Nessuno tocchi Caino

ARCHIVIO · RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2001

19/6/2001 Silenzi e vergogna sulla pena di morte; LA NAZIONE

New York - anche oggi il boia è al lavoro negli Stati Uniti. Tocca a Juan Raul Garza, trafficante di droga condannato per tre omicidi, subire l’iniezione letale nel carcere di Terre Hute, Indiana, nella stessa stanza in cui è stato giustiziato il terrorista Timothy McVeigh, primo uomo a subire un’esecuzione dal 1963. Garza diventa così il secondo. Ma se i reflettori di chi giudica un orrore la pena di morte, sono quasi sempre puntati sugli Stati Uniti, la più potente democrazia del mondo, è pur vero che la pena capitale è problema di dimensioni mondiali.Aumenta il numero di paesi che cancellano le condanne capitali dal proprio sistema giuridico. Ma sono ancora 72 i paesi che applicano la pena di morte contro i 124 che l’hanno abolita a vario titolo: 77 totalmente, 13 solo per crimini ordinari, 29 quelli che non la applicano di fatto da almeno dieci anni (come la Turchia), due paesi (Russia e Armenia) sono impegnati ad abolirla in quanto membri del Consiglio d’Europa, tre attuano una moratoria delle esecuzioni. Nell’ultimo anno si sono schierati contro la pena di morte la Costa d’Avorio, il Cile, con una recentissima legge, Malta (l’ha tolta anche per i reati militari) e il piccolo stato caraibico di Antigua e Barbuda. Questi sono parte dei dati contenuti nel rapporto 2001 sulla pena di morte nel mondo, il quarto redatto da Nessuno tocchi Caino, presentato ieri dal segretario generale Sergio D’Elia, dalla curatrice del rapporto, Elisabetta Zamparutti, dal noto fotografo Oliviero Toscani e dal neo sottosegretario agli Esteri, Margherita Boniver.Malgrado il trend positivo restano i dati allarmanti dei 27 stati che nel 2000 hanno compiuto almeno 1.892 esecuzioni e ancora nei primi cinque mesi di quest’anno le esecuzioni sono state 1.290, compiute in 18 paesi. La prima della triste classifica è sempre la Cina dove sono state eseguite mille condanne a morte nel 2000 e dall’inizio di quest’anno sono state già compiute 1.100 esecuzioni.Il primo obiettivo degli abolizionisti è proprio quello di far emergere le dimensioni del problema. I dati cinesi non possono essere confermati perché la pena di morte in quel Paese è segreto di stato. Ma anche in una democrazia come il Giappone -segnala Amnesty International -le esecuzioni sono semiclandestine. I condannati (ora sono 52) attendono per anni in completo isolamento nelle carceri del Sol Levante e vengono impiccati senza preavviso in giorni di festa per evitare notizie e commenti. Perfino i familiari lo vengono a sapere dopo. Lo testimonia Sakae Menda che passò 34 anni nel braccio della morte prima di riuscire a provare la sua innocenza nell’83. e ancora in Iraq sono state eseguite almeno 400 condanne a morte, secondo le fonti ufficiali, mentre altre fonti hanno denunciato oltre duemila esecuzioni, in Iran sono state 152 le condanne eseguite, in Arabia Saudita 121, negli Stati Uniti 85.