ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
8 GIUGNO 20018/6/2001 Il caso del condannato Mc Veigh e le manifestazioni anti-americane; L’OPINIONE
Il giudice federale Richard Matsch di Denver, Colorado ha dunque stabilito che Timothy Mc Veigh deve essere giustiziato l’11 giugno prossimo. Mc Veigh, è certamente responsabile della strage di Oklahoma City, costata la vita di 168 persone; come ha detto Matsch, "non ci sono dubbi che McVeigh sia colpevole della strage"; non ha mostrato alcun segno di pentimento, anche se pentimenti e scuse servono a poco, dal momento che gli unici titolari che possono perdonare sono impossibilitati a farlo, essendo stati uccisi.C’è poi una questione controversa. Il ministro della Giustizia John Ashcroft si dichiara soddisfatto per il verdetto del giudice Matsch, che "conferma non soltanto la colpevolezza dell’accusato, della quale nessuno dubitava, ma anche l’innocenza e la buona fede del sistema giudiziario".Il ministro Ashcroft sa certamente sbagliare senza il consiglio nostro o di altri. Ma qualche dubbio sulla "innocenza e la buona fede del sistema giudiziario", al suo posto, ci si permetterebbe di coltivarlo; non è esattamente normale che quattromila pagine di documenti siano state "dimenticate" per sei anni negli archivi dell’FBI; non è esattamente normale quello che sostiene uno dei difensori di McVeigh, l’avvocato Richard Burr. "Solo ora sono stati individuati almeno 360 nomi di testimoni di cui fino a questo momento non sapevamo nulla. Alcuni di loro avevano contatti con gruppi estremisti sui quali abbiamo indagato durante il processo. I verbali degli interrogatori ci sarebbero stati molto utili se avessimo potuto consultarli".Voglio dire: non riesco a immaginare uno più meritevole di essere "giustiziato" di McVeigh, tra i tanti che, nei vari "bracci della morte" degli Stati Uniti aspettano che giunga la loro ora. Proprio perché è certamente un "Caino", un indifendibile che pochi difenderanno, sarebbe opportuno cercare di fare qualcosa per impedire che venga ucciso. Da Giovanni Paolo II al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, al presidente del Consiglio, e via via chiunque abbia titolo e voce per farlo.Cesare Beccaria nel suo "Dei Delitti e delle Pene" ha motivato come meglio non si potrebbe, l’opposizione alla pena di morte:"Qual può essere il diritto che si attribuiscono gli uomini, di trucidare i loro simili? Non certamente quello da cui risultano la sovranità e le leggi. Esse non sono che una somma di minime porzioni della privata libertà di ciascuno, esse rappresentano la volontà generale, che è l’aggregato delle particolari. Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l’arbitrio di ucciderlo? Come mai nel minimo sacrificio della libertà di ciascuno vi può essere quello del massimo tra tutti i beni, la vita? ...Quali sono i sentimenti di ciascuno sulla pena di morte?Leggiamoli negli atti d’indignazione e di disprezzo, con cui ciascuno guarda il carnefice che è pure un innocente esecutore della pubblica volontà, un buon cittadino che contribuisce al bene pubblico, lo strumento necessario alla pubblica sicurezza al di dentro, come i valorosi soldati al di fuori? Qual è dunque origine di questa contraddizione? E perché è indelebile negli uomini questo sentimento ad onta della ragione? Perché gli uomini, nel più segreto dei loro animi, parte che più di ogni altra conserva ancora la forma originale della vecchia natura, hanno sempre creduto non essere la vita propria in potestà di alcuno, fuori che della necessità, che col suo scettro di ferro regge l’universo".E dopo di lui, nelle Confessioni il grande scrittore russo Leone Tolstoj:"A Parigi, la vista di una esecuzione capitale mi rivelò quanto fosse fragile la mia superstizione del progresso. Quando vidi come la testa si staccava dal corpo e come l’una e l’altro, separatamente, andavano a sbattere nella cassa, allora capii, non con l’intelligenza, ma con tutto il mio essere, che non vi è alcuna teoria della razionalità dell’esistente e del progresso che possa giustificare un simile atto e che quand’anche tutti gli uomini al mondo, fin dalla sua creazione, basandosi su teorie quali che siano, trovassero che ciò fosse necessario, io so che ciò non è necessario, che ciò è male e che, quindi, arbitro di quel che è bene e necessario non è quel che dicono e fanno gli uomini e neppure lo è il progresso, ma lo sono io, col mio cuore".Gli amici dell’Associazione "Nessuno tocchi Caino", gli unici che lodevolmente stanno mobilitandosi, in queste ore hanno presentato un appello al presidente Bush per una moratoria delle esecuzioni e hanno raccolto un buon numero di adesioni (www.nessunotocchicaino.it). Io non ho mai molto amato le manifestazioni davanti all’ambasciata americana, quasi sempre animate da malcelato e fazioso spirito anti-yankee; ma credo che se una manifestazione si giustifichi, è proprio per chiedere che Mc Veigh sia risparmiata la vita. Proprio perché, letteralmente, nessuno tocchi Caino. Non che ci si debba illudere; ma se in queste occasioni non si alza la voce, quando?
