ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
9 GIUGNO 20019/6/2001 Timothy McVeigh vuole morire; IL MANIFESTO
Respinto l'ultimo ricorso. E l'attentatore di Oldahoma City annuncia: non chiederò la grazia a Bush
A meno che non accada qualcosa di veramente clamoroso, Timothy McVeigh morirà lunedì. quando in Italia sarà ormai notte inoltrata. Portandosi nella tomba tutti i segreti ancora irrisolti della strage di Oklahoma city (avvenuta il 19 aprile del ’95), che lo ha condotto all’iniezione letale. Dopo il rigetto da parte della corte d’appello di Denver, in Colorado, della richiesta di rinvio dell’esecuzione presentata dai suoi avvocati (con la motivazione che «non era stato dimostrato in alcun modo» che c’erano motivi per non procedere), il condannato ieri ha fatto intendere di essere pronto a sedersi sul lettino del boia di Terre Haute, nello stato dell’Indiana, e di rifiutare ogni altro appello e la richiesta di grazia al presidente George W. Bush, che non a torto ritiene inutile. Il ministro della Giustizia John Ashcroft, che già nelle scorse settimane si era dichiarato contrario a un secondo rinvio dell’esecuzione dopo quello dello scorso 16 maggio, si è infatti subito affrettato a dichiarare che si tratta di «una decisione in favore della giustizia» .In effetti McVeigh, 33 anni, ex veterano della guerra del Golfo e neonazista convinto, è abbastanza indifendibile dal punto di vista giuridico: reo confesso dell’attentato di Oklahoma city, in cui persero la vita 168 persone, tra cui numerosi bambini, e altre 500 rimasero ferite, ha sempre rivendicato il diritto a essere ucciso invece di trascorrere il resto della sua vita in galera. Per lui possono valere solo gli appelli umanitari e contro la pena capitale in quanto tale, dei quali però gli Stati uniti non hanno finora tenuto alcun conto. Diversa la strategia dei legali, che chiedevano un ulteriore rinvio dell’esecuzione per consentire loro di esaminare i circa quattromila documenti sul caso occultati dall’Fbi e rispuntati fuori alla vigilia dell’esecuzione. Quelle carte, secondo la difesa, sarebbero state nascoste perché rivelerebbero la presenza di un «mandante» della strage. «C’erano le prove, non presentate dal governo, che un’altra persona avrebbe potuto essere il mandante dell’attentato», scrivono i due legali di McVeigh, Christopher Tritico e Nathan Chambers. Una cosa che, se non scagionerebbe comunque McVeigh, se confermata avrebbe potuto consentire di chiedere una revisione del processo e ottenere una commutazione della pena. Di sicuro, gli aspetti poco chiari dell’attentato al palazzo federale di Oklahoma city rimangono molti: innanzitutto, come possa McVeigh, con l’aiuto di un solo complice, Terry Nichols, morto nel frattempo, aver ideato e realizzato un attentato di tali proporzioni. Poi, perche l’Fbi abbia nascosto per anni quelle migliaia di documenti agli avvocati.Intanto, nel penitenziario di Terre Haute si sta allestendo la «cittadella dei media», in cui la morte del detenuto verrà trasmessa in diretta televisiva a circuito chiuso, a uso e consumo dei 250 familiari delle vittime ammessi ad assistere. La morte di McVeigh segnerà anche la fine della moratoria (di fatto, ma mai ufficializzata) delle esecuzioni federali, dopo 38 anni di stop.Anche per questo l’associazione Nessuno tocchi Caino ha rivolto un appello a George W. Bush, firmato da premi Nobel e personaggi del mondo della cultura (come Noam Chomsky), affinché intervenga direttamente e sospenda l’esecuzione. Ma, considerando i trascorsi texani del presidente degli Stati uniti, c’è ben poco da sperare.
