Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

23 GIUGNO 2001

23/6/2001: “Basta con la morte di stato; LA REPUBBLICA

Sulla pena capitale l’Europa sfida Usa e Giappone

STRASBURGO - Gli uomini dell’Europa ufficiale tengono i toni molto bassi: con gli amici non si litiga, nemmeno sulla pena di morte. Se uno strappo con l’America è necessario, allora dev’essere piccolo, e non sfrangiato, così che sia possibile ricucirlo in tempi rapidi. Al Congresso di Strasburgo contro la pena capitale i politici sembrano esitare: «Niente lezioni, solo persuasione», dice in apertura Nicole Fontaine, presidente dell’Europarlamento, «Nessuna forzatura», ripete lord Russell-Johnston, presidente dell’ Assemblea del Consiglio d’Europa. Anche Pierferdinando Casini prima di riconoscere i conflitti mette le mani avanti: "Quando si è così amici, non si deve avere paura a sottolineare la diversità".Così il primo Congresso mondiale degli abolizionisti resta solo una tappa nella crescita politica dell’Europa, ma diventa un punto di svolta nel braccio di ferro fra l’ America e chi ne critica le scelte penali. Non ci sono più solo i militanti a chiedere la fine della barbarie, stavolta accanto a loro ci sono intere corporazioni di avvocati, ci sono parlamentari, ci sono soprattutto le istituzioni; Se nei paesi dei massacri di Stato seminascosti (Cina in prima fila), gli appelli cominciano, a filtrare, molto più difficile è la resistenza delle nazioni occidentali, che garantiscono l’accesso alle informazioni: è il caso del Giappone e soprattutto degli Stati Uniti. Tanto più che la convinzione è diffusa: il vento in Usa sta cambiando, e serve che la Casa Bianca ne prenda atto. Per maggior sicurezza, il secondo Congresso è già stato fissato, a giugno 2002, in terra americana.Il primo giorno di lavori era quello delle testimonianze, ieri invece è stato il momento delle proposte e delle scelte politiche. Il Vecchio Continente si è liberato del tutto dei patiboli, con la decisione della Corte Suprema di Mosca di non ammettere più sentenze capitali, e adesso nei palazzi del Consiglio e del Parlamento di Strasburgo si mettono sotto accusa le convinzioni giudiziarie arcaiche del resto del mondo: dell’America, innanzitutto, ma anche di Cina, Iran, Iraq, Congo e gli altri 117 paesi che adottano la morte di Stato. Ieri in mattinata le accuse erano state pronunciate, con toni energici, dalle Organizzazioni non governative. Il loro ruolo è quello di stimolare, e il ruolo di stimolo è stato fondamentale anche nella ideazione del Congresso, concepito e realizzato da "Insieme contro la pena dl morte", un’associazione che conta poche decine di aderenti ed appena cinque persone nello staff.Alla fine, dal confronto dei militanti è arrivata l’idea di una rete mondiale degli abolizionisti, una sorta di coordinamento planetario, per ora con obiettivi a portata di mano come l’istituzione di una "’Giornata mondiale per l’abolizione della pena di morte". Il documento finale chiede "l’abolizione universale" del boia, anche se per il momento si accontenta di lanciare un appello a tutti gli Stati, perché premano sull’Onu in modo da far adottare "una moratoria mondiale delle esecuzioni, nellaprospettiva di una abolizione universale" Nessuna scadenza e soprattutto, rimprovera Sergio D’Elia, "nessun appello alla Ue per un suo impegno concreto". Il segretario dell’organizzazione "Nessuno tocchi Caino" non nasconde la delusione. Ce l’ha un po’ con Amnesty International, che non è d’accordo per premere sull’Onu e tentare di accelerare i tempi. La Comunità di Sant’Egidio, in cerca di una mediazione, accetta di lavorare sull’Unione europea ma anche su altri grandi paesi: Cile, Messico, Sudafrica.Meno divaricate, in omaggio appunto alla prudenza, le posizioni dei politici: alla fine tutti i presidenti di Parlamento hanno firmato l’appello «a tutti gli Stati affinché instaurino una moratoria delle esecuzioni e prendano iniziative volte ad abolire la pena di morte dalla loro legislazione nazionale». Nell’appello si dice che la pena di morte «viola il più fondamentale dei diritti della persona, il diritto alla vita", e che l’Europa ha già «dato prova della massima determinazione». Sotto ci sono le firme della Fontaine e di lord Russell-Johnston, del cileno Zaldivar, come di Casini, del belga de Decker, e di tanti altri, come il francese Forni, che minaccia di far chiudere la porta del Consiglio d’Europa in faccia a Usa e Giappone, accettati come osservatori: per l’ammissione nel Consiglio, ricorda Forni, bisogna aver archiviato il passato di barbarie.