ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
1 FEBBRAIO 20012/2001 Giustiziati dalla “giustizia” palestinese; SHALOM
"Arafat sospendi le esecuzioni", "Palestina senza pena di more", "Israele nell’Unione Europea"; queste erano le scritte lette dai passanti a Piazza San Giovanni in Laterano a Roma la mattina del 17 gennaio, davanti alla rappresentanza dell’Autorità palestinese in Italia. Il Partito radicale, la Lista Emma Bonino, l’associazione "Nessuno tocchi Caino", hanno organizzato un sit-in per protestare contro le esecuzioni capitali avvenute ultimamente nei territori dell’autorità palestinese. Il 13 gennaio erano stati uccisi Majdi Middawi a Gaza (fucilato presso la stazione centrale della polizia) ed Allan Bani Odeh a Nablus, fucilato nella pubblica piazza della città davanti a migliaia di palestinesi che intonavano "Allah è grande"; i due erano accusati di collaborazionismo con Israele. Il giorno prima del sit-in, a Betlemme, una corte militare, senza sentire testimoni, ha deciso di condannare a morte Hussameddin Mousa Aslini di 19 anni e Mohammed Khatib di 29 annni accusati rispettivamente di aver fornito informazioni e foto di Hussein Abayat - un terrorista palestinese ucciso il 9 novembre 2000 da un missile anticarro lanciato da un elicottero israeliano - e di aver preso parte all’assassinio di Abayat ed alla cattura e fucilazione di un altro militante palestinese, Radi Safi. Non è previsto appello alla condanna, e solo Yassar Arafat può ridurre o commutare la sentenza. Il sit-in si è svolto in modo pacifico ed alla conclusione è stato consegnato alla sede della rappresentanza dell’Autorità palestinese a Roma, un messaggio in cui si sollecita Arafat a sospendere le condanne capitali. Ha dichiarato Emma Bonino: " che Israele sia un’isola di democrazia, di valori ed istituzioni democratiche europei in Medio Oriente, è provato anche nell’episodio dei due palestinesi accusati di spionaggio a favore di Israele e giustiziati recentemente".Paradossalmente i palestinesi che hanno favorito l’individuazione di pericolosi terroristi, sono stati accusati e condannati per un lavoro che invece dovrebbe svolgere - secondo gli accordi presi con Israele - la polizia palestinese.
