ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
23 GIUGNO 200123/6/2001 Pena di morte: i parlamentari europei per la moratoria; L'UNITA
Una giornata mondiale contro la pena di morte, da celebrare il 22 giugno di ogni anno. È il risultato, non l’unico, raggiunto ieri nel corso del primo congresso mondiale contro la pena di morte, che ha visto associazioni non governative, giuristi, deputati europei e i presidenti dei parlamenti dei cinque continenti riunirsi a Strasburgo per confrontarsi su un tema che nel mondo miete vittime quasi quanto una guerra.Il secondo risultato, non per importanza, ottenuto nel corso del congresso nella capitale parlamentare della Ue, è un documento firmato dai diciotto presidenti, tra cui Pierferdinando Casini per l’ltalia, con il quale si è lanciato un «appello a tutti gli Stati perché instaurino senza indugio e in tutto il mondo una moratoria delle esecuzioni dei condannati a morte e prendano iniziative volte ad abolire la pena di morte dalla loro legislazione nazionale».Ricordare ogni anno questo appello servirà a non dimenticare che «la pena di morte, segna il trionfo della vendetta sulla giustizia e viola il primo diritto di ogni essere umano, il diritto alla vita», si legge ancora nel documento. Attualmente i paesi mantenitori della pena capitale sono 87, ti:a cui anche gli Stati Uniti. E l’appello costituisce innanzitutto una pressione proprio sulle due ultime grandi democrazie mondiali, l’americana e la giapponese. «La pena di morte non rende migliore ne lo stato ne la società civile, semplicemente tenendo fuori, come intoccabili, i "peggiori": al contrario, abbassa stato e società civile all’altezza degli assassini». Le pesanti accuse rivolte proprio ai paesi mantenitori arrivano da Mario Marazziti, presente a Strasburgo per rappresentare la Comunità di S. Egidio. Ma non è l’unico. Erbas Dogan, avvocato del leader curdo Abdullah Ocalan; ha lanciato un appello contro l’abolizione «della morte legalizzata» in Turchia, ricordando come un atto simile faciliterebbe l’avvicinamento di Ankara alla Ue.A puntare i riflettori soprattutto sugli Usa ci si mette anche la presidente dell’Europarlamento Nicole Fontaine: «Vorrei dire a George w. Bush che i veri uomini di stato non seguono l’opinione pubblica ma la spingono a superarsi». Viene quasi da pensare che l’eco delle sue parole sia arrivato fino agli Stati Uniti, dove proprio ieri la Corte suprema ha bloccato in Albama l’esecuzione di un ritardato mentale. Peccato che le stesse parole non siano state «ascoltate» anche in Cina, dove invece, la stampa locale ha registrato, sempre nella giornata di ieri, diciotto esecuzioni. Non c’è da stupirsi: il recente rapporto presentato da Nessuno Tocchi Caino, parla di circa 1100 esecuzioni compiute nel paese di Jiang Zemin nei primi mesi del 2001.Intanto, l’adozione di una moratoria mondiale, siglata nel documento di Strasburgo non convince tutti. A polemizzare è proprio l’associazione di area radicale Nessuno Tocchi Caino, che avrebbe voluto un appello per l’adozione di una risoluzione per una moratoria universale alla prossima assemblea Onu di dicembre.
