ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA
21 GIUGNO 200121/6/2001 Duemila condanne a mortè; ITALIA OGGI
Quasi duemila persone uccise nel 2000 dalla ragion di stato. E oltre 1200 le vittime nei primi mesi del 2001. Nonostante il numero dei paesi abolizionisti continui a crescere, sono ancora tante le esecuzioni capitali eseguite ogni anno.Sono 124 i paesi abolizionisti a vario titolo, di cui 77 totalmente abolizionisti, 13 per i soli crimini ordinari e 29 stati abolizionisti di fatto (ossia non eseguono sentenze capitali da almeno 10 anni), a fronte di settantadue Paesi che mantengono la pena capitale. Ventisette gli stati dove la pena di morte è stata abitualmente praticata nel 2000 con ben 1872 condanne eseguite (a cui vanno aggiunte ulteriori 1290 esecuzioni nei soli primi cinque mesi e mezzo del 2001) Senza considerare i tanti dati sommersi e senza tenere conto dell’alto numero delle "esecuzioni extragiudiziali" che avvengono qua e là nel pianeta.Questi alcuni dati forniti dall’associazione Nessuno tocchi Caino che per il quarto anno consecutivo pubblica il suo Rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo..IL QUADRO E ANCORA ALLARMANTEIl quadro che viene descritto può essere definito stazionario e al contempo allarmante. Da un lato infatti nell’ultimo anno vi sono stati alcuni segnali positivi fra i quali meritano menzione: la definitiva messa al bando della pena di morte da parte della Costa d’Avorio; la cancellazione da parte di Malta della pena capitale anche per i reati militari; l’abolizione anche dal codice penale ordinario della pena capitale da parte del Cile, lo scorso 10 aprile 2001.E martedì 19 giugno, proprio in onore a quest’ultima decisione assunta dal parlamento cileno il Colosseo si è illuminato per la diciassettesima volta dal!"inizio della campagna promossa dalle Nazioni Unite e dal comune di Roma, questa volta alla presenza del ministro della giustizia del Cile Josè Antonio Gomez. Dall’altro lato però vi sono le oltre 1.000 esecuzioni della Cina, le 400 dell’Iraq, le 200 dell’Iran, le 153 dell’Arabia Saudita,le 85 degli Stati Uniti. Tra i primi dieci paesi che hanno praticato la pena di morte nel 2000, figurano inoltre l’Afghanistan con più di 30 esecuzioni; la Repubblica Democratica del Congo con 20; il Pakistan con 17; la Liberia con 14; la Giordania con 8 esecuzioni.La pena di morte è stata eseguita inoltre nei seguenti paesi Bahamas, Bielorussia, Burundi, Cuba, Egitto, Filippine, Giappone, Guatemala, Kazakistan, Kuwait, Liberia, Libia, Malesia, Qatar, Singapore, Somalia, Tailandia, Taiwan, Yemen. Il rapporto di Nessuno tocchi Caino ci ricorda che si tratta comunque di dati parziali, salvo che per l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, perche molti paesi mantengono riservate le informazioni sulla pena di morte per non incorrere in condanne da parte della comunità internazionaleLA RESPONSABILITÀ USA AL CENTRODEL CONVEGNO MONDIALE SULLA PENA DI MORTEIl ruolo e la responsabilità internazionale degli Usa, che dopo 20 anni hanno sospeso la moratoria delle esecuzioni federali (nella sola ultima settimana ben due le condanno eseguite McVeigh e Garza) saranno al centro del dibattito nel primo congresso mondiale contro la pena di morte che si tiene a partire da oggi Strasburgo per iniziativa dell’associazione francese Ensemble contre la peine de mort, della Comunità di Sant’Egidio e .del Consiglio di Europa. Sino a oggi l’impegno delle ong è stato determinante, anche se da solo non sufficiente, nel consolidamento di una sensibilità diffusa abolizionista e nell’orientare il diritto internazionale verso una definitiva esclusione della pena di morte dal novero delle sanzioni legali.Ci si chiede se questo potrà essere l’anno in cui all’Assemblea generale di New York possa esserci una presa di posizione della comunità degli Stati a favore della moratoria, primo passo verso l’abolizione incondizionata.Lo scorso 25 aprile, su proposta della Svezia, presidente di turno dell’Unione europea, la Commissione dell’Onu per i diritti umani ha approvato per il quinto anno consecutivo la risoluzione per la moratoria delle esecuzioni con 27 voti a favore, 18 contrari e 7 astenuti, 65 sono stati i paesi cosponsor. L’Arabia Saudita, che come abbiamo visto applica la pena di morte su larga scala, è intervenuta presentando una dichiarazione di dissociazione a nome di 59 paesi e come detto pesa la posizione statunitense, non tanto per il suo evidente condizionamento politico internazionale e perché costituisce traino per molti stati del terzo e del quarto mondo.LA POSIZIONE DELL’ITALIAQuale sarà invece l’impegno dell’Italia neL prossimo futuro? Sarà la pena di morte un punto di dissenso nell’asse diplomatico Bush-Berlusconi, sarà istituito anche nella quattordicesima legislatura il comitato del senato contro la pena di morte, e, infine, il ministero degli esteri svolgerà una funzione di pressione nei rapporti bilaterali con i paesi cosiddetti mantenitori?Molti punti interrogativi che dovranno trovare presto una risposta.
