Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

9 MARZO 2001

9/3/2001NO ALLA PENA DI MORTE;NUOVO MOLISE OGGI

Conferenza al Gazzoli organizzata dal progetto Mandela

TERNI -Era quasi un passo obbligato, per una struttura come il Centro per i Diritti Umani, dover affrontare, prima o poi, lo spinoso e annoso problema della pena di morte.Promossa dal progetto Mandela, in collaborazione con il comune di Roma, martedì pomeriggio si è infatti tenuta, al Gazzoli, una conferenza-studio sulla pena di morte cui sono intervenuti -oltre a numerosi studenti -il sindaco di Terni Paolo Raffaelli, l’assessore alla Cultura Alida Nardini, il coordinatore provinciale di Forza Italia, Raffaele Nevi.Presieduto da Marcello Ricci, ideatore del progetto, e da Gina Schillirò, responsabile del sistema delle biblioteche di Roma, l’ incontro si è aperto con la proiezione di una serie di interviste sul tema raccolte tra i ternani per le strade del centro, è proseguito con un monologo recitato dall’attrice professionista Marina Zanchi, per poi lasciare spazio agli interventi di alcuni importanti esponenti della lotta per l’abolizione della pena di morte.E’ stato Sergio D’Elia, protagonista storico dell’associazione umanitaria "Nessuno tocchi Caino" a ricordare da un lato la sensibilità mostrata dal comune di Terni, già quattro anni fa, nella campagna per la sospensione della pena di morte, dall’altro a sottolineare come l’Europa, portavoce di tale richiesta presso l’Onu nel 1999, si sia invece fatta intimorire dai ricatti di Usa e Cina."In genere la pena di morte è radicata nei paesi in cui la democrazia è più debole, come l’Africao la Cina -ha specificato D’Elia ma gli Stati Uniti potrebbero tranquillamente abolirla; d’altra parte lo hanno già fatto altre volte. La storia va avanti e volge alla conquista di nuovi diritti umani, così dopo l’abolizione della schiavità e delle torture fisiche, ora tocca alla pena di morte. Mantenere in vita una simile barbarie -ha concluso - non solo ci trasforma tutti in assassini, ma dimostra la debolezza e l’impotenza dello stato nella lotta al crimine."Altrettanto interessanti e incisivi sono stati gli interventi di Antonio Salvati, esponente della comunità di Sant’Egidio che ha fatto notare ai presenti come il numero degli omicidi non sia diminuito negli stati americani in cui vige la pena di morte - del cultore delle filosofie orientali Francesco Pullia, di alcuni membri di Amnesty International, e quello via lettera del vescovo di Terni Mons. Paglia, "Troppo spesso - ha scritto mons. Paglia - una errata interpretazione della Bibbia ha suscitato ambiguità nei confronti della pena di morte. In realtà la Bibbia condanna la vendetta come punizione a qualsiasi crimine. Solo nella cultura dell’amore e del perdono Gesù intende il fine ultimo dell’uomo".