Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

20 GIUGNO 2001

20/6/2001 Garza chiede perdono. Ma per lui non c’è pietà; L’ARENA; IL GIORNALE DI VICENZA

Ottiene la confessione prima dell’iniezione letale

New York. La morte chimica arriva di nuovo di buon mattino nel carcere di Terre Haute e trasforma in un dato statistico l’esistenza violenta di Juan Raul Garza. Dopo 38 anni di sosta, la conta delle esecuzioni federali negli Usa è ripresa a ritmo sostenuto: in otto giorni un terrorista e un narcotrafficante sono stati cancellati dall’elenco dei condannati in attesa dell’iniezione letale.Ma il peso politico dell’esecuzione di Garza era forse maggiore di quello del terrorista reo confesso di aver ucciso 168 persone, che non ha mai chiesto alla Casa Bianca di pronunciarsi sulla sua vicenda. Il narcotrafficante texano di origini messicane aveva invece chiamato in causa il presidente George W. Bush, chiedendogli un gesto di clemenza (la trasformazione della condanna a morte in ergastolo). Per Bush, appena rientrato dal tour europeo dove ha toccato con mano l’ostilità dei Paesi alleati verso la pena capitale, Garza è diventato il primo, vero banco di prova dell’atteggiamento dell’amministrazione in tema di esecuzioni. E il segnale della scelta della linea dell’intransigenza non poteva essere più chiaro. Bush ha atteso che la Corte suprema pronunciasse un duplice «no» al rinvio e si è pronunciato a 14 ore dall’esecuzione, negando la clemenza e autorizzando per la centocinquantaquattresima volta in vita sua (152 volte da governatore e 2 da presidente) una morte legale. È cominciato così il conto alla rovescia per il narcotrafficante di 44 anni dalla lunga fedina penale, che dopo il «no» di Bush ha mangiato in carcere la sua ultima cena: bistecca, patatine cipolle, pane e una Coca-Cola dietetica.Originario, di Brownsville, in Texas, Garza era stato condannato a morte nel 1993 proprio nello Stato di Bush. Per gli investigatori era un «duro», il capo di un’organizzazione che gestiva con modi massicci e brutali un vasto traffico di marijuana dal Messico, il Paese dove affondavano le sue radici familiari. La legge americana dal 1988 prevede condanne a morte federali per i delitti legati al traffico internazionale di droga e, Garza era accusato di tre omicidi. Alle 7 del mattino, ora di Terre Haute (le 14 in Italia) Garza si è disteso sullo stesso lettino dove era morto McVeigh, dopo essersi confessato con un prete cattolico e aver ricevuto l’estrema unzione, «Voglio solo dire che mi dispiace e chiedo scusa per tutto il dolore e la sofferenza che ho causato», sono state le sue ultime parole. Alle 7,09 il lavoro delle tre sostanze chimiche iniettate nelle sue vene è stato ritenuto completato e Garza è stato dichiarato morto.Il Presidente americano George W. Bush, secondo il segretario dell’organizzazíone «Nessuno tocchi Caino» Sergio D’Elia con l’esecuzione di Raul Juan Garza ha dimostrato di voler continuare su quella strada «lastricata di morti ammazzati» che lo ha portato da governatore del Texas alla Casa Bianca. «Il fatto grave - ha aggiunto il segretario dì Nessuno tocchi Caino - è che in questo modo Bush ha voluto ignorare completamente il profondo dibattito in corso nel suo Paese sull’opportunità o meno di ricorrere alla pena di morte. Sono infatti sempre più numerosi i governatori e i parlamentari Usa che manifestano cautela nel ricorso alla pena di morte e prendono in considerazione proposte di introduzione di una moratoria legale delle esecuzioni, e mai come in questi mesi il sostegno dell’opinione pubblica è stato cosi basso sulla pena di morte».