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1 GENNAIO 1999Intervento, di Mario Cuomo
ex Governatore dello Stato di New York
Come gli altri americani, anche i cittadini di New York biasimano il diffondersi della violenza gratuita, la tossicodipendenza dilagante, l´instabilità dei nuclei familiari e le altre forme di degrado culturale che mettono profondamente a disagio l´America. Alcuni segnali positivi degli ultimi tempi, come il netto calo del tasso di criminalità, specialmente nella città di New York, hanno riacceso le speranze. Ma la verità é che, per imparare a governare problemi sociali di questa portata, c´è ancora molto da fare.
Alcune delle misure adottate dai nostri politici per migliorare la situazione la stanno in realtà peggiorando, ma servono - paradossalmente - ai politici per continuare a prendere un sacco di voti. La pena di morte è una di queste strategie sbagliate. Praticamente l´intero mondo occidentale ha ripudiato la pena capitale, considerandola un inaccettabile atto di "violenza di Stato" in grado di generare solo altra violenza. Persino Israele - un paese che conosce forse meglio di altri il terribile prezzo che un popolo può essere costretto a pagare per via della violenza subita ad opera di altri - ha abolito quasi completamente la pena di morte ritenendo che utilizzarla sia solo un modo per peggiorare le cose.
Gli argomenti del movimento abolizionista - presi singolarmente e valutati nel loro insieme - sono così forti e convincenti che i politici schierati in favore del supplizio capitale possono solo far finta di ignorarli. Nel rinnovato entusiasmo che si è creato a favore del patibolo nessuno ha mai provato a confutare le principali obiezioni degli abolizionisti: che sono state uccise persone sicuramente innocenti (in questo secolo ne sono state uccise 8 nel solo Stato di New York) e che altri innocenti saranno inevitabilmente messi a morte; che lo Stato spende più denaro per giustiziare una persona che non per mantenerla tutta la vita all´ergastolo; che tenere una persona in carcere a vita, escludendola da tutti i benefici carcerari, equivale a togliere a questa persona la vita, anzi forse costituisce una punizione più "dura"; il fatto che, come recentemente hanno certificato due commissioni dell´Associazione Forense Americana (American Bar Association) la pena di morte viene applicata secondo criteri così disomogenei da diventare intrinsecamente iniqui, vistosamente influenzati dalla razza e dalla classe sociale cui appartengono sia gli assassini sia le vittime. E infine: l´uso della pena di morte da parte dello Stato non finisce per insegnare alla gente che alla violenza si deve rispondere con la violenza ?
La fondatezza dell´opposizione alla pena capitale trova la sua massima evidenza nel fallimento di qualsiasi tentativo di dimostrare il presunto "potere deterrente" del patibolo nei confronti della criminalità. Si è sostenuto che l´introduzione della pena di morte nello Stato di New York, dopo che ho lasciato la carica di Governatore, avrebbe portato a una riduzione degli omicidi. In realtà gli omicidi nella città di New York sono diminuiti di un terzo nell´arco dei due anni che hanno preceduto la reintroduzione della pena di morte. La verità é che si sta registrando una diminuzione dei reati violenti, compresi gli omicidi, a New York come nel resto degli Stati Uniti: ed é altrettanto vero che il tasso di criminalità è calato costantemente, in quasi tutti i settori, nel corso degli ultimi quattro anni che hanno preceduto il "ritorno" del supplizio capitale.
E continua ad essere vero che il Texas, lo Stato-simbolo della pena di morte, con più di una dozzina di esecuzioni ogni anno, ha uno dei più alti tassi di omicidi di tutto il paese.
Essere favorevoli alla pena di morte dà buone garanzie di elezione ai politici. Alcuni sostengono sia stato l´argomento vincente del Governatore Pataki. Probabilmente è così. Ma questo non cambia la realtà, e cioè che comminare la pena di morte vuole dire offrire il suggello statale a una forma primitiva di vendetta che ci degrada come persone e ci pone eticamente allo stesso livello degli assassini che uccidiamo.
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