ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
6 GENNAIO 2002AFGHANISTAN: ANCHE LA GUERRA HA LE SUE REGOLE
Commento di Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, pubblicato da Il Giornale, oggi 6 gennaio 2002
Una replica all’articolo di Maria Giovanna Maglie pubblicato sempre dal Giornale il 19 dicembre scorso. "L’11 settembre ha suscitato strane reazioni anche nelle menti più raffinate, negli osservatori più attenti. A la guerre comme à la guerre: un imputato ha dei diritti che vanno tutelati, ma un nemico va solo abbattuto. Chi non coglie la differenza fra il tempo della guerra e quello della pace, fa confusione. Chi, in tempo di guerra, è contro la pena di morte anche nei confronti di Bin Laden è un pacifista imbelle, contrario all’intervento americano, un abolizionista talebano, estemporaneo e inopportuno. Questi gli argomenti che ha usato, ad esempio, Maria Giovanna Maglie sul Giornale. Certo, la guerra ha i suoi tempi e i suoi obiettivi, ma anche le sue regole. C’è un diritto internazionale di guerra e c’è anche un diritto americano di guerra: entrambi prevedono che ci siano carceri, tribunali, processi, sentenze, e relative garanzie. Insomma, in guerra, un nemico può diventare anche un imputato. Il diritto è una cosa seria e che fa la differenza tra noi e i talebani. Chiunque lo prendesse, chissà cosa farebbe a Bin Laden: lo strozzerebbe, lo torturerebbe e chissà quant’altro. La legge serve innanzitutto a porre dei limiti a quello che noi potremmo fare in questi casi, al nostro sacrosanto senso di giustizia, di rivalsa, di legittima difesa. La legge serve a noi, a salvare noi e non Bin Laden, lo stato di diritto che noi siamo prima che il nostro senso di umanità. Quindi discutiamo del diritto e di quale legge per la giustizia, anche in tempo di guerra: io sono per una legge che non preveda la pena di morte, sono per una giustizia che non giunga all’atto estremo della soppressione del reo, anche se è Bin Laden. In tempo di pace e in tempo di guerra. Come me la pensano il parlamento italiano e le costituzioni di altri 71 paesi che l’hanno abolita totalmente, anche in casi eccezionali, e la pensano così anche gli inglesi che sono impegnati in Afghanistan quanto gli americani. Non criminalizzo coloro i quali pensano che nel caso di Bin Laden debba valere la regola millenaria e semplificatoria dell’occhio per occhio, considerò però scorretto, superficiale, demagogico, mistificatorio, confondere due piani che vanno tenuti rigorosamente distinti: uno è il piano della sicurezza, della prevenzione e della legittima difesa; un altro è quello del diritto, della giustizia, della pena di morte. Su questo secondo piano noi siamo intervenuti come è intervenuto Bush, in piena guerra, pensando al dopo, a quale giustizia, quali tribunali per processare i terroristi. E’ il nostro ’specifico’, ed essere contro la pena di morte anche nei confronti di Bin Laden non vuol dire essere contro l’intervento in Afghanistan volto a catturarlo. "Nessuno tocchi Caino" non vuol dire non pensare ad Abele, non considerare le ragioni e i diritti delle vittime, non vuol dire l’impunità per chi ha attentato alla nostra vita, alla nostra sicurezza. Chi mette in cortocircuito le due fasi, quella della guerra e quella della pace, la legittima difesa e la giustizia, la sicurezza e la pena di morte, trucca il gioco e le sue regole. La pena di morte è la pena di morte, non è l’esito fatale di un conflitto a fuoco: dopo l’arresto di un assassino, ci sono il carcere, il processo, la condanna a morte, il processo di appello, la corte suprema, gli anni in un braccio della morte, alla fine un plotone di esecuzione. A questo, noi, possiamo opporci o no? E possiamo opporci alla pena di morte anche per Bin Laden senza passare per anti-americani? Noi non siamo i fondamentalisti dell’abolizione della pena di morte, siamo in generale per una moratoria delle esecuzioni, e la moratoria è un compromesso con la pena di morte. Quanto alla sorte di Bin Laden, sorte che non è nelle nostre mani e forse neanche nelle mani degli americani, penso che sia opportuno politicamente rigettare l’istanza di martirio che lui ci ha inoltrato e che sia giusto condannarlo a vita e non a morte, perchè tutta una vita è quello che a lui serve per comprendere e ripagare la profondità del male che ha compiuto."
