ARCHIVIO · COMUNICATO STAMPA
25 GENNAIO 200125/01/2001: NESSUNO TOCHI CAINO DENUNCIA IL RISCHIO DI 15 ESECUZIONI IN LIBANO
AUTORE: UFFICIO STAMPA: 06/68979202 - 0335/6153305
Roma 25 gennaio 2001: Nessuno tocchi Caino rende noto che in Libano ci sono 15 persone che rischiano di essere giustiziate. Al vaglio del Presidente Emile Lahoud vi sarebbero 15 casi sui quali è attesa la sua ultima parola. Nel provvedimento di conferma dell´esecuzione verrà fissata anche la relativa data.L´11 gennaio 2001 il Presidente Emile Lahoud aveva confermato la condanna capitale di Fadi Maraash, un ragazzo di 20 anni, affetto da schizofrenia.Se il Presidente confermasse le esecuzioni il Libano raggiungerebbe il record delle esecuzioni della sua storia. Il rischio di esecuzioni è legato all´apertura di un processo a carico di 73 fondamentalisti sanniti, 63 dei quali rischiano la pena capitale.
Il Senatore della Lista Pannella Pietro Milio presenta un´interrogazione parlamentare rivolta al Ministro degli Esteri per chiedere un´urgente intervento nei confronti del Presidente Emile Lahoud affinché sospenda le condanne a morte in Libano.
Sergio d´Elia Segretario di Nessuno tocchi Caino ha dichiarato: "Il Libano ha reintrodotto la pena di morte nel 1994 e nel paese è argomento di critiche da parte dei politici, delle organizzazioni umanitarie e di magistrati che si lamentano dell´automatismo che i costringe a condannare a morte impedendo l´utilizzo di condanne minori. L´Italia e la comunità internazionale non possono restare sorde a queste voci. E´ loro dovere sostenere le forze abolizioniste ovunque nel mondo".
Il Senatore della Lista Pannella Pietro Milio presenta un´interrogazione parlamentare rivolta al Ministro degli Esteri per chiedere un´urgente intervento nei confronti del Presidente Emile Lahoud affinché sospenda le condanne a morte in Libano.
Sergio d´Elia Segretario di Nessuno tocchi Caino ha dichiarato: "Il Libano ha reintrodotto la pena di morte nel 1994 e nel paese è argomento di critiche da parte dei politici, delle organizzazioni umanitarie e di magistrati che si lamentano dell´automatismo che i costringe a condannare a morte impedendo l´utilizzo di condanne minori. L´Italia e la comunità internazionale non possono restare sorde a queste voci. E´ loro dovere sostenere le forze abolizioniste ovunque nel mondo".
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