nessuno tocchi Caino. Nel rapporto costo-benefici, emerge con evidenza lo straordinario valore “produttivo” della “società per azioni” (letteralmente!) che abbiamo costituito nel 1993. Dalla fondazione nel 1993 di Nessuno tocchi Caino a oggi, ben 56 dei 97 Paesi membri dell’ONU allora mantenitori della pena di morte hanno smesso di praticarla, 15 dei quali lo hanno fatto dal 2006, cioè dopo il rilancio dell’iniziativa al Palazzo di Vetro. Altri 3 Paesi (Palau, Timor Est e Tuvalu), divenuti membri dell’ONU dopo il 1993, sono Paesi abolizionisti.
L’approvazione, nel dicembre 2007, della Risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è stata una pietra miliare sulla via non solo dell’abolizione della pena capitale ma anche dello sviluppo dei diritti umani in generale. Da allora, gli effetti concreti della Risoluzione ONU, che al Palazzo di Vetro ha registrato un sostegno crescente nel 2008 e poi nel 2010, hanno continuato a verificarsi in altri Paesi, come documenta anche il Rapporto 2012 di Nessuno tocchi Caino.
Nel dicembre 2012, l’Assemblea Generale tornerà a votare una nuova Risoluzione a favore di una Moratoria sull’uso della pena di morte. Nessuno tocchi Caino è impegnata su due fronti di iniziativa a sostegno della Risoluzione.
Il primo è aumentare il numero dei Paesi cosponsor e dei voti a favore della Risoluzione. A tal fine, con il supporto del Ministero degli Affari Esteri italiano, Nessuno tocchi Caino ha previsto di compiere nei prossimi mesi missioni in Africa in 4 Paesi – Zimbabwe, Ciad, Repubblica Centroafricana e Swaziland – dove negli anni più recenti sono stati compiuti passi significativi verso l’abolizione della pena di morte.
Il secondo fronte è rafforzare il testo della nuova Risoluzione con due richieste fondamentali da rivolgere ai Paesi che praticano ancora la pena capitale.
La prima richiesta è di abolire i “segreti di Stato” sulla pena di morte, perché molti Paesi, per lo più autoritari, non forniscono informazioni sulla sua applicazione, e la mancanza di informazione dell’opinione pubblica è anche causa diretta di un maggior numero di esecuzioni. E’ il caso, ad esempio, di Cina, Iran e Arabia Saudita, che non a caso risultano essere tra i primi Paesi-boia al mondo.
La seconda richiesta è di limitare ai “reati più gravi” l’applicazione della pena di morte e di abolire la sua previsione obbligatoria per certi tipi di reato. Il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici prevede che “nei Paesi in cui la pena di morte non è stata abolita, una sentenza capitale può essere pronunciata soltanto per i delitti più gravi”. Il limite dei “reati più gravi” per l’applicazione “legittima” della pena di morte è sostenuto anche dagli organismi politici delle Nazioni Unite i quali chiariscono che per “reati più gravi” si intendono solo quelli “con conseguenze letali o estremamente gravi”. Ciò nonostante, la pena di morte per reati non violenti, la maggior parte dei quali di natura economica e per droga, continua a essere inflitta ed eseguita in Paesi come la Cina, la Corea del Nord e l’Iran. Anche la imposizione obbligatoria della pena capitale, che non tiene conto del merito specifico di ogni singolo caso e non lascia margini di discrezionalità ai giudici, è stata fortemente criticata dalle autorità internazionali a tutela dei diritti umani.
Infine, Nessuno tocchi Caino propone che la nuova Risoluzione chieda al Segretario Generale dell’ONU di istituire la figura di un Inviato Speciale che abbia il compito non solo di monitorare la situazione ed esigere una maggiore trasparenza e limiti più restrittivi nel sistema della pena capitale, ma anche di continuare a persuadere chi ancora la pratica ad adottare la linea stabilita dalle Nazioni Unite: “moratoria delle esecuzioni, in vista dell’abolizione definitiva della pena di morte”.
Ma per porre davvero fine alla pena capitale, occorre però che i Paesi che hanno sostenuto all’Onu la moratoria la facciano rispettare in concreto e in tutte le circostanze. La coerenza nell’impegno internazionale contro la pena di morte impone innanzitutto di negare ogni tipo di collaborazione alla sua pratica nel mondo.
Nel gennaio del 2011, dopo poco più di un mese di campagna di informazione e di iniziative parlamentari e legali, Nessuno tocchi Caino ha ottenuto che la casa farmaceutica Hospira chiudesse la produzione in Italia del Pentothal, il farmaco che doveva essere utilizzato per uccidere i condannati a morte americani. Sarebbe stato paradossale per l’Italia, Paese leader della campagna per la moratoria universale delle esecuzione capitali, cooperare in qualche modo alla pratica della pena capitale. La decisione della Hospira ha fatto da apripista a decisioni analoghe da parte di altre società farmaceutiche – dalla multinazionale Novartis alla sua controllata Sandoz, dall’azienda farmaceutica indiana Kayem alla danese Lundbeck – e, alla fine, ha portato nel dicembre scorso anche alla decisione dell’Unione Europea di rivedere in senso più restrittivo le regole europee sull’esportazione di farmaci utilizzabili nei protocolli dell’iniezione letale.
La fine del Pentothal e la difficoltà a procurarsi il suo sostituto, il Pentobarbital, ha determinato moratorie di fatto delle esecuzioni più o meno brevi in alcuni Stati della Federazione americana e non solo.
Il 28 maggio 2012, la stampa vietnamita ha reso noto che le esecuzioni di centinaia di condannati a morte erano state sospese per la carenza del farmaco usato per le iniezioni letali. “Per la loro esecuzione c’è bisogno della sostanza letale, che non è ancora disponibile”, ha detto il vice Ministro della Pubblica Sicurezza, Dang Van Hieu, aggiungendo che l’importazione del farmaco non specificato “si è rivelata difficile”.
Un altro fronte della campagna contro la pena di morte è stato aperto nei confronti dell’Iran dove l’impiccagione viene praticata di solito tramite delle gru a cui viene agganciato il cappio – una robusta corda oppure un filo d’acciaio – che viene posto intorno al collo in modo da stringere la laringe provocando un forte dolore e prolungando il momento della morte.
Nel luglio 2011, la Tadano, società giapponese produttrice di gru, ha comunicato di non voler più stipulare contratti con il governo iraniano a seguito di una “Campagna sulle Gru” lanciata dall’associazione UANI (Uniti Contro l’Iran Nucleare), che ha pubblicato sul suo sito una lista di otto multinazionali che inviano in Iran gru o loro parti, con tanto di foto di gru utilizzate per effettuare impiccagioni in pubblico. Un mese dopo, un altro produttore di gru giapponese, UNIC, ha annunciato la fine della sua attività in Iran, unendosi alla Tadano e alla Terex che si erano già ritirate dal commercio con l’Iran in seguito alla Campagna sulle Gru della UANI.
Le vie dell’abolizione della pena di morte sono infinite e Nessuno tocchi Caino continuerà a provarle tutte per tentare di porre fine al principio arcaico e contraddittorio dello Stato-Caino, secondo cui la vita va difesa infliggendo la morte. La via liberale e antiproibizionista della moratoria – e non dell’abolizione tout court della pena di morte – che sin dal 1993 Nessuno Tocchi Caino e il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito hanno scelto di percorrere e proporre in tutte le sedi internazionali, ha dimostrato di essere la via maestra per superare ostacoli apparente insuperabili e aprire porte altrimenti inaccessibili.