Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

9 FEBBRAIO 2001

)702/2001 Campagna on line CRONACA DI PALERMO

NESSUNO TOCCHI CAINO. Presentati gli ultimi dati: più di 120 persone giustiziate quest’anno.

Caino viene ucciso più di dieci volte al giorno: lapidato, fucilato, rinchiuso nelle camere a gas o legato a una barella con una flebo di veleno attaccata al braccio. Sono più di quattromila gli individui di ogni razza, religione e colore, condannati ogni anno alla pena capitale,. E nel 2001 sono già state giustiziate più di 120 persone.I dati di questa carneficina "legale" sono stati comunicati ieri sera a Villa Trabia, nel corso di una dibattito promosso da "nessuno tocchi caino", l’organizzazione internazionale contro la pena di morte "la nostra è una corsa contro il tempo - dice Sergio d’Elia, il segretario - per fare in modo che l’Unione europea ripresenti la proposta alla sessione autunnale dell’assemblea dell’Onu. Questa volta i governi europei non potranno fare dietrofront come accadde nel ’99".Inoltre, per sensibilizzare l’opinione pubblica "Nessuno tocchi Caino" utilizzerà per la prima volta anche gli strumenti della new economy: "abbiamo avviato una raccolta di firme su internet - continua D’Elia - grazie all’aiuto del portale nexta.com; il nostro banner realizzato da Oliviero Toscani, riprodurrà gli occhi di centinaia di uomini e donne condannati a morte e ognuno potrà consultare lo spazio virtuale e aderire all’iniziativa".Tutte le firme raccolte verranno inviate al segretario generale delle Nazioni Unite, proprio nel giorno in cui l’assemblea dovrà discutere il documento."Nessuno tocchi Caino" elabora le proprie informazioni grazie a una rete di più di settemila fonti ufficiali e non " Purtroppo i nostro dati sono sottostimati - ammette Elisabetta Zamparutti, la curatrice dei dossier sulla pena capitale - le notizie che arrivano da molti paesi sono frammentarie e non è sempre facile conoscere la verità". Notizie non ufficiali parlano, infatti, di più di duemila esecuzioni comminate ogni anno in Iraq, centinaia in Arabia Saudita e Cina. E proprio il "gigante rosso" è una delle nazioni che più preoccupa le organizzazioni internazionali: in Cina si viene condannati a morte soprattutto per reati economici come il furto e la concussione.