ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
22 MAGGIO 200122/5/2001 FALUN GONG; IL FOGLIO di Adriano Sofri
So poco del Falun Gong. Del resto ormai la parola "setta" viene usata quasi neutramente, e le più losche sette vengono promosse al rango di religioni. L ’ultimo Monde diplomatique si apre con l’allarme (firmato da Bruno Fouchereau) sulle sette come cavallo di Troia degli Stati Uniti in Europa. L’ articolo, che tratta soprattutto di Scientology, perseguita in Europa come un’ impresa totalitaria di affarismo e coercizione degli adepti, disegna, forse con qualche deformazione professionale, una vera piovra settaria che allunga i suoi tentacoli sul mondo, a partire dal Dipartimento di Stato e dai grandi media americani. Anche il Falun Gong in esilio ha trovato ospitalità in America, e mi pare di ricordare che una appassionata conoscitrice della Cina come Edoarda Masi vi vedesse con altrettanto allarme lo strumento di una penetrazione americana in Cina. Ispirato a una tradizione buddhista e taoista, il Falun Gong, che si dichiara apolitico, è fuorilegge in Cina, dove suoi aderenti continuano a manifestare nella Tien An Men a costo della vita e della prigione: qualunque opinione si abbia sulla sua ispirazione e sui suoi esponenti in esilio, è difficile non solidarizzare contro una persecuzione accanita e spaventata. Cinquantamila arresti, diecimila prigionieri in campo di lavoro forzato o manicomi, più di cento morti dopo torture, la progettata costruzione di un nuovo vasto penitenziario adibito esclusivamente ai detenuti del movimento, che rifiuta ogni violenza e non oppone resistenza alle violenze poliziesche. Alcuni suoi membri si sono dati fuoco in piazza, sconfessati però dai portavoce del movimento, che approvano il martirio ma non il suicidio. Gli aderenti sarebbero milioni, diffusi ovunque nel paese, numerosi soprattutto fra persone, anche del Partito comunista, più emarginate e deluse dal nuovo progresso economico, collegati, sia pure con grandi difficoltà, attraverso la rete. I radicali italiani, che hanno deciso di patrocinare la campagna del Falun Gong, l’hanno illustrata, con la partecipazione del suo portavoce mondiale, Erping Zhang, in una conferenza stampa a Roma. Della quale mi ha colpito l’invito rivolto da Nessuno tocchi Caino, e raccolto dal Falun Gong -se ho ben capito -a far propria e propagare la condanna della pena di morte, per la quale la Cina ha il più tristo primato mondiale. Nel qual caso, se non sbaglio, l’opposizione alla pena di morte troverebbe in Cina una forza finora impensabile.
