Nessuno tocchi Caino

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3 AGOSTO 2011

LE PROSPETTIVE DELLA CAMPAGNA DI NESSUNO TOCCHI CAINO

LE PROSPETTIVE DELLA CAMPAGNA DI NESSUNO TOCCHI CAINO

 
L’approvazione, nel dicembre 2007, della Risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è stata una tappa fondamentale non solo della lotta alla pena capitale ma anche per l’affermazione dello Stato di diritto e di quei diritti naturali storicamente acquisiti e spesso scritti nelle leggi dei Paesi, ma non rispettati.
Da allora, gli effetti concreti della Risoluzione ONU, che al Palazzo di Vetro ha registrato un sostegno crescente nel 2008 e poi nel 2010, si sono visti in numerosi Paesi, anche in quelli che fino a poco tempo fa apparivano del tutto inaccessibili e dove, invece, sono avvenuti molti fatti positivi nel senso dell’abolizione, come documenta anche il Rapporto 2011 di Nessuno tocchi Caino.
Le prospettive dell’abolizione sono oggi ancora più favorevoli dopo quello che a livello politico e sociale è accaduto e continua ad accadere in molti Paesi arabi e non solo. La fine del mito dell’invincibilità di dittatori al potere da decenni, può sfociare in riforme in senso umanitario e democratico come già dimostrano fatti che segnano una soluzione di continuità rispetto a sistemi e pratiche del passato sulla pena di morte.
In Marocco, la nuova Costituzione approvata con il referendum popolare del 1° luglio scorso, per la prima volta, sancisce il diritto alla vita come diritto fondamentale. In Tunisia, il 1° febbraio 2011, il governo ad interim di unità nazionale ha annunciato la ratifica dei più importanti trattati internazionali, dallo Statuto di Roma sulla istituzione della Corte Penale Internazionale [effettivamente ratificato il 24 giugno 2011] ai due protocolli addizionali al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, tra cui quello relativo all’abolizione della pena di morte. Mentre moratorie di fatto si registrano in Giordania (dal 2006) e in Libano (dal 2004).
Ma il banco di prova forse decisivo di un vero cambio di regime nei Paesi arabi è costituito dall’Egitto, il Paese che all’ONU è stato sempre in prima linea nel contrasto alla Risoluzione pro moratoria. Se il governo egiziano ad interim saprà garantire ai massimi responsabili del vecchio regime, a partire dall’ex Presidente Hosni Mubarak, i diritti fondamentali della persona, ivi incluso un processo equo e trasparente che escluda la condanna a morte, ciò sarà la prova più evidente di una soluzione di continuità rispetto al passato.
Nel dicembre scorso, oltre alla Giordania e al Libano, si sono astenuti sulla nuova Risoluzione sulla moratoria approvata al Palazzo di Vetro anche il Bahrein, gli Emirati Arabi, la Mauritania e l’Oman. Mentre l’Algeria, ha votato a favore e ha anche cosponsorizzata il testo, in piena continuità con una moratoria legale delle esecuzioni che nel Paese dura dal 1993. La larghissima maggioranza con cui è stata approvata l’ultima Risoluzione ONU, è stata il frutto anche dei cambiamenti nel mondo arabo e un’ulteriore conferma che il mondo intero sta andando decisamente verso il superamento del fasullo e arcaico sistema della pena di morte.
Per porre davvero fine all’aberrante e contraddittorio principio secondo cui la vita si debba difendere infliggendo la morte, occorre però che i Paesi che hanno sostenuto all’Onu la moratoria la facciano rispettare in concreto e in tutte le circostanze.
Nessuno tocchi Caino farà la sua parte con un progetto che vedrà impegnata l’Associazione nei prossimi due anni in 17 Paesi del Nord Africa, del Medio Oriente, dell’Est e del Sud-Est asiatico dove negli anni più recenti si sono registrati eventi politici, riforme legislative o altri fatti positivi che possono condurre all’abolizione o quantomeno alla limitazione nell’uso della pena di morte, al rafforzamento di moratorie di fatto e a commutazioni collettive di pene capitali. In molti di questi Paesi, l’obiettivo prioritario è di superare i segreti di Stato sulla pena di morte, che sono spesso causa diretta di un maggior numero di condanne ed esecuzioni capitali.
Le attività si articoleranno su due piani, distinti ma complementari: il primo, volto a informare l’opinione pubblica e a sensibilizzarla sulla necessità di abolire la pena di morte, riguarda direttamente gli operatori dell’informazione e della comunicazione sociale nei Paesi target; il secondo riguarda più direttamente i soggetti istituzionali, in particolare Governi e Parlamenti, a cui compete prendere decisioni e approvare atti che vadano nel senso di quanto chiedono le Nazioni Unite e l’Unione Europea.
Non essendo sostenibili i costi di massicce campagne multimediali contro la pena di morte che siano finanziate e realizzate Paese per Paese direttamente dalle organizzazioni abolizioniste, Nessuno tocchi Caino si propone, attraverso due seminari di formazione, organizzati in collaborazione con Oliviero Toscani ed il Segretariato Sociale della RAI, di fornire e condividere con gli operatori locali e regionali dell’informazione e della comunicazione strumenti e conoscenze di base, esempi e tecniche di comunicazione sociale perché siano poi loro a realizzare, a partire dai diversi e particolari contesti, campagne di informazione sulla realtà della pena di morte e campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle ragioni dell’abolizione. Un seminario, rivolto ai Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, si terrà a Tunisi e sarà realizzato in partnership con l’Istituto Arabo per i Diritti Umani; l’altro, a Tokyo, sarà realizzato in partnership con l’Anti Death Penalty Asia Network e riguarderà i Paesi dell’Asia Orientale e del Sud-Est asiatico. Contemporaneamente, Nessuno tocchi Caino organizzerà missioni nei 17 Paesi target del progetto per spingerli a dare attuazione alla richiesta delle Nazioni Unite di moratoria delle esecuzioni nella prospettiva dell’abolizione definitiva e per acquisire nuovi consensi in vista delle prossime sessioni (2012 e 2014) dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dove è già in agenda la prosecuzione del dibattito sulla Risoluzione contro la pena di morte.